Maestri d'Italia. Dalla parte di chi cresce gli italiani di domani.

2.6 Pochi soldi e nessuna valutazione

Quando si parla di maestri bisogna parlare di soldi. Gli insegnanti guadagnano poco, tutti gli insegnanti, quel poco è pure diminuito nell’ ultimo quindicennio, e l’unico modo che hanno per progredire sulla scala della retribuzione è invecchiare. Vale a dire: il nostro paese ha una misura modesta per riconoscere il valore complessivo dei maestri e non ne possiede alcuna per distinguere i bravi dai mediocri. L’unica cosa che gli chiede è di aspettare che il tempo passi.

Anzianità, si dice nel linguaggio della burocrazia. In Italia i suoi livelli sono sette. Il primo, quello che corrisponde all’ immissione in ruolo, è sempre inferiore al Pil pro capite, in ogni grado di scuola. Al massimo della carriera, un insegnante di secondaria di II grado, guadagna una volta e mezzo lo stipendio iniziale. Ci ha messo però 35 anni per arrivare a questo punto. Come documenta la Fondazione Agnelli nel suo Rapporto sulla scuola in Italia 2009, nel corso degli anni Novanta gli indici della retribuzione dei maestri sono decrescenti. Si stabilizzano alla fine del decennio, per ricominciare a scendere a partire dal 2006.

Le retribuzioni dei maestri in altri termini in questi anni sono cresciute meno dell’ economia del paese.

I precari poi guadagnano come i nuovi assunti, ma per quanti anni passino (e sappiano che ne passano molti, almeno dieci prima di entrare nei ruoli) i loro stipendi non si muovono. Possono però essere riscattati, una volta che il rapporto di lavoro si faccia a tempo indeterminato. Quattro anni interi e gli altri nella misura dei due terzi. Si contano però solo gli anni in cui si siano prestati 180 giorni di servizio. Come notano i ricercatori della Fondazione Agnelli, l’immissione in ruolo ha così una qualità temporale decisiva. Stabilizza il futuro e riscatta il passato.

È il passaggio decisivo nella carriera dell’insegnante italiano e resta l’unico.

Questa inadeguatezza delle retribuzioni, è bene sottolinearlo, non corrisponde ad una minore spesa per l’istruzione. L’Italia dà alla scuola quanto e in alcuni casi più della media dei paesi Ocse. Il problema italiano è semmai di qualità della spesa, non del suo volume complessivo. Sono allocate male le risorse finanziarie e la spesa pubblica (quella privata è irrisoria) ha una bassa produttività.

Secondo Andreas Schleicher, responsabile Ocse per le ricerche sull’ istruzione (Education at a Glance 2008), la spesa non è il problema principale dell’ Italia. Decisivo è invece come vengono impiegati i soldi.

Ora, qualsiasi discorso sulla qualità della spesa non può essere impostato correttamente senza affrontare da un lato il problema degli sprechi, dall’ altro la questione della valutazione degli insegnanti.

Correggere gli sprechi, dunque, per liberare risorse da destinare alle retribuzioni; valutare, per premiare i migliori. Non si possono affrontare le questioni separatamente. La meritocrazia di fronte a stipendi così bassi appare agli occhi dei maestri una provocazione. La richiesta di aumenti generalizzati senza essere disposti a riconoscere la necessità dei famigerati tagli è mera demagogia.

Perché in Italia non si riesce ad affrontare in maniera adeguata il problema?

Per anni abbiamo voluto considerare la scuola come un apparato keynesiano di sostegno all’ occupazione e soprattutto veniamo da una lunga stagione di egualitarismo ideologico che ha difeso ad oltranza il principio della indistinzione degli insegnanti.

La scuola è solo uno dei terreni sui quali è possibile verificare gli effetti di una scomparsa: del principio della selezione dei migliori. A proposito degli studenti e di quel tipo particolare di studenti che sono i maestri in formazione.

Una società che ha imparato a guardare con sospetto ai migliori dove volete che trovi gli strumenti per affrontare in maniera efficace il problema della retribuzione dei maestri?


tag:   


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui



Storico e saggista, insegna all' Università di Bergamo. I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.



Perché è un progetto nuovo ed interessante

Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?