18 gennaio 2010

Più dignità per le levatrici d'Italia

Anche nel Meridione lo Stato si concentri sulle responsabilità fondamentali

di Luca di Montezemolo

Una scuola elementare pubblica di Bagnoli, molte centinaia di persone tra cui moltissime maestre e moltissimi genitori, un brillante documento di analisi e proposte e una discussione appassionata e vivace sui fondamenti del nostro sistema scolastico. Sono stati questi gli ingredienti che il 16 gennaio a Napoli hanno accompagnato il lancio della campagna “Maestri d’Italia”, con la quale Italia Futura ha voluto rimettere al centro della discussione pubblica italiana il ruolo dei maestri e delle maestre come levatori e levatrici della nostra nazione.

Ci siamo riusciti? La straordinaria partecipazione della società civile napoletana e quella ancora più numerosa delle molte migliaia di amici di Italia Futura che hanno seguito la discussione sul nostro sito, così come l’attenzione venuta dalla stampa nazionale e i moltissimi commenti che stanno continuando ad arrivare anche in queste ore sul nostro sito web, ci dicono che il tema è straordinariamente sentito e che c’era bisogno che un’associazione libera da condizionamenti politici come Italia Futura se ne facesse portatrice. Fuori dai salotti e dentro i luoghi più veri dove si realizza ogni giorno la delicatissima opera degli educatori elementari.

Perché quale tema è più importante della scuola per chi voglia davvero pensare al futuro del paese? Su cosa, se non sulla scuola, dovrebbe concentrarsi l’attenzione di una classe dirigente che abbia a cuore la comunità nazionale di cui è parte? La risposta la conosciamo. Eppure troppo spesso i maestri e le maestre sono privati del riconoscimento civile e della dignità professionale che meritano.

Italia Futura ha scelto Napoli per discutere di questo e per lanciare un’ampia campagna di analisi e proposte sulla condizione della scuola elementare. Perché Napoli? Perché il problema del Mezzogiorno è il problema con la P maiuscola del nostro paese. E perché proprio al Sud dobbiamo ripartire dallo Stato recuperando il senso di appartenenza ad uno spazio che non sia solo geografico ma civile. Uno Stato la cui presenza si concentri sulle responsabilità fondamentali: il contrasto alla criminalità, l’ordine pubblico, il decoro urbano, la gestione delle politiche dell’immigrazione, la sanità e appunto la scuola. Lo Stato deve ritornare protagonista nel Mezzogiorno, prendendo coscienza che perlomeno in questa parte del paese il “federalismo all’italiana” è stato un clamoroso fallimento. Mentre le risorse rimaste vanno sottratte il più possibile alla discrezionalità degli interventi e concentrate su progetti che siano in sintonia con i tre fattori fondamentali di crescita: logistica e infrastrutture, cultura e turismo, formazione e innovazione.

Se nel Sud i mille problemi d’Italia sembrano moltiplicarsi facendo crescere la sensazione di rassegnazione, è indispensabile ribellarsi all’idea di un Meridione irrecuperabile. Anche Italia Futura ha voluto dare il proprio contributo in questa direzione. Scegliendo Napoli come punto di partenza di una campagna sulla scuola che da domani sarà diffusa in tutta Italia oltre che su Internet e testimoniando in prima persona che è possibile immaginare il futuro del nostro paese partendo dai problemi reali e dalle soluzioni più coraggiose.




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Adolfo Scotto di Luzio, autore del rapporto sulla Scuola
Storico e saggista, insegna
all'Università di Bergamo.
I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.

La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.


LE PROPOSTE DEL RAPPORTO

La biblioteca del maestro

Centri di lettura dedicati ai maestri elementari, perché la scuola diventi un vero centro culturale.

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