Maestri d'Italia. Dalla parte di chi cresce gli italiani di domani.

3. La scuola elementare nella grande trasformazione italiana

Per capire come siamo arrivati fin qui bisogna fare un passo indietro. Fermarsi su un crinale decisivo della storia recente della scuola elementare italiana e della vicenda tutta del paese: gli anni Ottanta.

Alla fine di quel decennio c’è una legge, la numero 148, universalmente nota per l’introduzione del modulo. È difficile sottovalutarne l’ importanza. Nel 1990 la figura del maestro cambia completamente. Un’ intera concezione della natura e del ruolo dell’ insegnante venne mandata in soffitta e con essa il sistema delle relazioni didattiche a cui aveva fatto capo.

Cambia dunque l’esperienza dei maestri e cambia l’esperienza scolastica dei bambini, e delle loro famiglie.

Quella legge arrivava alla fine di un decennio lungo di riflessioni, dibattiti e polemiche pedagogiche e aveva alle spalle la riscrittura dello statuto degli insegnanti cominciata con i decreti del 1973. Ma prima, immediatamente prima c’erano stati i nuovi programmi per la scuola elementare, varati nel 1985 dal ministro della Pubblica istruzione, la democristiana Franca Falcucci.

La necessità del modulo se non stava scritta in quei programmi, di sicuro apparteneva alle loro premesse ideologiche.

Gli ultimi programmi della scuola elementare risalivano al 1955. Trent’anni sono tantissimi. In quei trent’anni il paese aveva cambiato radicalmente faccia. Gli italiani non erano più gli stessi, non lavoravano più alla stessa maniera, non vivevano dove avevano vissuto per secoli. Si erano spostati dal Sud al Nord, ma soprattutto dalle zone interne verso la costa. Dall’osso, povero e scarnificato degli Appennini, verso la polpa urbana delle zone costiere.

La grande trasformazione italiana si era compiuta e il cambiamento era stato violento e doloroso.

Quasi trent’anni ci dividono ormai da quella stagione. Tanti quanti erano passati tra il 1985 e il 1955. Un nuovo ciclo nella storia politica e sociale del paese si è compiuto ed è arrivato il momento di prenderne atto, anche sul piano delle cose della scuola.

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Storico e saggista, insegna all' Università di Bergamo. I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.



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