Mondo Futuro

Ripensare l'immunità per uscire dall'assedio

Politica e giustizia

di Alberto Stancanelli , pubblicato il 30 novembre 2009
immagine documento Può un Paese rimanere bloccato per quindici anni nel conflitto tra l’interesse del Presidente del consiglio dei ministri che ha il diritto-dovere di governare e un altro potere dello Stato che ha il diritto-dovere, sulla base delle leggi vigenti, di svolgere la propria funzione giurisdizionale?

C’è la possibilità, nell’interesse economico-sociale di un Paese in profonda crisi, di coniugare la ragion di Stato (che possiamo tradurre nel si lasci governare chi è eletto dal popolo sovrano) con la morale e la giustizia, come enunciava nel Cinquecento Giovanni Botero?

Come possiamo coniugare l’esigenza di assicurare la governabilità del Paese e avere quel necessario equilibrio tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione per superare una crisi che colpisce sempre più le famiglie e aumenta il livello insostenibile di povertà e al tempo stesso garantire il rispetto del fondamentale principio di eguaglianza davanti alla legge proprio di una democrazia moderna? Sicuramente non attraverso iniziative che dividono e introducono lacerazioni nel Paese e tra le Istituzioni. Dopo una guerra non esiste mai un vincitore, tutti perdono ed è per questo che non bisogna aver timore o vergogna di chiedere una tregua, di fare un passo indietro, abbandonando l’orgoglio tipico del genere umano, che può, come la storia insegna, procurare danni irreparabili. Un atto di forza risolutivo può chiudere un conflitto, ma causare un effetto dirompente nel sistema democratico e nel senso di giustizia che deve sempre accompagnare i singoli che sono parte essenziale di una società evoluta, per evitare la degenerazione anarchica e individualista.

Il processo breve può essere l’atto di forza risolutivo, l’atto finale che può chiude un conflitto, può sottrarre il premier dal giudizio, ma gli effetti sulla nostra società sarebbero dirompenti e duraturi per il senso di impunità che coinvolgerebbe tutti i cittadini che aspettano giustizia e che verrebbero assaliti da una pericolosa sensazione di delusione nelle Istituzioni per l’oggettiva impossibilità organizzativa di rispettare un termine di durata dei processi di due anni che di fatto nega giustizia. Questo non vuol dire che non ci sia la necessità nel nostro Paese di una riforma della giustizia, del processo penale e civile, dell’organizzazione giudiziaria, delle modalità di accesso e di carriera dei magistrati. E’ proprio tanto diversa la giustizia oggi da quella rappresentata nell’angosciante film Detenuto in attesa di giudizio, di Nanni Loy del 1971? La famiglia dello sventurato protagonista (comunque fortunato perché diventa uno psicotico-nevrotico, ma sopravvive) di quel film non ricorda la famiglia Cucchi che non riesce a parlare e a vedere il proprio familiare morente in un carcere del 2009?

Michele Ainis, su Il Sole 24 Ore del 27 novembre, ci ricorda il pericolo di un conflitto ormai insostenibile e la necessità di trovare una soluzione condivisa e giusta al problema che divide ed esaspera l’Italia da quindici anni, che sia il male minore, ma che non abbia il senso di un’amnistia personale e non ricerchi leggi ad personam, o di dubbia costituzionalità. E’ possibile, come sostiene Ainis, ritornare al vecchio articolo 68 della Costituzione che prevedeva l’autorizzazione del Parlamento per l’avvio del processo penale per i parlamentari?

Quella che Ainis traccia nel suo articolo è un’analisi condivisibile come la sua soluzione. Il bene del Paese passa attraverso una necessaria tregua nella politica, nelle Istituzioni e nel Paese con la ricerca di una soluzione costruita su valori morali, giuridici e costituzionali che non introducano una forma di impunità, ma una immunità, anche temporanea (con l’interruzione della prescrizione).

Sia, quindi, il Parlamento ad autorizzare il processo penale nei confronti dei parlamentari, come aveva previsto la Carta Costituzionale del 1948. Devono, però, essere rispettate, a mio avviso, quattro condizioni: escludere i delitti contro la persona; ridare il giusto ruolo ai parlamentari ribadendo il principio, previsto dall’art. 67 della Costituzione, dell’assenza del vincolo di mandato nell’esercizio delle funzioni e modificando la legge elettorale per restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti e non, come avviene oggi, far scegliere i parlamentari dalle segreterie dei partiti; e, infine, chiedere la segretezza del voto, essendo, nel caso specifico, un voto anche di coscienza, che può trasformare l’immunità in impunità.
E' membro del comitato direttivo di Italia Futura


tag:  politica   giustizia   magistratura   esecutivo   processo breve  


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#24 da Francesco , inviato il 10/12/2009
In questo momento qualsiasi cosa si faccia per risolvere la questione diventa comunque un'azione ad personam. Dobbiamo porci il problema di come salvare il primo ministro da azioni giudiziarie sotto il suo ricatto di fare leggi disastrose per il paese?

#23 da emanuele filippo, inviato il 5/12/2009
"stream of consciousness" attribuirmi una tecnica è troppo solo poco tempo strappato al molto lavoro scusatemi .

#22 da Alessandro Garibbo, inviato il 4/12/2009
Difficile pero' capire che cosa propone in concreto chi scrive in istile "stream-of-consciousness" (stile piu' adatto al soliloquio - si veda Joyce - che al dialogo) e per di piu' maltrattando grammatica e sintassi e quindi, in ultima analisi, ignorando la logica.

#21 da emanuele filippo, inviato il 3/12/2009
io ritengo che il dibattito se costruttivo deve essere fatto senza tener conto del presidente attuale ma pensare al dopo non si può avere un sistema che funziona bene se non vi è equilibrio fra le parti che lo costituiscono e garantiscono, nascono dei conflitti che fanno non funzionare il sistema . Oggi che viviamo in un era dove tutto si muove e cambia velocemente abbiamo un modello obsoleto che anche colpa della variabile umana appare qualcosa che si avvicina più al caos che ad un sistema stabile e funzionate qualsiasi cambiamento porta dei vantaggi a qualcuno o a qualcosa ma se per questo il sistema non debba essere reso più fluido più stabile be allora le cose si complicano ancora di più .Non voglio dilungarmi ancora per dire che questo sistema necessita di aggiustamenti che tengano conto del fattore principale dare un futuro a questo paese dove tutto sembra legato a questo o quello bisogna stabilizzare con dei paletti molto robusti le varie forze costituzionali in modo che non vi siano dei conflitti che possano portare alla paralisi il sistema ed evitare che fini personali o politici lo possano mettere in crisi questo è quello che si deve fare, sarà l immunità parlamentare sara una nuova riforma elettorale comunque non è più possibile assistere ad un sistema politico che viene messo continuamente in stallo .Se poi voi crediate che il sistema sia perfetto che l unica persona sbagliata sia la persona che oggi riveste la carica di presidente del consiglio allora il discorso cambia , dopo di lui tutto ricomincerà a funzionare perfettamente .

#20 da Mauro Scarpi, inviato il 3/12/2009
Ricordo che il Popolo Sovrano NON ha eletto il Presidente del Consiglio, ma solo dei candidati (tra l'altro con il nuovo sistema elettorale neppure questi), poi tra gli eletti viene scelto dal Presidente della Repubblica il Presidente del Consiglio a cui delegare la formazione del Governo. Se all'atto della designazione del Premier si indicasse una persona senza problemi giudiziari pregressi ancora attivi, non ci troverremmo in questo "pantano politico". Altra situazione non edificante è che tutta l'attività governativa sia incentrata sulla ricerca del modo di non far processare personaggi politici, nonostante la crisi che lascia senza lavoro migliaia di famiglie.

#19 da Alessandro Garibbo, inviato il 2/12/2009
Da quanto sento da varie voci, mi pare che si voglia modificare ad libitum la Carta Costituzionale per portare il Paese ad una nuova barbarie, dove si confondano i termini liberta' e licenza, si sostituisca al giudizio l'ordalia o il giudizio della tribuna circa la sorte del gladiatore e si contrabbandi l'impunita' de facto sub specie immunitatis.
Fu Barabba - non Gesu' - quello "acclamato dal popolo". Non dimentichiamocelo, per carita'.

#18 da Alfredo Melardi, inviato il 2/12/2009
credo ci voglia coscienza politica, senso comune e soprattutto "la consapevolezza del ruolo pubblico che si dovrebbe andare svolgere attraverso una reale legittimazione elettorale". nel momento in cui ci sarà un soggetto politico che possieda questi requisiti allora si potrebbe cominciare a parlare di immunità. fino ad allora l'italia sarà sempre attanagliata dal politico-buisnessman. sarà utopia?

#17 da pierantonio, inviato il 2/12/2009
oggi, come in passato, il Parlamento viene percepito solo come un freno all'azione della magistratura, un affossatore di richieste di autorizzazione a procedere: per questo no ritengo sia necessario il ripristino dell'immunità parlamentare

la Carta Costituzionale del 1948 è datata, va messo mano al testo nato dopo 20 anni di dittatura: perfino gli USA hanno aggiunto (e tolto) emendamenti

assenza del vincolo di mandato nell’esercizio delle funzioni e modifiche alla legge elettorale sono indispensabili

ritengo infine che OGNI voto in parlamento dovrebbe essere palese, sempre e comunque: solo così potrò valutare l'operato del deputato/senatore che mi rappresenta in parlamento e decidere se condivido o meno la sua azione politica

#16 da Alessandro Garibbo, inviato il 2/12/2009
Non sono affatto daccordo sull'idea che per attirare investitori stranieri si debba rinunciare a una giustizia che tuteli il Paese e i singoli cittadini rispetto ai reati commessi dai "colletti bianchi".
Ricordiamoci che "Venite a inquinare da noi!" e' stato per anni lo slogan di molti Paesi africani (dittature tribali e/o militari) che hanno cosi' attratto i capitali stranieri, chiudendo un occhio (e piu' sovente due) relativamente ai risvolti ecologici e a quelli inerenti la tutela dei diritti umani delle operazioni collegate, appunto, a quegli afflussi di capitale straniero, a tal modo sollecitati.
Non si svende cosi' un Paese. Non si svende, cosi', l'Italia!

#15 da emanuele filippo, inviato il 2/12/2009
non ho mai parlato di impunità ma di temporanea immunità e ritengo che il lodo non era male anzi riproporlo sotto forma di riforma costituzionale non sarebbe sicuramente un errore come sono sicuro che tempi certi e processi brevi possono rendere il nostro paese più appetibile anche per investitori esteri che oggi ritengono di non essere tutelati dal nostro sistema giudiziario, nel fare questo bisogna uscire dalla strumentalizzazione che a giovarsi di questo sarebbe l attuale presidente del consiglio perchè dopo di lui il problema si riproporrebbe , perchè da quindici anni la magistratura e il potere economico hanno messo all angolo la vera politica .

#14 da Antonella, inviato il 1/12/2009
Condivido e apprezzo l'articolo del dott. Stancanelli. Lo ritengo ricco di spunti ben argomentati, pieno di saggezza e sano pragmatismo, che in questo Paese ormai sono virtù rare.

#13 da pino, inviato il 1/12/2009
Concordo con Savoia sulla indispensabilità di un ricambio generazionale e sulla definizione per legge dei tempi massimi per occupare una carica pubblica. Non sono d'accordo invece con la proposta che sia il parlamento ad autorizzare il processo penale, in quanto la maggioranza farebbe quadrato intorno ai suoi parlamentari. Piuttosto si potrebbe pensare a una ulteriore autorizzazione di un organo giudiziario tipo CSM che filtrerebbe eventuali errori o superficialità. Per uscire dalla confusione che si vuole ad arte diffondere, occorre distinguere tra il sacrosanto diritto di governare della maggioranza che ha vinto le elezioni, e le singole persone che svolgono incarichi in quell'ambito. Come puo' un ministro anche dopo essere stato eletto, rimanere in carica, anche se solo sospettato di reati gravi? (per provvedimenti della magistratura anche non passati in giudicato); eppure tale eventualità oggi pare normale e questo è l’indicatore della gravità della situazione.
Quando indiziato, dovrebbe essere lui il primo a farsi da parte, e questa sarebbe una modalità civile e di una nazione democratica.
Occorre guardare all'interesse della collettività che non ha nessun beneficio nel tenere un indiziato in cariche pubbliche. Dimissioni e avanti un altro, questa è una condizione preliminare a qualsiasi altra soluzione pensabile.

#12 da Alessandro Garibbo, inviato il 1/12/2009
L'intervento di Giuseppe Savoia mi trova d'accordo. Io pero' parlerei di ricambio tout-court, meglio se anche generazionale, ma non necessariamente tale. Ci sono in questo paese alcune persone che, pur appartenendo alle generazioni "passate" (ma che cosa vuole poi dire?):
a) sono immacolate;
b) sono detentori di esperienze lavorative di pregio e hanno contatti eccellenti;
c) sono ancora piene di energia e hanno tempo da dedicare alla res publica
d) e magari non hanno neppure figli o nipoti "da mettere a posto", ma possono educare le giovani leve a svolgere dignitosamente le mansioni di rappresentanza e di governo.
Non sottovaluterei queste persone in un'ipotesi di ricambio a breve termine.
Per il medio e lungo periodo, il ricambio - questo e' ovvio - non puo' che essere di natura generazionale.

#11 da FILIPPO ANATRA, inviato il 1/12/2009
ripensare all'immunità dei parlamentari, a una sola condizione.

i partiti si devono impegnare a farci scegliere i candidati e a non proporre chiunque ha dei problemi, di qualsiasi natura con la giustizia.

Altrimenti rischiamo di eleggere al potere legislativo la Banda Bassotti e il clan di Al Capone.

#10 da Giuseppe Savoia, inviato il 1/12/2009
Non viene però preso in considerazione un aspetto importante: LA NECESSITA’ DELLA POLITICA ITALIANA DI UN RICAMBIO GENERAZIONALE.
Reintrodurre l’immunità con la propensione di “interrompere i processi temporaneamente fermando la prescrizione” diventerebbe un vacuo palliativo, basterebbe per i politici attuali rimanere in carica a vita.
Il problema vero non è che l’Italia è prigioniera da quindici anni dei processi di Berlusconi, l’elemento dirompente nel sistema politico italiano è che non pone limiti temporanei alla detenzione del potere, le cariche politiche passano di mano in mano sempre agli stessi personaggi per poi ritornare in perfetto stile gattopardiano al punto di partenza.
La riflessione che bisognerebbe fare è: in quindici anni in paesi come la Francia, gli Usa, la Spagna…quanto ricambio politico vi è stato rispetto l’Italia ?
Il leader di centrodestra è immutato, il centrosinistra è incapace di far uscire nomi nuovi mantenendo i nomi dei registi sempre uguali, il centro è anch’esso immutato, i partiti federalisti che si vantano di essere i più giovani hanno leader vecchi...
L’ITALIA È PRIGIONIERA DA QUINDICI ANNI DELLA STESSA CLASSE POLITICA.
Reintrodurre l’immunità senza porre dei limiti temporanei alla presenza in parlamento e al governo non farebbe altro che acuire i già tragici problemi della politica italiana.

#9 da daniele, inviato il 30/11/2009
Alla domanda “Può un Paese rimanere bloccato per quindici anni nel conflitto tra l’interesse del Presidente del consiglio dei ministri che ha il diritto-dovere di governare e un altro potere dello Stato che ha il diritto-dovere, sulla base delle leggi vigenti, di svolgere la propria funzione giurisdizionale?” credo ci sia una sola risposta: “NO, che non può! ma l’Italia ci sta riuscendo!” e non è difficile con questa classe politica e con questo sistema giudiziario!
Credo che questo sia il momento meno adatto per parlare di morale e giustizia coniugati all’esercizio del potere (giustizia, escort, trans, travestiti, veline, droga, etc), anzi, il fatto che neanche con la crisi c’è un comportamento più serio da parte di chi ci rappresenta, significa che siamo in una fase di decadimento!
Abbiamo un grande Presidente della Repubblica! Quando occorre lancia allarmi e a volte usando anche toni drammatici. Si vedano le dichiarazioni di un paio di giorni fa (“Nulla può abbattere un governo che ha i numeri” “i giudici si attengano all'esercizio delle loro funzioni”)
Sicuramente c’è bisogno di una riforma della giustizia, che dia però certezza di uguaglianza davanti alla legge e in caso di condanna definitiva anche della certezza della pena.
Sono pienamente d’accordo nel pensare che il bene del Paese passa attraverso anche una necessaria tregua tra la maggioranza e l’opposizione, tra i Poteri dello Stato e tra le Istituzioni, cercando una fattiva soluzione su valori morali, giuridici e costituzionali (no impunità ma una temporanea immunità).
Condivido l’intero articolo e il contributo dei due Alessandro.

#8 da tatiana, inviato il 30/11/2009
non è nascondendo la polvere sotto il tappeto che si ripulisce il salotto...e non vedo perchè dobbiamo essere il Paese che deve sempre scegliere "il male minore". A prescindere dalla Magistratura, ma dove si vedono spettacolini indecenti come nel Parlamento italiano? Nelle democrazie straniere i parlamentari, i ministri si dimettono se assumono la colf in nero e noi invece cerchiamo di mettere delle toppe che fanno acqua da tutte le parti a un malcostume generalizzato. Non è facendo piazza pulita di un numero infinito di processi che io mi sento più tutelata come cittadino. Semmai permettere alla gente (non solo magistrati) di lavorare in maniera decente e degna di un Paese civile, ecco, questo è il punto. Perchè possiamo mettere mano al processo breve ecc, ma intanto, dopo, non cambia niente, i tribunali saranno sempre allo sbando con impiegati demotivati e che lavorano in condizioni da terzo mondo....e in tempi brevi si torna punto e a capo.

#7 da giorgio cinciripini, inviato il 30/11/2009
Tutta la problematica in corso puo' essere superata in modo semplice: visto che con il processo 'breve' si cambiano le ' regole del gioco' , le modifiche vanno applicate ai processi indetti dal giorno dopo la pubblicazione della legge sulla Gazetta Ufficiale ! Semplice !!! Che ne dite ?

#6 da Claudio, inviato il 30/11/2009
Il popolo non è un sovrano assoluto (ad legibus solutus, non vincolato dalle leggi), ma è un sovrano costituzionale: la sua investitura non può e non deve rendere immuni dalle leggi. Questo sarebbe cesarismo. Quindi mi ricollego ai commenti dei due alessandro:"Condivisibile sempre che si faccia riferimento a fatti ed oggetti di azione giudiziaria che siano attinenti allo svolgimento dell'incarico politico ed alla sua natura e non ad atti non attinenti al ruolo politico". E in ogni caso, finito l'incarico, se ci sono inchieste si proceda senza che l'incarico vada a ridurre i tempi di prescrizione. La certezza della pena deve essere garantita a tutti i livelli per rendere credibile il sistema giustizia e tutto il sistema-Italia.

#5 da emanuele filippo, inviato il 30/11/2009
Scusate se intervengo non sono un costituzionalista insomma un esperto ma ritengo che chi creo art .68 l unico obbiettivo era quello di dare stabilità di governo non c' entra nulla la bonifica ed altro, l immunità è necessaria per evitare che altri soggetti vedi la magistratura interferiscano sull operato di un governo eletto dal popolo punto, non c 'entra nulla il prima il dopo ,il parlamentare per il costituente deve poter espletare per intero il mandato dato dagli elettori tutto il resta non c'entra niente io sono d accordo per il ripristino dell' immunita tout court e la riforma elettorale con la scelta del candidato da parte dell elettore e siamo fuori da tutto tranquilli sereni perchè adesso abbiamo un sbilanciamento da parte della magistratura faziosa o non .

#4 da paolo, inviato il 30/11/2009
Ma a nessuno interessa sapere se B ha commesso i reati di cui è accusato!?

#3 da Alessandro Garibbo, inviato il 30/11/2009
Sono tendenzialmente d'accordo con "alessandro", ma rifraserei due punti.
1) "... che siano attinenti allo svolgimento dell'incarico politico ed alla sua natura e non ad atti precedenti e non attinenti al ruolo politico."
Toglierei "precedenti", lasciando non attinenti al ruolo politico tout court.
2) "... sempre che si voglia realmente "bonificare" società e quindi parlamento."
Invertirei i termini e direi : "bonificare il parlamento e quindi la società"

#2 da Giuseppe , inviato il 30/11/2009
Sono convinto che, per il bene del nostro Paese e la salvaguardia della democrazia, l'attuale governo scelto con la sovranità del popolo italiano e con larga maggioranza di voto, ha sia il diritto che il dovere di svolgere il proprio ruolo con protagonismo.
Bisogna rifasare i ruoli tra i vari organismi dello Stato per fuoriuscire dall'immobilismo dettato da una falsa demagogia tra opposizione e maggioranza (mentre il medico studia la malattia così l'ammalato muore).
Una autentica democrazia è propositiva e fa del conflitto delle idee (maggioranza -opposizione) un vero meccanimo per protendere la società verso un futuro migliore (conflitto tra l'essere ed il dover essere = orientare tutto il corpo sociale verso un miglioramento generale).
A cosa protende parte del mondo politico: ad un progresso reale del paese o ad ostacolarne lo sviluppo economico? Promuovendo così meccanismi che affondano la nostra nazione nella vergogna?
Se il popolo sceglie un governo di Centro-Destra c'è bisogna che poi esso possa governare senza ostacoli altrimenti la politica funzionerà da freno e non da acceleratore delle idee.
In ultimo qui c'è da fissare bene un concetto democratico:
-ospedali che funzionino
-scuole efficienti
-città vivibili
-università moderna
-senso della nazione e rispetto per la nostra religione
-più ingenerale diritto ad una vita vivibile
Non devono essere considerate una prerogativa ne delle Sinistre e ne delle Destre bensì una costante sociale.
Il polo poi con il voto sceglie se queste costanti saranno assicurate e governate dal Centro, dalla Sinistra o dalla Destra.



#1 da alessandro, inviato il 30/11/2009
Condivisibile sempre che si faccia riferimento a fatti ed oggetti di azione giudiziaria che siano attinenti allo svolgimento dell'incarico politico ed alla sua natura e non ad atti precedenti e non attinenti al ruolo politico. Diversamente non vedo perchè avere la possibilità della immunità ... sempre che si voglia realmente "bonificare" società e quindi parlamento.



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