Partecipazione femminile e occupazione
"Italia 1994-2009: i numeri", Crescita statica e futuro a rischio
di
Costanza Rodriguez d'Acri - London School of Economics ,
pubblicato il 14 dicembre 2009
Un dato interessante ci viene riportato sia dal Censis (2009) che dall’OCSE (Database: Indicatori di Sviluppo del Gender ) riguardante la partecipazione femminile a questa positiva ondata occupazionale.
Sembrano infatti essere state le donne, nell’ultimo decennio, ad avere messo un primo piede sul mercato del lavoro, e in tal modo a contribuire positivamente a questo aumento occupazionale.
La differenza tra il tasso di disoccupazione maschile e femminile è diminuita notevolmente dal 2002 al 2007 (9). Di contro anche la differenza tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile è diminuita nello stesso periodo (10). Nonostante questi sviluppi il gender gap tra uomini e donne non si è ancora chiuso, e l’Italia dimostra di avere ancora un ritardo notevole rispetto ad altri paesi europei: non solo quelli scandinavi ma anche Germania e Regno Unito.
Purtroppo la forza lavoro maschile risulta essere ancora più presente ed attiva nel mercato del lavoro in Italia, dimostrando quindi un certo ritardo culturale e mentale ad offrire opportunità lavorative alle donne. Infatti il numero di donne occupate "in casa", cioè la percentuale di donne che svolgono un’attività produttiva all’interno di un’impresa di proprietà di un familiare che risiede nella stessa household, è ancora elevato. Si evince però dalla tabella numero 10 che ha avuto luogo una diminuizione notevole. Nonostante tutto percentuale è pur sempre superiore a quella registrata in molti paesi, tra cui quelli anglosassoni in particolare.

In ultimo, i dati ci informano anche che la parte di forza lavoro dipendente ha perso potere d’acquisto data la crescita, quasi piatta, dei salari reali. Questo dato trova riscontro in quelli precedenti: aumentano i posti di lavori, cala la produttività, e di conseguenza diminuiscono i salari reali. Quindi oggi non solo chi è precario, ma anche chi beneficia del tanto agognato “posto fisso”, soffre di una difficoltà reale di sopravvivere agli aumenti del costo della vita. Per questo quindi aumenta la percentuale di famiglie, con o senza figli a carico, che si avvicina alla soglia della povertà (dato riportato più in basso, figura 22).

Non ci si sorprende quindi se il contributo dei consumi privati alla crescita è crollato in maniera drammatica dalgli anni ottanta ad oggi. Infatti una scomposizione dei fattori che contribuiscono alla crescita del PIL suggerisce che la tendenza negativa dei consumi privati e degli investimenti di capitale stanno rallentando la crescita italiana; si mantiene invece costante il contributo della bilancia commerciale, e relativamente in aumento rispetto agli anni novanta il contributo della spesa pubblica.

Bisognerebbe pero’ poter qualificare ciò che va a determinare la produttività dei valori totali: dato che questo compito va al di là degli obiettivi di questa presentazione, proponiamo a seguire alcune spiegazioni light di questo fenomeno.