Maestri d'Italia. Dalla parte di chi cresce gli italiani di domani.
2.5 Il contratto di lavoro della scuola: esercizio di analisi comparativa
Può sembrare un’ affermazione forte e ingenerosa. Non lo è. Basta leggere i documenti.
L’ aggiornamento e la formazione continua degli insegnanti sono uno degli aspetti più delicati nella vita della scuola. Ci sono ragioni generali e di contesto che si possono evocare. L’aggiornamento è essenziale alla carriera dell’ insegnante e alla qualità del suo insegnamento. Serve la professione e le necessità della scuola. Questo nesso non si può scindere senza alterare profondamente i termini del rapporto educativo.
Di fronte al diritto positivo del maestro sta il diritto naturale dell’ allievo, non solo all’ istruzione ma ad una istruzione di qualità.
L’aggiornamento dell’ insegnante vale tanto sul versante delle rivendicazioni sindacali che della tutela dei diritti della persona.
Come è facile prevedere in questo e in altri casi, raramente quello che è corrisponde a quello che dovrebbe essere. Tuttavia, la novità di questi ultimi anni è che anche quello che dovrebbe essere ha smesso di corrispondere a quello che fino a poco tempo fa era unanimemente ritenuto auspicabile.
Nel marzo del 2007 il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso di un insegnante di scuola media contro il proprio dirigente scolastico che gli aveva trattenuto quattro ore di stipendio per assenza ingiustificata ad un corso di aggiornamento organizzato dalla sua scuola.
La vicenda risale alla fine degli anni Novanta e il suo corso decennale inquadra bene un arco di tempo nel quale nella scuola italiana si è diffusa la convinzione che l’aggiornamento sia esclusivamente un diritto del docente e non un obbligo del servizio. Un diritto di cui l’insegnante può anche dire: non ne voglio godere.
E così si è difeso il professore in questione. Il corso si svolgeva fuori dalle attività propriamente didattiche e dunque l’assenza non era violazione dell’ orario di lavoro.
È significativo questo modo di difendersi: il professore si sente vincolato solo all’ orario di scuola in senso stretto e a nient’altro.
Frequentare un corso di aggiornamento produce dei benefici nella carriera? Se io non frequento il corso non godo dei benefici. È una scelta personale. Non può essere considerata una violazione degli obblighi di servizio.
Il Consiglio di Stato ha rigettato questo tipo di argomentazione, che riduce il senso dell’ aggiornamento e della formazione alla sfera esclusiva degli interessi economici degli insegnanti. Lo ha fatto richiamando due articoli del contratto collettivo nazionale di lavoro della scuola siglato nel 1994 e valido per il triennio 1995-1997. Gli articoli in questione sono il 28 e il 42.
L’ articolo 28, in particolare, è dedicato espressamente alla formazione. Al primo comma si legge che la partecipazione ad attività di formazione e aggiornamento è un diritto per insegnanti e personale tecnico amministrativo, perché è funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo delle rispettive professionalità, anche in relazione agli istituti di progressione professionale previsti dal contratto.
Al comma due, però gli estensori dell’ articolo si sono premurati di aggiungere che questa partecipazione oltre che un diritto costituisce un obbligo di servizio, perché serve alla promozione dell’ efficacia del sistema scolastico e
della qualità dell’ offerta formativa. E ribadisce: in relazione anche all’ evoluzione del contenuto dei diversi profili professionali.
Ci sono due pesi, dunque; entrambi riconosciuti dal contratto. Le sacrosante ragioni della carriera e della professione, le non meno sacre necessità della scuola.
Dieci anni dopo la situazione è completamente mutata. Nel contratto 2006-2009, il riferimento esplicito alla formazione come obbligo del servizio non c’è più. Scomparso.
La stessa funzionalità della norma (a che serve la formazione) è definita in maniera diversa, secondo un ordine differente di priorità.
Nel contratto di metà anni Novanta la sequenza è: promozione dell’ efficacia del sistema scolastico e della qualità dell’ offerta formativa e, solo dopo, della evoluzione del profilo professionale degli insegnanti.
Nel documento del nuovo secolo la questione è posta e risolta in modo molto sbrigativo.
La partecipazione ad attività di formazione e di aggiornamento si legge, costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo della propria professionalità. E basta.
C’è il diritto e non c’è l’obbligo; c'è la professione e non c’è la scuola.
Va anche notata un'altra cosa.
Dieci anni prima il contratto elencava scrupolosamente capi di istituto, insegnanti ed educatori, amministrativi, tecnici e ausiliari; dieci anni dopo c’è posto solo per il personale.
La lingua si è fatta sommaria. Gli insegnanti scompaiono, assorbiti in una sorta di indistinto burocratico, il personale; che è tanto quello che insegna che quello che sta dietro una scrivania, o che ramazza lungo i corridoi della scuola. Esiste il lavoratore, si è dileguato il maestro.
In dieci anni la vicenda contrattuale della scuola rivela una perdita di sensibilità pubblica per i temi della qualificazione dei maestri e dà la misura reale dei buoni propositi meritocratici al cui omaggio formale nessuno orami si sottrae più.
L’indebolimento della cornice contrattuale autorizza condotte personali come quella dell’ insegnante di cui si è occupato il Consiglio di Stato e, soprattutto, rende sempre più difficile per un dirigente scolastico vincolare i suoi docenti agli obblighi della formazione.
Questo apre un problema tutt’altro che secondario di disciplina nella scuola, ma segnala anche una questione culturale più ampia: la formazione diventa un credito tra i tanti per ottenere in cambio vantaggi materiali. Non attiene alla sfera della qualità del rapporto educativo con gli allievi.
La cultura è così rimossa dal piano dello statuto professionale dell’ insegnante e diventa uno dei magri escamotage a disposizione per provare a sbarcare il lunario.
Non tutti si sono adeguati, è vero. E la scuola è piena di maestri che non si rassegnano, che cercano occasioni di formazione. La spontaneità e l’impegno dei singoli, tuttavia, ribadisce solo la loro solitudine.