17 gennaio 2010

La classe degli asini e dei ripetenti

il Giornale


di Vittorio Feltri

La scuola è apprezzata soprattutto dagli adulti, molto adulti, perché non la frequentano più e ne serbano solo alcuni pallidi ricordi. Di solito i più piacevoli sono legati al suono della campanella che segnalava il termine delle lezioni. I ragazzi, incuranti del fatto che l'insegnante continuasse o no a parlare, balzavano in piedi, gettavano i libri alla rinfusa nella cartella e volavano via, accalcandosi all'uscita per la fretta di guadagnarsi la libertà.

Noi un po' su con gli anni abbiamo dimenticato la noia delle cinque ore - italiano, latino, matematica - di condanna a rimanere seduti al banco. La voce monotona del professore, le regole, le interrogazioni umilianti, i compiti in classe, il vocabolario caduto a terra con gran fragore, le risatine irrefrenabili, gli scherzi fra alunni, l'odore di cancelleria e umanità. Vogliamo che i nostri figli facciano ora con piacere ciò che noi facemmo malvolentieri?

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Adolfo Scotto di Luzio, autore del rapporto sulla Scuola
Storico e saggista, insegna
all'Università di Bergamo.
I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.

La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.


LE PROPOSTE DEL RAPPORTO

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