Facilitare l'accesso al credito nel mezzogiorno

Garanzie locali a misura d'impresa

di Agostino Capozzo , pubblicato il 7 dicembre 2009
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Le differenze tra Nord e Sud del nostro Paese si ripropongono anche in materia di credito, in termini sia di condizioni che di disponibilità. La realtà mostra come il credito sia ancora più caro e di più difficile accesso al Meridione. Ciò spesso a prescindere dal merito di credito delle imprese o dall’andamento delle sofferenze.

Ad aver influenzato maggiormente una simile diversità è il fenomeno della c.d. concentrazione bancaria, che ha progressivamente portato i centri decisionali del sistema al Nord del Paese con parallelo allontanamento dalle realtà del Meridione.

Le difficoltà peraltro si presentano più stringenti proprio a carico delle piccole e medie imprese, che producono il 90-95% del PIL nazionale, maggiormente dipendenti dal circuito di finanziamento delle banche.

Gli effetti prodotti dalla crisi e il c.d. credit crunch rinnovano, in questo quadro, la funzione storica propria dei Confidi: il sostegno al finanziamento delle imprese mediante la prestazione di garanzie. I Confidi, da sempre votati a ridurre le asimmetrie informative esistenti nel rapporto banca-impresa promuovendo la crescita di una cultura finanziaria moderna, rappresentano un canale di intervento percorribile nell’immediato per contrastare il razionamento del credito alle piccole imprese. La Banca del Sud, così come pure il Fondo Centrale non appaiono, invece, adeguati allo scopo.

Le caratteristiche dei Confidi del Mezzogiorno, d’altro canto, li portano spesso ad essere definiti fragili, dato il loro eccessivo frazionamento dimensionale e territoriale, non ci si avvede però di come questa peculiarità debba essere considerata una risorsa da valorizzare, non un problema.

La tendenza della progressiva fusione tra i Confidi settentrionali ripropone le medesime problematiche create dalla concentrazione bancaria, con inesorabile perdita della vocazione mutualistica e conseguente inaccessibilità delle imprese meridionali alla garanzia destinata a diventare sempre più onerosa. È sbagliato perciò portare i Confidi ad una dimensione bancaria.

Se il sistema economico si compone di imprese di piccole dimensioni con un elevato grado di diversità non si può pensare di accompagnarlo con strutture grandi che non rispettino quelle stesse diversità. In tal senso diviene strategica la salvaguardia del localismo ovvero di quella prossimità territoriale tra Confidi e PMI che ha rappresentato, fino ad oggi, un punto di forza e di eccellenza.

La patrimonializzazione dei Confidi dovrebbe quindi divenire lo strumento elettivo di intervento pubblico a sostegno dell’accesso al credito delle piccole e medie imprese, in specie quelle meridionali, che con essi possono produrre alle Banche maggiori garanzie, unitamente ai contributi per l’abbattimento degli interessi che, se liquidati in via anticipata, sosterrebbero l’impresa nel pagamento delle prime rate del finanziamento sottostante.

Ciò non per alimentare una deplorata cultura dell’agevolazione al Meridione, quanto per riallineare i divari esistenti e far competere ad armi pari le imprese del Sud con quelle del Nord.


Agostino Capozzo è presidente di Confidi Rating Italia.


tag:  credito   impresa   meridione   confidi   banche  


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#1 da Futuro, inviato il 8/12/2009
Sono uno studente liceale, a dir la verità neppure brillante per non dire scarso, non so se il mio commento verrà mai letto o invece verrà direttamente cestinato ma io lo scrivo lo stesso perchè voglio sentirmi libero. Conosco poco la questione meridionale e di sud Italia ho visto ancora meno(due settimane in Campania al mare)però qualche idea,seepur mia personale credo di essermela fatta. In tutta umiltà penso che oltre a prendere a calci nel sedere lo stato e le istituzioni locali corrotte o incompetenti e valorizzare quelle che sudano sangue per il benessere dei propri cittadini bisognerebbe rendere consci i cittadini del sud Italia della loro reale situazione e da li dare la spinta.Ribadisco che sono parole di un giovane ignorante però se andate a Pompei, Ercolano, Pestum vi sembra di stare nel terzo mondo per come sono trattati valorizzati e non rispettati tali meraviglie archeologiche. Negli U.S.A tali meraviglie verrebbero ricostruite in plastica, perdendo tutto il loro reale significato, ma frutterebbero quanto l'intero Pil della Campania. Occorre valorizare ciò che il sud possiede. Altra considerazione riguarda l'industria spesso soffocata dalla malavita e come spiegato nell'articolo, distante dalle banche,dal denaro e per questo in difficoltà.I soldi alle industrie serie con un reale progetto di sviluppo vanno dati in maniera coerente e attenta, altrimenti si fa come nella parabola del seminatore il cui risultato è che solo un chicco su quattro da frutto in termini di finanziamenti statali ed europei ovviamente non ce lo possiamo permettere, in più va accresciuta una coscienza lavorativa diversa (oggi più forte al nord) ossia il distaccamento dall'apparato statale. Così come al nord Italia anche al sud le persone dovrebbero uscire dagli uffici statali e andare in aziende private creando un grande cambiamento nel mercato del lavoro di quelle regioni cosa che, a mio modesto avviso, può fare solo bene.Solo così si può dare una vera spinta al sud in modo che non venga più considerato da chi ne ha una visione pessimistica la zavorra d'Italia.Spero di non avervi annoiato o di aver detto cose troppo scontate spero che il mio commento venga preso in considerazione Futuro

#2 da Massimo Lucangeli, inviato il 8/12/2009
Tutto giusto, dott.Capozzo, però...c'é un però. Oltre alla infiltrazioni mafiose, che abbiamo visto al Sud hanno ramificazioni nella vita imprenditoriale davvero difficili da colpire e sconfiggere, c'é da considerare che al Sud mancano molte infrastrutture. Il discorso è complesso, le ricordo solo che un certo Helmutt Kohl, durante una riunione per parlare dell'Europa allargata, ebbe a dire che "l'Italia è legalizzata fino alle porte di Roma, il Sud assomiglia di più al nord Africa". Ambasciator non porta pena, però io a questo rilancio del Sud - attraverso un'altra pioggia di miliardi - non ci credo. ML

#3 da giulio, inviato il 8/12/2009
Ritengo che confidi non adeguatamente patrimonializzati non servono a nulla se no a chi li amministra. Per dare un reale aiuto alle nostre imprese per l'accesso al credito bisogna trasformare i confidi in banche di garanzia ben patrimonializzate possibilmente anche con soci pubblici che acquisiscono un rating accettabile, in questo modo aiutiamo anche le banche.



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