Maestri d'Italia. Dalla parte di chi cresce gli italiani di domani.

1.4 L'Italia e i nuovi italiani

Cominciamo dal tema dell’ identità culturale degli italiani. Se vuole avere un ruolo di orientamento e di guida nella trasformazione del paese, la scuola non può fare a meno di porselo. E tuttavia è un tema largamente inevaso. Non solo trascurato nel dibattito scolastico; rimosso piuttosto, su un piano più generale. Vi grava il peso di un duplice interdetto ideologico.

La sinistra new labour e la nuova destra berlusconiana, da un lato, sono decisamente ed euforicamente post-identitarie; dall’ altro, si confrontano con forze che prosperano ai loro margini, erodendone il consenso in nome del principio di territorialità e di una forte diffidenza nei confronti delle istituzioni centrali-nazionali, e naturalmente dei loro linguaggi.

L’idea allora che ai maestri spetti il compito di trasmettere un’ idea culturale dell’ Italia appare semplicemente inconcepibile su queste basi.

Lo sfondo problematico sul quale oggi questo tema si fa non solo attuale ma drammaticamente urgente è costituito da due grandi contesti.

Primo: la perdita non solo di chiare identità di classe nella società italiana ma, più vicino a noi, il crollo brusco delle tradizionali culture politiche, che dalla fine della seconda guerra mondiale e per buona parte del Novecento hanno dato forma al corpo elettorale.

Secondo: di fronte all’ emersione di una generica massa media di cittadini stanno oggi le correnti migratorie che investono il nostro paese, generando reazioni difensive che provano a riarticolare questa genericità su basi rancorose e localistiche.

La scuola, la scuola elementare in particolare, è la parte più esposta sul fronte di questi nuovi conflitti.





La presenza nelle aule scolastiche di quei nuovi italiani che già oggi sono, e sempre più saranno negli anni a venire, i figli degli immigrati pone questioni culturali di carattere generale.

Nella nuova ideologia dell’ apertura, multiculturalista e politicamente corretta, il tema dell’ identità affiora esclusivamente in relazione alla sfera del proprio. È il legame con ciò che ci appartiene e di ogni nostra azione fa il prolungamento di interessi particolari.

Su questo sfondo, identità significa fedeltà al gruppo e affiliazione locale. Di qui l’idea che le identità si possano soltanto mediare e che debbano essere custodite nella loro integrità originaria. I bambini sono invitati a paragonare i rispettivi usi e costumi. Il confronto è tra famiglie, clan, villaggi. Assorbita dal proprio, dilegua in questa prospettiva l’ idea di bene, la nozione cioè che la nazione non sia soltanto un etnos, o una sorta di espansione metaforica della famiglia, ma una costruzione culturale che incorpora valori universali in grado non solo di accogliere ma di sostenere e autenticare i progetti di crescita personale.

La qualità della scuola nei prossimi anni si misurerà non sulla base di una generica e moralistica disponibilità nei confronti dell’ altro, ma sul terreno dell’ idea di italianità proposta ai suoi allievi.

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Storico e saggista, insegna all' Università di Bergamo. I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.



Perché interessato a idee nuove e nella speranza venga proposta qualche interessante alternativa al caos attuale.

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