19 gennaio 2009

Io e la Piera

di Lucio Dalla


Avevamo quasi gli stessi maestri, il mio era il maestro Baldini, il suo, nella terza elementare femmine, era la maestra Saccarelli. Quasi gli stessi perché erano marito e moglie e insegnavano nella stessa scuola, l’Istituto Giovanni Pascoli che era all’angolo con via Rialto. Il maestro Baldini aveva una passione per me che ero indisciplinato, furbo e bugiardo, mi diceva sempre che da grande avrei fatto l’attore e mi raccontava che gli attori, anche quando erano buffi, tenevano in mano il mondo e potevano rappresentarlo anche se gli bendavano gli occhi e la gente gli credeva però bisognava studiare, sapere i verbi, tutti o quasi, soprattutto i congiuntivi, sapere anche le capitali del mondo così si recitava meglio e tutti quelli che ascoltavano ci avrebbero creduto.

La Piera che a otto anni era già un’attrice, era la regina della classe ed era il piccioncino della Saccarelli che le insegnava le poesie e anche, mi sembra, come dirle e come muovere le mani. Finita la scuola io l’accompagnavo a casa perché abitava vicino, insieme a suo fratello che era in banco con me, e le raccontavo le cose che avevo visto uscire quella mattina dalla bocca del mio maestro Baldini: e di Giulio Cesare e di suo figlio Bruto che lo aveva ammazzato e delle idi e delle sterminate pianure della steppa e del cuore che nel suo piccolo era come una macchina ma nel suo grande era molto, molto più potente e dei sogni che anche di giorno si possono fare ad occhi aperti con la fantasia che è molto ma molto ma molto più importante del denaro e che più della fantasia e del denaro è importante l’onore.

Sono passati più di cinquant’anni e io sono Lucio Dalla ma non sarei diventato così se non avessi avuto con me quello strano mago che era il maestro Baldini e Piera, nella parte sinistra della scuola, non sarebbe diventata forse Piera Degli Esposti, una fra le più grandi attrici italiane di sempre, se non avesse avuto la Saccarelli che le metteva in mente la voglia di scoprire cosa c’era dall’altra parte del mare.



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Adolfo Scotto di Luzio, autore del rapporto sulla Scuola
Storico e saggista, insegna
all'Università di Bergamo.
I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.

La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.


LE PROPOSTE DEL RAPPORTO

La biblioteca del maestro

Centri di lettura dedicati ai maestri elementari, perché la scuola diventi un vero centro culturale.

Le scuole degli italiani

Vogliamo costruire una scuola, perché la dignità dei maestri è anche la dignità che comunica il luogo in cui insegnano.



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Gloria Droghetti

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