Perché questa crescita statica?
"Italia 1994-2009: i numeri", Crescita statica e futuro a rischio
di
Costanza Rodriguez d'Acri - London School of Economics ,
pubblicato il 14 dicembre 2009
Una prima ipotesi suggerisce che questa crescita statica sia attribuibile alle opposte tendenze tra Nord e Sud Italia. La realtà tuttavia sembrerebbe essere ben diversa: il PIL pro capite al Sud è si inferiore a quello di molte regioni settentrionali, ma nell’arco del decennio passato questo distacco è diminuito. Il confronto con le regioni inglesi e tedesche più ricche e più povere (rispettivamente Amburgo e Londra; Mecklenburg e Galles) inoltre suggerisce che questo divario
non è un fenomeno puramente italiano, anzi il divario tra regioni ricche e povere all’estero è in certi casi anche più’ marcato. Sembrerebbe inoltre che il recupero delle regioni più povere in Italia avvenga a ritmi più sostenuti rispetto alle dinamiche tedesche o inglesi.

Avendo escluso il divario territoriale quale causa di questa crescita statica, abbiamo identificato tramite la metodologia del
growth accounting quale ne sia l’origine.
Questa metodologia ci permette di scomporre i tre principali fattori di crescita del PIL e calcolare l’effetto sulla crescita di forza lavoro, investimenti capitali e
multi-factor productivity (MFP). Quest’ultimo fattore altri non è che un residuo che cattura i contributi alla crescita che derivano dai cambiamenti tecnologici e dai miglioramenti dell’efficienza produttiva.

Come si evince dai grafici, il tasso di crescita italiana degli anni ottanta è in gran parte attribuibile all’aumentata produttività che caratterizò il periodo; nel corso dei decenni seguenti questa tendenza è andata invertendosi, e nel 2004 il contributo del MFP alla crescita è diventato negativo.

Quindi il risultato è che l’Italia cresce a rilento per un motivo: mancata produttività. Il livello di multi-factor productivity italiano è nell’arco degli ultimi dieci anni diventato negativo, mentre i valori riscontrati negli Stati Uniti, Inghilterra, Germania e Francia sono positivi e hanno contribuito allo sviluppo di questi paesi più degli investimenti di capitale o dell’aumento della forza lavoro.
Una forza lavoro che è andata aumentando dal 1994 a ritmi molto elavati, soltanto inferiori a quelli spagnoli. Purtroppo, molti studi ci informano che l’aumento occupazionale risulta dal fenomeno della precarizzazione del mondo del lavoro che crea quindi occupati precari, insicuri ed insoddisfatti, e poco retribuiti.