Maestri d'Italia. Dalla parte di chi cresce gli italiani di domani.
5.3 Le scuole degli italiani
Vogliamo costruire una scuola, perché la dignità dei maestri è anche la dignità che comunicano i luoghi dove si impartisce l’ istruzione. Ai maestri chiediamo idee per aiutarci a disegnare il tipo della nuova scuola italiana. Li vogliamo mettere in contatto con gli architetti, farli dialogare, aprire una grande discussione nazionale che restituisca al paese il sentimento del futuro per mezzo di un progetto concreto: costruire un luogo dove si educano gli italiani di domani.
L’edilizia scolastica è un tema delicatissimo per il nostro paese. Le tragedie del Molise e più recentemente di Rivoli hanno portato all’ attenzione dell’ opinione pubblica lo stato drammatico in cui versano gli edifici scolastici nel nostro paese. Ed è bene sottolinearlo, non si tratta solo della vetustà dei luoghi. A San Giuliano, lo ha accertato la Corte di Appello nel processo di secondo grado, la scuola crollò, seppellendo sotto le sue macerie un’ intera classe di bambini e la loro insegnante, perché era stata costruita male. Era nuova e presentava fin dall’ inizio gravi problemi di natura strutturale.
L’ edilizia scolastica nel nostro paese racconta una storia fatta di mancanza di cura e di attenzione, di capacità tecniche non adeguate, di continue deroghe alla sicurezza, di scelte politiche sbagliate nella destinazione dei fondi specifici, di assenza di pianificazione. Dal 1996, inoltre, si trascina la vicenda dell’ anagrafe nazionale per l’edilizia scolastica. In quasi tre lustri ormai, l’ Italia non è riuscita a dotarsi di una banca dati in grado di descrivere in maniera accurata lo stato degli edifici nelle sue componenti strutturali e non strutturali (a Rivoli un ragazzo è morto sotto le macerie di una controsoffittatura troppo pesante).
In questo clamoroso ritardo hanno contato inefficienze del centro, ma soprattutto l’insensibilità delle amministrazioni locali, in particolare al Sud, dove si nota l’assenza di pratiche istituzionali consolidate di monitoraggio e raccolta locale delle informazioni.
Solo all’ inizio del 2009, il governo ha deciso di imprimere una svolta a questa situazione di inerzia. Il 28 gennaio dello scorso anno è stata firmata l’intesa raggiunta nella Conferenza unificata Stato-Regioni relativa agli indirizzi per prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di rischio connesse alla vulnerabilità degli edifici scolastici. Sono state previste procedure stringenti e tempi precisi per accelerare e portare così a compimento la raccolta dei dati. Di fronte all’ eventuale non collaborazione degli enti locali è stato dato ai prefetti il potere di intervenire sostituendo l’amministrazione inadempiente. Sono stati stanziati soldi, continuando lo sforzo finanziario che già il governo precedente aveva sostenuto in materia di edilizia scolastica.
Attualmente la situazione è la seguente, così come la fotografa Lega Ambiente nel suo rapporto annuale Ecosistema Scuola sulla qualità dell’ edilizia scolastica, sulle strutture e sui servizi: Nel 1974 venne varata la legge che stabiliva i criteri di edilizia antisismica. Le scuole costruite prima di quella data sono in Italia il 55,63%. Gli edifici che necessitano di manutenzione straordinaria sono il 38,14%. Se si tiene conto che le scuole nel nostro paese sono all’ incirca 42.000, stiamo parlando in termini assoluti di 16.000 edifici. Le scuole ospitate in stabili progettati come scuole sono il 73, 38%, le altre stanno in abitazioni (4,77%), caserme (1,44%), edifici storici (13,58%). Quasi il 7% degli istituti di istruzione è ospitato in edifici che non rientrano in nessuna delle categorie prima indicate.
C’è un problema di sicurezza, c’è un problema di manutenzione e c’è un problema di decoro dell’ istituzione scolastica. Un paese tuttavia non può vivere di emergenze. Deve essere in grado di proiettarsi in avanti e se c’è un luogo dove il rapporto tra passato e futuro acquista la concretezza della vita individuale che cresce e si forma, questo è proprio la scuola.
Il rapporto tra le generazioni non è un mero avvicendarsi dei giovani ai vecchi. I giovani sono il progetto dei vecchi. Perché nei nostri figli possiamo riconoscere degli eredi dobbiamo trasmettergli sapere e valori morali. È questo legato, insieme intellettuale e morale, che tiene insieme le generazioni. Nient’altro. Quando dilegua un patrimonio culturale si spezza anche il legame concreto tra padri e figli.
Un edificio scolastico racconta una storia. È un testo che trasmette un patrimonio di cultura; l’immagine che una società intende tramandare di sé ai propri eredi. Come la scuola, l’edificio che la contiene educa. E come il maestro, l’architetto insegna.
Per questo è necessario pensare ad una architettura per la scuola che sia all’altezza del suo compito.
Un edificio scolastico deve certo rispondere a delle caratteristiche peculiari, che sono quelle della sua destinazione. Del tipo particolare delle persone che lo abiteranno, gli insegnanti e i loro allievi. Ha tuttavia una valenza simbolica, che non può e non deve essere trascurata. È un edificio pubblico, destinato a durare nel tempo e che assume un ruolo preciso nei confronti del contesto urbano. È un edificio che si oppone alla povertà culturale di costruzioni concepite esclusivamente sulla base di idee di comfort e di funzionalità. Impone una ricerca di stile e di soluzioni architettoniche che è al tempo stesso un dialogo con le forme del passato. Riguardo a queste forme, l’architettura per la scuola si interroga intorno alla loro riconoscibilità in termini di bellezza. Il compito dell’ architettura per la scuola è progettare un’ istituzione bella.
Obiettivo della nostra campagna sono le scuole elementari, luoghi della Nazione. Si tratta di farne un censimento fotografico, chiamando gli stessi maestri, con i mezzi a loro disposizione (camere digitali, telefonini, videocamere) a farsi fotoreporter dello stato dei luoghi dell’ educazione. E con le immagini chiediamo ai maestri di mandarci le loro idee.
Che scuola vorrebbero, che rapporto dovrebbe instaurarsi tra i luoghi e la psicologia dei bambini, che cosa è in grado di indicare la loro esperienza agli architetti, come concepiscono il rapporto tra pedagogia e architettura. Tutte queste domande rivolgiamo ai maestri perché siamo convinti che sono i maestri ad avere in mano la chiave del problema scolastico.
Nei luoghi documentati dagli insegnanti verranno poi inviati fotografi professionisti, pensando ad un vero e proprio viaggio per immagini nell’ Italia scolastica dei nostri anni, dal Nord al Sud.
Si costituirà così la base documentaria per una mostra nazionale da intitolarsi Le scuole degli italiani. La mostra sarà l’occasione per bandire un concorso a premi per giovani architetti a favore del progetto di una scuola elementare italiana di nuova concezione.
Italia Futura farà pressioni per impegnare il governo e il ministero della Pubblica istruzione alla realizzazione del progetto giudicato vincitore da un’apposita commissione nazionale. Il progetto verrà realizzato nella città dell’ architetto prescelto.