Maestri d'Italia. Dalla parte di chi cresce gli italiani di domani.
2. I maestri: indagine su una figura finita fuori fuoco
La chiave della soluzione del problema scolastico sta da sempre nelle mani dei maestri. Ma oggi sono proprio loro che mancano alla scuola italiana. E questo, bisogna dirlo, a dispetto dell’ impegno e della passione che molti continuano a mettere quotidianamente nel loro lavoro. Nonostante tutto e tutti.

Il fatto è che in questi anni ai maestri non è stata solo tolta la parola, a vantaggio dei tecnici, degli esperti, di un rivendicazionismo sindacale tanto bellicoso quanto povero di idee. È venuto meno un intero vocabolario culturale, che nell’ Italia contemporanea ha a lungo pensato il ruolo civile e valorizzato il magistero degli insegnanti.
Le nuove parole sono burocratiche e imprecise, e quello che più conta mortificanti.
Nell’ ultimo quarto di secolo, il maestro è come sparito dall’ orizzonte dell’ educazione. L’idea che egli incarni l’azione educativa è stata screditata come ingenua, venata di sentimentalismo, inadeguata e dannosa sul terreno della nuova razionalità pedagogica.
La figura del maestro è stata così rimossa dal terreno dell’ educazione, sul quale la scuola si pensa come conquista e disciplinamento della natura del bambino, per ricomparire nei panni astratti di una funzione, subalterna e intercambiabile, dell’ organizzazione didattica.
Questa tecnicizzazione dell’ insegnante, tuttavia, non solo non ha rafforzato il suo statuto professionale, che non è mai stato così incerto, ma ha determinato un forte disinvestimento ideologico dei singoli dalla professione.
I maestri che oggi sono raffigurati come dei tecnici della programmazione, della valutazione e dell’ intervento didattico, faticano a ritrovare le ragioni fondamentali del loro magistero.