"Italia 1994-2009: i numeri"

Crescita statica e futuro a rischio

di Costanza Rodriguez d'Acri - London School of Economics , pubblicato il 14 dicembre 2009
Questo documento presenta una serie di statistiche sulla performance Italiana in base ad una varietà di indicatori di natura economica, istituzionale e sociale. Il periodo sotto osservazione parte dai primi anni novanta e si protrae fino ai giorni odierni (ovviamente soggetto alla disponibilità di fonti statistiche).

L’analisi ci presenta l’immagine di un paese che cresce troppo poco, quasi statico; purtroppo questo rallantemanto non sembra essere un problema transitorio, legato a politiche odierne ed estemporanee, lo stato del sistema scolastico ed universitario ad esempio mettono a repentaglio le possibilità di crescita e sviluppo nel futuro.

Problema ancor più accentuato dal concentramento della spesa pubblica rivolta in maggior proporzione alla fascia anziana della popolazione, dall’immobilità sociale inasprita dal non sufficiente ruolo pubblico nel regolare e bilanciare queste tendenza, dal peggioramento comparato della leggitimità e valore delle istituzioni di governo e dei servizi pubblici come la sanità.

In questo periodo, caratterizzato da un’alternarsi di governi sia di centrodestra che di centrosinistra, il PIL italiano pro capite è cresciuto ben poco. Il PIL pro capite, proxy della ricchezza media di un paese, risulta oggi inferiore alla media OCSE; anche la sua crescita è stata inferiore alla media OCSE, e ad esempio anche inferiore al tasso di crescita Giapponese nonostante la trappola della liquidità che ha caratterizzato questo paese durante l’ultima decade.



L’Italia quindi è ricaduta nella parte bassa della classifica, con un PIL pro capite di poco superiore a quello di Grecia, Spagna e Portogallo. Tutto ciò capovolge le dinamiche di sviluppo dei decenni precedenti caratterizzati da una crescita nazionale al di sopra della media OCSE; l’italia cresceva del 25% e del 24% nei decenni 1974-1984 e 1984-1994, mentre la media OCSE rispettivamente del 20% e 23%.



Ma questa crescita statica, questa mancanza di sviluppo reale dove trova origine? Ed in cosa si traduce? Se questa Italia continuerà a non crescere, quali implicazioni ne seguiranno?

Questa presentazione si divide in tre parti: la prima introduce una serie di dati che cercano di spiegare a cosa dobbiamo questa crescita statica; ci si chiede infatti se essa altro non sia che il risultato di due movimenti antitetici: un Nord che cresce, ed un Sud che decresce - a volte però i pregiudizi son mal riposti. Infatti il Meridione sembra crescere a tassi di sviluppo paragonabili a quelli del Nord, seppur un certo distacco rimane evidente. Si cercano quindi altre spiegazioni tramite la metodologia del growth accounting. Si presentano anche dati sul fronte occupazionale femminile e su quello salariale.

La seconda parte della presentazione introduce alcune statistiche che ci avvertono di un pericolo imminente: se l’Italia non investirà nel sistema formativo, a tutti i livelli, scuola ed università, e se non cercherà di riequilibrare il disequilibrio intergenerazionale formatosi negli anni, i rischi di un futuro ben più amaro aumenteranno. Piuttosto che di una crescita statica potremmo dunque parlare di un declino dinamico. Tra l’altro i dati riportati sul numero di brevetti depositati, l’indice del Global Creativity Index e lo svilupparsi del fenomeno del brain drain, la “fuga dei cervelli”, suggeriscono che un ritardo tecnologico è più che un’ombra all’orizzonte.

La terza parte della presentazione ci avverte dei tanti altri cambiamenti che son avvenuti a livello istituzionale e sociale in Italia, che forse catturano, più di tanti indicatori di tipo economico-produttivo, il vero degrado italiano.


tag:  crescita   mobilità   futuro   opportunità  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui
ALTRE SUL TEMA


LASCIA UN COMMENTO


#6 da Greg , inviato il 16/12/2009
Complimenti all'autrice dell'articolo e' proprio brava!

#5 da Andrea, inviato il 16/12/2009
La crescita statica ha certo molte cause. Tra queste la formazione scolastica delle medie superiori e la ricerca insufficiente. Vi è per conseguenza incultura scientifica e diatribe di lana caprina, che scendono a livelli dei becchi dei polli di Renzo. Le polemiche sulla riforma della magistratura sono vento aggiunto al vento se non si interviene anche col bisturi sullo schema dei ragionamenti. Troppo peso alle "possibilità" ( io non posso essere sicuro al 100% che un aereo non mi caschi sul tetto ) e faldoni troppo voluminosi dove rimangono ragionamentoi su prove che vanno eliminate ( le tracce organiche sul pedale di una bicicleta: visto che sono indeterminabili con certezza, vanno eliminate dal faldone, creando "faldoni di scarti". Hanno fatto bene a fare l'analisi, ma visti i risultati va dichiarato che non servono, senza fare altre illazioni) E' solo un esempio per mostrare come ci si annega mei bicchieri d'acqua. Non solo la giustizia, ma anche i problemi di etica sono condotti da perditempo, ciò di cui non si ha delle prove non si discute, e si lasciano le scelte agli individui. Chiacchieriamo molto, ma dietro a fuffa. Non fuffa è seguire i costi della politica e della amministrazione, costi elevati non solo per l'esborso di "tesoreria", ma per il non fatto, o il fatto troppo lentamente. Purtroppo è un processo di mentalità che va cambiata, ma richiede tempi lunghi. Si può tentare di ridurli con campagne pubbliche diinformazione e di formazione. Qui mi fermo,ma su questa traccia si possono individuare centinaia di azioni possibili.

#4 da paolinovaivaivai, inviato il 14/12/2009
Per raccontare l'Italia è sufficiente un aneddoto.Nel 1997 un certo Massimo Merchiori, metamtico italiano, ha inventato un motore di ricerca chiamato Hyper Search. Nel 1998 Larry Page e Sergey Brin, studenti dell'università di Stanford hanno preso l'algoritmo alla base di Hyper Search per sviluppare un nuovo motore di ricerca finanziato dalla stessa università. Così è nato Google. E' proprio vero la storia dell'Italia è un susseguirsi di gloriose sconfitte.

#3 da Andrea, inviato il 14/12/2009
Perche' questi studi non sono divulgati anche da fonti piu' visibili o discusse dai politici?

#2 da ivo, inviato il 14/12/2009
Chiaramente non ci si poteva aspettare di meglio, visto che ormai il ceto medio-borghese è quasi sparito, come la moltitudine di migliaia di piccoli artigiani e commercianti. Basta pensare che negli anni '80 mio padre che lavorava con una delle famose aziende fatte chiudere dallo splendido on. DI PIETRO guadagnava 6.500.000 di lire al mese, quando una fiat UNO ( utilitaria ) costava poco più di 8.000.000 di lire. Ma ora grazie a quel diligente politico NON ESISTONO PIù CERTE COSE, LUI HA RIPULITO L' ITALIA. All' epoca il debito pubblico era tanto ma, ora lo hanno centuplicato aumentandoci le tasse a non finire quando in quel periodo non si pagava ICI; ACQUA ECC. ECC. Hanno ucciso lo sviluppo, se continua cosi vendo tutto e me ne vado all' estero. CHE DIO AIUTI TUTTI.

#1 da Claudio Lando, inviato il 14/12/2009
E' la logica conseguenza di un Paese immobilizzato dalle varie "caste" e "castine". A ciò si aggiunga una "Politica" costosissima e fatta di scontri e di gossip. Gli scontri e non i confronti, sono quasi sempre fatti su tematiche marginali ed ininfluenti sullo sviluppo.



nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?