Mondo Futuro

Al Qaeda sta costruendo una nuova roccaforte nel Golfo

di Emanuele Schibotto

pubblicato il 12 gennaio 2010
immagine documento Al Qaeda si conferma una costante minaccia per la pace e la sicurezza internazionale. La recente notizia del primo comizio pubblico tenuto nello Yemen meridionale dalla organizzazione terroristica di Osama Bin Laden deve necessariamente essere interpretata come un campanello d’allarme sulla perenne pericolosità rappresentata dal terrorismo qaedista.

Cacciata dall’Arabia Saudita, bandita a più riprese dal Sudan, combattuta in Afghanistan e Iraq, Al Qaeda mostra di trovare terreno fertile in ogni tipo di contesto geopolitico, soprattutto se ivi persistono tensioni latenti o profonde lacerazioni sociali.

Lo Yemen è un caso di scuola. Dalla riunificazione nel 1990 in avanti, il Paese ha sempre sofferto il dramma delle pulsioni secessioniste, provenienti sia da meridione che da settentrione, aggravate da uno scarso controllo del territorio ad opera del Governo centrale di Sanaa e dalla diffusa povertà. Dal 2004 al 2008 vi è stato un violento conflitto tra la provincia di Sadaa, nello Yemen del nord, ed il Governo centrale. Secondo alcuni osservatori internazionali, si è sfiorata la guerra etnico-religiosa, con la contrapposizione sciiti -sunniti. Grazie all’intervento di mediazione operato dal Qatar, proattivo facilitatore regionale, le parti belligeranti sono giunte ad un cessate il fuoco. Tuttavia, questa fragile cornice normativa non appare in grado, così stanti le cose, di sedare le tensioni.

Lo Yemen rischia di diventare uno Stato fallito, una sintesi statale in ginocchio, non funzionante, con una personalità giuridica internazionale non validata da un effettivo controllo del territorio. Al Qaeda sfrutta la situazione contingente, attivando le cellule dormienti e procedendo ad attuare la sua strategia del terrore. Si tratta di un film già visto in Bosnia-Erzegovina, Sudan, Afghanistan, Iraq e Somalia.

L’apparizione pubblica di uomini qaedisti ad un comizio organizzato nella provincia meridionale di Abyan, in segno di protesta ad un raid aereo delle forze governative destinato ad eliminare un centro di addestramento di Al Qaeda, porta a tre considerazioni. Apparire in pubblico, davanti alle telecamere televisive, significa anzitutto per l’organizzazione terroristica vantare una presenza radicata sul territorio, potendo contare sull’appoggio di una parte consistente della popolazione locale; lì Al Qaeda si sente al sicuro. In secondo luogo, potrebbe evidenziare difficoltà di manovra per l’organizzazione, braccata dal Governo centrale, forte dell’hardware e del software militare messi a disposizione dagli Stati Uniti. Per i terroristi, dunque, mostrarsi in pubblico avrebbe la funzione di chiamare a raccolta le masse. Infine, questa uscita pubblica potrebbe indicare che La Base ha deciso di uscire allo scoperto.

Al Qaeda, dopo anni di latente presenza nel Paese, starebbe ora tentando di imbastire una sua roccaforte nel Golfo Persico. La regione mediorientale, già duramente provata dalla questione palestinese, dalla guerra in Iraq, dal dossier iraniano e finanche dall’impatto della crisi economica globale, non può permettere l’accendersi di una ulteriore situazione drammatica. L’Europa, grandemente ferita dal terrorismo qaedista, è chiamata a prestare severa attenzione all’evoluzione della vicenda Yemenita.

Emanuele Schibotto è esperto di relazioni internazionali. Attualmente collabora con Equilibri.net e Geopolitica.info

tag:  al qaeda   yemen   terrorismo   golfo   europa  


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