Fiori, frutta, animali
di Gianni Riotta
La mia prima maestra fu la severissima signorina D'Anneo, il suo sguardo fulminava e se eravate piccoli Perseo e gli occhi da Medusa per voi non bastavano, arrivava un pizzicotto di soppiatto, non doloroso no, una sveglia all'attenzione, come la piattonata che i saggi Zen affibbiano sulla spalla dello studente balordo.
A gennaio però già leggevamo e scrivevamo, in tempi che assegnavano alle aste sul quaderno lunghe, tediose ore di lavoro. Andò così in prima e seconda elementare, la maestra D'Anneo ci insegnò la storia e la geografia, il calcolo, la grammatica, sempre austera, con il grembiule nero, il viso pallido di cipria, i capelli neri sulle spalle. In terza arrivò la maestra Lucia Pumo, giovane, dolce, bella dietro gli occhiali alla Nana Mouskuri.
In terza eravamo già uomini fatti, naturalmente, e ce ne innamorammo tutti. La maestra Pumo leggeva poesie, dettava brani, riprendeva i più discoli con voce vellutata, che immediatamente riportava all'ordine i diavoli scatenati. La vecchia scuola Petrarca, con il suo giardino di palme, piante tropicali, colonnine liberty che resistevano nobili come cavalieri crociati alla grande speculazione edilizia del cemento di via Libertà a Palermo. In quarta elementare Lucia ci lasciò, chiamata in altre classi: ma un pomeriggio mi invitò a bere il the a casa sua e giocare a "fiori frutta animali", scovare un fiore con la F o la G o la H e un frutto, un animale con la stessa iniziale. Ore di gioia e serenità, viste adesso le più felici della vita.
La maestra D'Anneo insegnandomi austera le tre principali strade della conoscenza, leggere, scrivere, far di conto, mi ha ricordato a pizzicotti che lo studio -capire le cose- è fatica, impegno, a volte dolore. La grazia tenera della maestra Pumo simboleggia il premio che il sapere sempre concede, raffinato, etico, sensuale, politico, di fede o di culto, ma vero piacere. Giorni da scolaro che sono valsi una vita.