1 dicembre 2009

L'Italia è un Paese da sbloccare

Mobilità sociale

In Italia i giovani senza lavoro sono ormai il 27%: i dati diffusi dall’Istat sulla disoccupazione non attestano solo gli effetti preoccupanti della crisi sul Paese, ma ripropongono il dramma di un Paese bloccato. Perché per i giovani italiani l’ascensore sociale si era già fermato prima della crisi. Come ha scritto Irene Tinagli nel rapporto di Italia Futura sulla mobilità sociale:

“In Italia gli studi e l'università non sono più un ascensore sociale significativo in quanto non garantiscono vantaggi tangibili in termini di carriera, a meno che non vi sia alle spalle una famiglia già avvantaggiata.

La probabilità che una persona il cui padre non abbia completato gli studi superiori riesca a laurearsi è tra le più basse d'Europa. Solo il 10% dei giovani italiani con il padre non diplomato riesce a laurearsi, contro una percentuale di oltre il 40% in Gran Bretagna e il 35% in Francia.

A differenza degli altri paesi, in Italia il tasso di disoccupazione dei laureati è pressoché pari a quello dei diplomati, e il salario di ingresso di un laureato è pressoché lo stesso di un diplomato. La situazione è aggravata dal fatto che questi inizi “rallentati” non vengono recuperati nel corso della carriera professionale.

Il fatto che la maggior parte dei giovani cresciuti in famiglie di uno status sociale più basso non completino gli studi e non arrivino alla laurea rappresenta un problema per la crescita del paese. Così si tagliano fuori dai processi di formazione più avanzati molti potenziali talenti, e in secondo luogo perché si innescano meccanismi che col tempo riducono ulteriormente la mobilità sociale.

Le uniche eccezioni sono rappresentate da quei giovani che possono capitalizzare non solo e non tanto sulla propria laurea, ma su quella del padre: un laureato in legge con un padre notaio o avvocato avrà ritorni ben diversi da chi ha un padre che ha fatto la terza media; un farmacista col padre farmacista potrà accedere ad opportunità migliori in tempi più rapidi e così via.

È per questo che in Italia si trasmettono di generazione in generazione non solo i beni e i redditi, ma anche le professioni. Il 44% degli architetti è figlio di architetti, il 42% dei laureati in giurisprudenza è figlio di laureati in giurisprudenza, il 40% dei farmacisti è figlio di farmacisti e così via, innescando una spirale negativa che non fa che aumentare l'immobilismo sociale del nostro paese e aumentare la sensazione di impotenza delle generazioni più giovani.

Quando un paese offre opportunità di affermazione legate principalmente ai meriti e alle competenze conseguite anziché al censo si mette in moto un potente meccanismo di mobilità sociale. In questo modo infatti si creano forti incentivi a perseguire percorsi di studio anche per i meno abbienti. In Italia questo meccanismo si è inceppato.

L'aumento delle disuguaglianze nella distribuzione del reddito, la diffusione della povertà anche tra chi lavora e tra le famiglie più giovani, la lentezza e le difficoltà con cui i giovani si affermano nel mondo del lavoro, hanno irrigidito la nostra società e tolto speranza e ottimismo a milioni di italiani, soprattutto tra le generazioni più giovani, che si sentono destinate solo a peggiorare la propria condizione sociale”.

Un Paese bloccato, che allontana i giovani migliori e non riesce a trattenere le sue risorse più brillanti.

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#49 da michele PARTESOTTI, inviato il 26/10/2011
Disoccupazione giovanile La disoccupazione , soprattutto giovanile, si deve combattere anche con un'informazione adeguata sulle percentuali vere, che tengano conto di chi non ha mai lavorato, in modo da affrontare il problema con la consapevolezza, anche politica, della sua gravità sul piano sociale, economico e demografico. Partendo dall’analisi della condizione drammatica dei giovani, tenendo conto anche di chi non cerca più lavoro, si evidenzia come stiano emergendo forme di emarginazione controproducenti ed insostenibili , che generano dei costi aggiuntivi sul sistema previdenziale , per l’aumento degli ammortizzatori sociali, dovuti alla necessità di sussidi di disoccupazione ; inoltre la cassa integrazione e’ dovuta alla caduta di competitività delle imprese, legata anche alla scarsa motivazione del precariato e alla mancanza di risorse giovani nelle imprese e nel settore pubblico. La spesa delle imprese e dei datori di lavoro pubblici per mantenere in servizio personale con anzianita’ di servizio elevata cresce con il crescere dell’eta’ pensionabile molto piu’ di quella che sarebbe necessaria per mantenere dei giovani neo assunti. Nel breve periodo , se si considera che i giovani neo assunti tendono a spendere in consumi una percentuale del salario elevata , mantenere un’ eta’ pensionabile non elevata a condizione di assumere giovani disoccupati puo’ dare impulso alla domanda interna e con essa allo sviluppo. Viceversa aumentare l’eta’ pensionabile non permette nessun risparmio ai datori di lavoro che anzi hanno una ragione in piu’ per non assumere i giovani o per assumerli in condizioni di massima precarietà. La soluzione per contenere il debito pubblico non deve quindi gravare sul mercato del lavoro in termini di blocco del turn over generazionale, perche’ altrimenti si innesca una spirale recessiva che vanifica nel medio periodo i risparmi fatti con i post - pensionamenti nell’immediato. Per integrare e sanare i bilanci pubblici nel breve periodo può andar bene stabilire un'età pensionabile più alta per tutti. Ma se la priorità non fosse quella di rafforzare ancora la moneta, allora ci si potrebbe accorgere che la peculiarità dei modelli presenti in Europa va presa in considerazione per vedere i modi di lavorare, la durata della vita lavorativa , le opportunità per i giovani ed il ruolo degli anziani nelle loro identità di valore economico e sociale. Inoltre e’ anche da tener presente che in Europa ci sono sistemi economici, tessuti sociale e mercati del lavoro completamente differenti, con squilibri e compensazioni radicati negli usi delle rispettive societa’ Ad esempio in Italia i negozi, le piccole fabbriche, i commercianti, perfino i dipendenti pubblici si fermano sul posto di lavoro quasi sempre ben oltre l'orario formale. Se si va in un supermercato da Monaco di Baviera a Bruxelles alle 6 di sera (portate alle 7 di recente), si viene letteralmente cacciati fuori dal personale che chiude casomai un minuto prima, non certo uno dopo. Ecco che allora soluzioni diverse per i mercati , le società ed i popoli diversi potrebbero essere prese in considerazione. A questo proposito vale la pena di riprendere in considerazione la teoria macroeconomica del “Ciclo vitale “ di F. Modigliani per spiegare come le scelte di politica previdenziale possano influenzare in modo drammatico,o al contrario risolutivo, l’andamento del ciclo economico e lo sviluppo della società. Se il pensionamento in età non avanzata rappresenta un fardello per le generazioni a venire , la permanenza nel posto di lavoro a tempo pieno di persone con una elevata anzianità rappresenta un male sicuramente peggiore : 1. fa lievitare i costi del lavoro 2. ad un aumento delle retribuzioni dovuto all’anzianità non corrisponde un aumento dei consumi fin quando i sessantenni restano in attività 3. Il mancato turn over con i giovani paralizza oltre che la domanda interna lo sviluppo e la riproduzione sociale, civile e materiale di un popolo Allora come ha dichiarato il Premio Nobel scomparso: “Non è tollerabile che una Banca Centrale, isolata, che non ha nessuna responsabilità né l’obbligo di spiegare quello che fa, possa continuare a creare disoccupazione mentre i governi stanno zitti” Franco Modigliani - Il Tempo 22/10/2000 In effetti la scelta di uniformare l’età pensionabile elevandola proprio in un momento di congiuntura sfavorevole mi sembra un controsenso perché paralizza il mercato del lavoro giovanile nei paesi soggetti a declino e presenti prevalentemente nei settori più tradizionali, disperde competenze e capacità costruite in decenni di formazione e costringe i paesi con un mercato del lavoro bloccato a consumare le risorse di cui dispongono in ammortizzatori sociali, distogliendole dagli investimenti pubblici e privati che invece sono indispensabili per superare le crisi economiche. Inoltre questa situazione fa aumentare gli interessi che i paesi più colpiti devono pagare per finanziare il proprio debito, il che sposta risorse finanziarie dal settore privato a quello pubblico senza nessun vantaggio per il reddito interno. Allora una soluzione per avere allo stesso tempo un costo meno elevato della mandopera con grande anzianita’ ed una maggior occupazione giovanile potrebbe essere quella di far rimanere al lavoro oltre i 60 anni a tempo parziale e a salario bloccato il personale e di agevolare al tempo stesso le aziende che assumono i giovani a tempo indeterminato per formarli anche con l’aiuto di chi sta uscendo dal mercato del lavoro. Padova, 25 ottobre 2011 Partesotti Michele

#48 da Luigi Leta, inviato il 21/10/2011
Tutto corretto, l'analisi dell'articolo riproduce fotograficamente la situazione in Italia. ma non solo il problema è anche più grande di quanto sembri! Riporto come cronaca esempi che vivo spesso nel mio lavoro: 1) mi interfaccio con imprese che hanno bisogno di personale specializzato, ma il mercato non ne offre. 2) molti giovani preferiscono stare comodamente a casa piuttosto che sforzarsi di imparare una professione. 3) Giovani laureati, anche in discipline molto selettive come Ingegneria, arrivano sul mondo del lavoro fortemente impreparati. D'altra parte, spesso, il mondo del lavoro non sfrutta al meglio le potenzialità di queste risorse e le relega ad impieghi di pura manovalanza. 4) La meritocrazia è praticamente un miraggio, al contrario il nepotismo dilaga in tutte le funzioni, sia pubbliche (università ecc.) che private (notai, farmacisti ecc.) 5) L'imprenditoria onesta, media e piccola, vero forza trainante di un paese, soffocata dalla burocrazia, dalle tasse, dagli enti di controllo. Potrei andare avanti ancora allungo, ma preferisco fermarmi ed interrogarmi su cosa posso fare io per interrompere questo meccanismo. Questo e l'invito che faccio a tutti quanti: basta denunciare le cose che non vanno, ormai le conosciamo tutti. Dobbiamo chiederci cosa fare per cambiarle e agire prima che sia troppo tardi. Per questo motivo aderisco ad Italiafutura. Saluti a tutti

#47 da sergio indelicato, inviato il 10/10/2011
Credo che le regole del lavoro siano profondamente cambiate; in Italia e sopra tutto al sud è necessario far capire ai giovani che il posto fisso è ormai una lontana chimera e che il lavoro va cercato e qualsiasi opportunità vada presa in considerazione. La prova è che molti, troppi , mestieri non sono tenuti in alcuna considerazione tra i giovani, come pasticcieri panettieri lasciando che questi posti di lavoro, che sono migliaia, siano invece graditi ai lavoratori extracomunitari ; e non si dica perchè sono sotto-pagati poichè recentemente l'unione panificatori di Milano ricercava 50 lavoratori con tanto di busta paga e messa in regola... provate ad immaginare chi si è presentato? Allora cerchiamo di valorizzare il lavoro , ma tutto, prendiamo seriamente in considerazione l'eccellenze facciamo sistema è, può darsi, che si riesca a cambiare rotta.

#46 da Claudio cattoretti, inviato il 1/10/2011
l'Italia è un Paese bloccato dall'ipocrisia e dalle mentalità ottuse della maggior parte della gente. Il fatto che le università sfornino un numero indeterminato di nuovi disoccupati è sintomo di un malfunzionamento delle stesse non può esistere la teoria senza la pratica e viceversa. Mi spiego meglio trovo inutile continuare a proporre le stesse facoltà universitarie senza inserire nuove frontiere sia tecnologiche, mediche o scientifiche e cosa ancora più grave non rendersi conto della forbice che si sta creando tra università e effettiva richiesta da parte del mondo del lavoro. Questo discorso vale per tutte le scuole che non siano quelle dell'obbligo detto così sembra che da parte mia ci sia un rifiuto verso gli insegnamenti classici e la docenza attuale non è così, guai a non studiare i trattati canonici che sono pilastri del nostro sapere ma dico anche che una scoperta avvenuta negli anni 50 è diventata realtà solo negli anni 80 (internet)ha rivoluzionato il mondo della comunicazione e il nostro modo di essere, che la scoperta del Neutrino sta facendo vacillare la teoria della relatività di Albert Einstein e di molti trattati di fisica quindi perchè non chiedersi se il nostro sapere sia adeguato e se gli insegnamenti siano al passo dei tempi e corrispondano all'effettiva richiesta da parte delle aziende. Si cerca sempre di copiare modelli stranieri per quello che riguarda l'università e modelli industriali di organizzazione e produzione facendo così il miglior risultato ottenibile è quello di arrivare al secondo posto. Claudio Cattoretti

#45 da Cesare, inviato il 27/9/2011
Purtroppo le fabbriche stanno chiudendo una dopo l'altra, le aziende non investono più in Italia, non c'é quindi produzione e di conseguenza ricchezza. Non sarà per caso che in Italia vi é troppa rigidità sindacale (solo diritti e nessun dovere) troppe tasse per gli onesti( senza contropartita), troppa possibilità di evasione fiscale, troppa burocrazia creata per giustificare i milioni di dipendenti statali, troppi politici da mantenere?
Tutto questo porta al disastro finanziario e di conseguenza all'impossibilità di far fronte a ricerca, sviluppo, istruzione; però mi pare di ricordare che anche nei 50 anni di crescita economica NESSUNO dei politici ha mai improntato il suo impegno su questi temi fondamentali. Nel nostro Paese il rigore, l'efficenza, l'onestà e la serietà non sono mai stati tenuti in considerazione, anzi...: ora raccogliamo i frutti di quanto abbiamo seminato: non diamo la colpa ad altri, in democrazia si votano i personaggi che ci rappresentano e ci governano e decidono per noi, di conseguenza la colpa di tutto quanto é solo nostra. Auguriamoci solo che il prossimo futuro ci riservi "l'apparizione" di qualche partito nuovo che ci tiri fuori dai guai.
Grazie per l'attenzione.

#44 da GAETANO RUSSO, inviato il 23/9/2011
per far ripartire "l'ascensore sociale" è necessario a mio avviso ridare valore e dignità ai titoli! Bisognerebbe razionalizzare i corsi di studio delle varie facoltà, renderle tutte a numero chiuso in base alle reali prospettive di lavoro e in base alla possibilità di assorbimento del mercato, effettuare reali controlli sulle scuole private che sono diventati dei diplomifici, creare un ponte tra scuola e azienda e in fine INVESTIRE IN RICERCA CULTURA E TURISMO!!!

#43 da Giuseppe Condello, inviato il 18/9/2011
Si sta assistendo ad un duplice fenomeno in Italia: da un lato si ha un invecchiamento della popolazione, ma dall'altro, i giovani hanno sempre più problemi a lasciare le case dei genitori e si cimentano con le reali difficoltà dell'inserimento lavorativo e sociale. Ciò comporta una forte conflittualità psicologica nelle famiglie con ovvi disagi fra generazioni. Del resto vi sono tendenze di chi senza scrupolo vorrebbe alimentare spesse volte lo scontro generazionale. Una società che voglia essere liberale e nel contempo ispirarsi sulla giustizia sociale deve essere dotata di meccanismi di riequilibrio, nella riallocazione delle risorse-opportunità, nel ridefinire un patto generazionale di lunga durata e la mobilità social. E non potrà non porsi il problema della sostenibilità demografica del paese. Premiare il merito e allo stesso tempo, entro una nuova solidarietà sociale, attivare un percorso di crescita economica e culturale di un tessuto nazionale che oggi non solo vive la precarietà, ma la vulnerabilità sociale. Secondo me una proposta dovrebbe essere quella che si ispira al valore umano, conoscitivo e sociale dell'individuo. Vi è un errore di impostazione etico-politica che va rimediato. Le politiche pubbliche secondo me dovrebbero ispirarsi a ciò tornando ad essere linee attuative di un progetto politico di lungo periodo.

#42 da Flavio Vercillo, inviato il 13/9/2011
l'emigrazione, o meglio la fuga, dei ragazzi più preparati è dettata dalla nefasta condizione del sistema "italia". I giovani sono costretti alla fuga da un paese che non li valorizza e li lascia a marcire sino ad un'età che li priva sia di entusiasmo che di fiducia sul loro futuro. Proseguendo in tal modo l'italia butta via l'acqua con tutto il bambino. Per la laurea di un giovane lo stato investe bei quattrini e poi per l'incapacità politiche e manageriali li fanno scappare in paesi che li accolgono a braccia aperte anche perchè la loro istruzione non gli è costata nulla. Un laureato che va via porta con se capacità intelligenza e voglia di fare che nel loro paese gli viene negata. Andiamo avanti così egr. signori della politica e ci troveremo tutti (compresi voi) col culo per terra.

#41 da lyonid, inviato il 20/8/2011
L'italia non e bloccata e nella merda; basta previlegi a deputati&senatori,aboliamo tutte le provincie nonchè dicasi la polizia comunale ed accorpare i piccoli comuni basta con partitocrazia clientelistica&favoritistica ed delinquenziale

#40 da Moroni, inviato il 24/5/2011
I giovani non hanno lavoro e non possono uscire di casa,un modo ci sarebbe per ottenere entrambe le cose ma non lo si capisce o non lo si sa trovare. E' una soluzione in qualche modo elementare e avrebbe il potere di rispondere a tutto quanto la civiltà non riesce a risolvere senza alcon costo per lo stato e la collettività. Io so quale sarebbe la soluzione, tra una ventina d'anni forse si realizzerà-

#39 da GIANLUCA FORNILI, inviato il 11/5/2011
Vogliamo una volta per tutte capire che un paese senza Agricoltura,Industria,Ricerca e Formazione non è un Paese!!!Vogliamo fare comprendere e sensibilizzare le persone che tutti i nostri bei "relitti industriali"che abbiamo tutti i giorni sotto i nostri occhi nelle nostre periferie -un tempo produzione di ricchezza-sono l'esempio di un paese fermo,bloccato,povero e degradato!Tra tutte le migliaia di "inutilità"che tutti i giorni si sentono nessuno dice:Riformiamo Fisco e Lavoro e riapriamo le grandi fabbriche!senza i grandi motori il paese non lo spinge nessuno!!!

#38 da ALESSANDRO TONELLI, inviato il 11/4/2011
Il Paese non cresce, perchè le sfide di oggi non sono quelle di ieri, quando bastava immettere denaro pubblico nel sistema. Se oggi un paese non concretizza in progetti di svilupo reali i Cervelli che Madre Natura gli dona ad ogni generazione, è come se stesse buttando nel cesso, fiui di denaro e di PIL. Un Vero dirigente d'Azienda, o meglio ancora un proprietario , sa che deve premiare chi crea valore per la sua impresa. Come può un qualunque Governo del paese non premiare chi vale ? Semplice : se amministra male. Per questo abbiamo una classe dirigente, e non un Ceto Dirigente, nel Paese Italia.

#37 da Florian Pecoraro, inviato il 7/4/2011
Con il tasso di disoccupazione giovanile al 27% (ma gli ultimi dati registrano un 29%) è chiaro che se l'economia non cresce adeguatamente, un'intera generazione di giovani verrà esclusa dal mercato del lavoro. Ecco chi paga di più il prezzo dell'Italia ingessata, i Giovani, il nostro domani, la vitalità di un nazione.

#36 da Alberto Comparini, inviato il 12/1/2011
Per quanto riguarda le professioni sicuramente servirebbe togliere i vincoli per esempio esistenti per le farmacie dato che non si capisce perchè un laureato che ha i mezzi per aprirne una non possa farlo liberamente. In questo caso non si favorisce certo il migliore e neanche la concorrenza in un settore fondamentale come quello della sanità. per quanto riguarda invece l'inesistente differenziale di salario d'ingresso tra laureati e diplomati ciò è dovuto al fatto che il tessuto produttivo è costellato di PMI che non colgono e spesso neanche necessitano di conoscenze di livello universitario o non ne sanno cogliere l'importanza. Ciò non toglie in generale che conosca molta più gente che non ha voglia di lavorare di quanto si possa immaginare!

#35 da Marco, inviato il 28/12/2010
La Regione in cui vivo, il Friuli Venezia Giulia, destina ogni anno una parte dei soldi dei suoi contribuenti alle Ferrovie dello Stato per offrire un servizio quantomeno decente ai pendolari regionali. Per quanto riguarda la sicurezza invece preferisce dare soldi ai comuni che vogliono creare le ronde. Non sarebbe più logico copiare quanto fatto con le Ferrovie, destinando i fondi per la sicurezza alle forze dell'ordine dando loro la possibilità di acquistare la benzina e i mezzi per poter poter lottare meglio contro la criminalità? A nessun Comune del FVG gli interessa delle ronde, nessun sindaco vuole tirare fumo negli occhi ai propri cittadini. Cosa ne pensate? Marco Tavano

#34 da Fulvio Puccioni, inviato il 26/12/2010
per lavoro viaggio molto, quello che mi impressiona di più nei paesi a forte sviluppo economico e il grande numero di giovani al lavoro. i dirigenti di questi paesi sono giovani da 30 a 40 anni. pensate invece ai nostri dirigenti, età media 50-70 anni. come fa una anziano ad essere innovativo? è chiaro che a 30 anni si ha più voglia di innovare e di fare. se pensiamo alla politica poi ...... Chiudere la carriera del lavoro ai giovani significa chiudere la porta al futuro. Per un pò funziona ma alla lunga porta al declino.

#33 da Claudio Affaticati, inviato il 25/11/2010
Questsa mattina ho sentito le dichiarazione del Presidente Montezemolo, il quale proponeva ancora una volta gli introiti dal recupero dell'evasione fiscale e l'innalzamanto dell'età pensionabile di 1 anno da dedicare alle borse di studio.
Se ci mettiamo nei panni degli operai di fabbrica o soprattutto di cantieri, sentire ancora una volta queste frasi non vanno bene.
Altresì per i giovani Imprenditori avventurarsi in un "mondo" senza garanzie (leggi esistenti e non applicate, oppure scontrarsi con i "furbetti del quartiere")non è certo stimolante.
Quindi per "lanciare un sasso" direi..: tagliammo i costi della politica (benefit, autoblu, portaborse)insomma un taglio rapido dei costi, dopodiché con il tempo necessario, abolire alcune provincie ed accorpare i comuni.Mentre..per i giovani imprenditori (e non solo) bisogna garantire Loro la certezza dei pagamenti a 30 gg mediante un'istituto garante (non una banca a scopo di lucro sui creditori, ma bensì un'istituto che si rivalga sui debitori. Di strade diverse ce ne sono tantissime, ma si deve veramnte avere la volontà di percorrerle.

#32 da Marco Frasca', inviato il 25/11/2010
L'Italia e' un paese meraviglioo. Il mondo ce lo invidia, all'estero chiedono anche i particolari per noi piu' insignificanti perche' desiderosi di conoscere il nostro stile di vita e la millenaria storia delle nostre citta'. Teniamoci stretta questa nazione e non dimentichiamoci che la nazione siamo noi cittadini. Fuggire all'estero a volte e' una necessita', comprensibile e giustissima, ma non facciamoci ammaliare da sirene esterofile....L'erba del vicino non e' sempre piu' verde!

#31 da PASQUA CLEMENTE, inviato il 24/11/2010
Non solo l'Italia non è un Paese meritocratico, e si va avanti a parentele e raccomandazioni; ma provate a fare un figlio e vi vedrete preclusi anche quei pochi spiragli di ingresso o crescita nel mondo del lavoro.

#30 da Gaetano Grisafi, inviato il 24/11/2010
L'articolo snocciola una dopo l'altra una serie di ovvietà a cui tutti i commentatori naturalmente abboccano. L'italia è sempre stato un paese feudale e corporativo. Feudale perchè la grande proprietà e la grande industria sono sempre state saldamente, storicamente, in poche selezionate mani. Poche decine di grandi famiglie che hanno condizionato la vita politica ed economica dei regni preunitari e di quello postunitario. Corporativo perchè le arti e le professioni storicamente si sono organizzate in corporazioni, oggi ordini professionali ed associazioni commerciali. Non a caso Mussolini organizza la Camera dei Deputati in Camera dei Fasci e delle Corporazioni e codifica in senso corporativo. La prova? Il capitalismo italiano è in mano a poche provate famiglie che intrallazzano con la politica e spesso sono esse stesse politica (Berlusconi, Agnelli, De Benedetti ecc. ecc.) Provate oggi a diventare panettieri o consulenti del lavoro (artigiani o professionisti) senza avere chi garantisca per voi. Impresa pressocchè impossibile.
Il primo governo di questo paese che abolirà gli ordini professionali invece che incrementarli in nome di questo o quell'interesse sarà veramente un governo per il popolo e del popolo.

#29 da Valerio Bonanno, inviato il 22/11/2010
In questo paese chi ha voglia di far bene
e costretto ad andare via

#28 da Valerio Bonanno, inviato il 22/11/2010
Traendo spunto dall'esperienza delle aziende che gestisco,posso affermare che buona parte dei nostri problemi derivano dalla fossilizazzione dei nostri sindacati,che dopo gli anni novanta non hanno saputo guardare al di là del proprio naso.Sindacati politicizzati,come tutto quello che è essere Italiano oggi.I sindacati nelle mie Aziende non esistono,
i miei dipendenti sono i più ben pagati a livello nazionale,l'inquadramento per tutti è il settimo livello del contratto dell'industria,le nostre aziende quest'anno
hanno triplicato il fatturato rispetto al 2009.Come dice Montezemolo se non fossimo ingessati da una serie di problemi a tutti noi noti ,non ce ne sarebbe per nessuno.


#27 da LORENZO, inviato il 2/11/2010
sono state fatte un mare di norme per non fare più nero alle aziende e direi che funzionano ma con la attuale pressione fiscale le imprese e parlo in particolare delle pmi non riescono più a stare in piedi va diminuita la pressione fiscale. si sta distruggendo un tessuto di pmi. conviene affittare il capannone ma ogni mattina chiudono nuove aziende e vedi un cartello affittasi e vendesi. si vuole capire che il governo deve fare qualcosa!!!!!!!!!!!!!!!! sono due anni che si parla di riforme!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

#26 da Paolo Ghiazza, inviato il 31/10/2010
Condivido tutto, siamo bloccati, culturalmente anziani, demagogicamente bloccati su posizioni decadenti, tipiche per altro di quasi tutte le società che hanno raggiunto l'opulenza da tanto tempo. Detto ciò, ritengo che non "siamo" bloccati, non ci sto ad accomunarmi ad un atteggiamento che non mi appartiene: "sono" bloccati, iniziamo a puntualizzare. Io sono un piccolo imprenditore che tutti i giorni cerca di alzarsi per lavorare, produrre, inventarsi come mettere insieme il pranzo con la cena. La mia fatica è estenuante perchè gli ostacoli posti dal sistema sono tanti e difficili, infidi e invisibili come le mine antiuomo descritte da Gino Strada, non le vedi ma ti sfracellano. Nonostante ciò, io non mollo, ci provo ed escludo di dedicare un solo minuto ad analisi sul perchè e il per come di situazioni oramai già note a tutti. Rimbocchiamoci le mani, scaldiamo i giovani e rimettiamoli, insieme a qualche saggio, al centro del sistema, si può e si deve. Ricominciamo a lavorare insieme, facciamo squadra sempre più, come dice Montezemolo. Io ci sono. Buona domenica. Paolo Ghiazza

#25 da Simona, inviato il 27/10/2010
Il lavoro c'è, mancano la serietà e lo spirito di sacrificio: avete idea di quante panetterie, ristoranti, falegnamerie si trovano in sria crisi perchè nessuno vuol fare dei lavori "pesanti" seppur ben retribuiti? E la loro crisi non è dovuta a presunte mancanze di liquidità, perchè se si esce e ci si guarda intorno la gente a cena fuori ci và spesso, i mobli si acquistano, gli elettrodomestici di ultima generazione anche, idem per abbigliamento e calzature quindi dov'è questa fantomatica crisi economica di cui tutti straparlano?
Certo, il panettiere (come il cameriere o il cuoco o la badante) non può andare tutte le sere al cinema o in discoteca, deve rinunciare all'aperitivo, alla gita del week-end, alla palestra della sera ed al centro benessere. però ha un lavoro dignitoso e serio che vale mille volte gli status sociali imposti dai finti guru dell'italianità media.
Non possiamo essere tutti impiegati altrimenti chi creerebbe i bei mobili da ufficio? chi cucirebbe gli abiti che indossiamo?
Eppure certi mestieri disponibili non vengono considerati perchè comportano impegno, serietà e sacrificio reali, anche gli orari sono flessibili e spesso sforano quanto previsto.
Ovviamente se gli italiani pretendono di svolgere lavori "puliti" e con scarso impegno fisico (e spesso ancor minore impegno menale) è ovvio che la mobilità resterà sempre a livello da sabbie mobili.
Ho 32 anni, plurilaureata e figlia di operaio e cuoca. Da studentessa universitaria lavoravo part-time come commessa in un grande centro commerciale (domeniche e festivi sempre lavorativi) per mantenermi gli studi, mentre colleghi provenienti da famiglie facoltose erano fannulloni e fuoricorso, tanto per non farsi mancare nulla.
Terminati gli studi ho lavorato in un bar e nel week-end collaboravo con un ristorante come cameriera/aiuto cuoca/lavapiatti in base alle necessità. Ho avviato una piccola impresa artigiana affidandomi ad una banca, non ho avuto molta disponibilità economica iniziale e dopo qualche anno ho cessato l'attività, e per pagare il finanziamento cambiario ora faccio la colf per una famiglia privata. E sono dignitosamente felice e consapevole che, ragionando da laureata "snob" come molti miei coetanei ed amici fanno, non averi mai preso in considerazione lavori umili e spesso pesanti e forse starei a lamentarmi come loro di essere disoccupata e di non avere prospettive future.
E' la voglia di darsi da fare che manca, non opportunità.
Simona

#24 da Lello, inviato il 15/10/2010
Allontanare i giovani migliori non significa perderli.
Oggi non possiamo pensare di risolvere nell'immediato il nostro problema occupazionale ed ancoe di più del nostro sviluppo professionale ed imprenditoriale.
Però possiamo provare a capire qual'è la strada migliore per venirne fuori.
Siamo costretti (e dobbiamo farlo !!) aad allontanarci dalle nostre convinzioni lavorative e se necessario anche dal nostro Paese, ma con l'intento di tornare oltre che fisicamente anche con progetti capaci di aprire nuovi spazi lavorativi.
Spostiamo le nostre capacità verso nuovi territori di lavoro, cerchiamoli anche nel nostro paese, non solo fuori.
Non fermiamoci, allontaniamoci ma non perdiamoci.

#23 da Antonio, inviato il 28/9/2010
""...È per questo che in Italia si trasmettono di generazione in generazione non solo i beni e i redditi, ma anche le professioni."" Ahi sono un padre di 42 anni rimasto senza lavoro; abito in una città morta -Trieste- quindi il sillogismo naturale implica un futuro da disoccupati anche per loro?

#22 da Michele Simonetti, inviato il 24/9/2010
Premessa: non sono un idiota di parte, non sono un suddita, ma un amante dell’Italia, l’Italia valorosa e lavoratrice, la BellItalia!!!!
Vari eventi sono sintomo di una malattia inarrestabile, che sta invadendo ed opprimendo le nostre vite, i nostri valori, il cuore dell’Italia.
Corruzione, illegalità, mafia, anti-politica, anti-meritocrazia, federalismo anacronistico, bieco e cieco, indifferenza “economica”, etc etc … sono tutti aspetti ormai evidenti di un incancrenirsi senza fine della nostra società.
Siamo in un tunnel, ma non in un vicolo cieco!!!
Possiamo uscirne, ma c’è solo una via di uscita: UNIRSI in nome dell’Italia vera, onesta, lavoratrice. MANIFESTIAMO in nome dell’onestà, della vera onestà!!!

#21 da Francesco Ristori, inviato il 31/8/2010
I giovani Italiani sono costretti a fare gli impiegati e basta! Non possono trasformarsi in piccoli imprenditori e non hanno neppure la possibilità di diventare piccoli Artigiani. Il tutto perchè oggi si devono produrre tonnellate di carta e rispettare miliardi di Inutili norme. Ma che fine ha fatto la tanto declamata deregulation e deburocratizzazione? Produrre tutto ciò significa investire enormi capitali su cose che non portano ne produzione ne qualità, ma solo "tasse" travestite da diritti per. Ed un giovane con belle speranze, tante idee, non può partire dal suo piccolo garage. DEVE avere x metri per, y metri per, e deve rinunciare. L'Italia è tuttoggi ancora il paese delle Licenze, anche se camuffate! Per non parlare della Formazione. Università irraggiungibili, costi di studio esorbitanti e disorganizzazione totale. Parlo da lavoratore che fa anche lo Studente di Architettura a 30anni perchè non si poteva permettere di andare all'Università finito le scuole medie superiori, ma non per le tasse, ma per gli affitti incontrollati del Fuorisede e per i costi da affrontare per Libri di testo e materiali necessari. La riforma scolastica serve a poco, servono i Campus universitari e mettere in condizione tutti di affacciarsi al mondo della formazione per poi dare forte continuità a chi se lo merita. Basta alle Borse di studio, inutili escamotage che portano chi si può permettere di vivere dassolo da nullatenete in una casa in comodato gratuito da un genitore, di acaparrarsi la borsa di Studio a discapito di chi se la meriterebbe davvero.

#20 da Luigi Penzo, inviato il 15/8/2010
Il nostro paese non riesce ad essere il paese dei nostri giovani che spesso riescono a trovare stimolo, capacità, voglia di emergere al di fuori dell'Italia, ed in questo bisogna ringraziare l'Europa che diventa per i giovani il "mondo" dove esperimersi, dove la capacità trova supporto, dove si investe sui giovani, sul nostro futuro.
Ma tutto questo deve esserci anche in Italia,le politiche giovanili non siano solo slogan per racimolare voti o abbellire campagne elettorali.



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