Accade Domani 2009
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"Accade Oggi", il racconto di una finalista

La premiazione del concorso Accade Domani vista da Simona Bonfante, autore del progetto "Sei un bullo o sei un leader?"
pubblicato il 29 novembre 2009



Attacco la bici al palo più istituzionalmente sicuro di tutta Milano – lungo il marciapiede antistante il Pirellone - e mi avvio in stazione. Sono le 5.45. La Freccia Rossa è già al binario. Alle 6.15 in punto parte. Buon auspicio. Mi sintonizzo su Radio Radicale: la replica della conversazione settimanale di Marco Pannella e Massimo Boldrin mi accompagna al sonno profondo. Arrivo a Termini puntualissima, alle 9.45.

Mi dirigo all’uscita. L’altoparlante ammonisce dal pericolo borseggiatori. Traballante sui miei tacchi vintage, indosso la faccia da dura e mi fiondo alla fermata dei taxi. I 5 minuti di fila mi danno il tempo di vagheggiare sulle virtù immaginifiche della liberalizzazione mancata mentre studio con circospezione il mio vicino, stranamente libero da ingombri e bagagli (sarà mica lui il mio borseggiatore?).

Arriva il mio taxi. Non faccio in tempo a rilassarmi sul sedile e liberarmi del vestiario in eccesso, tarato sul clima milanese, che l’autista mi molla la freddura: “Lo sa che c’è un supplemento speciale di 2 euro e 50 per le corse in partenza dalla Stazione?”

No, non lo so, ma reprimo – conciliante - l’istinto di ingaggiare un confronto sul tema. Semmai dopo. Già, semmai!

Alle 10.30 c’è la cerimonia di presentazione dei progetti finalisti del concorso Accade domani, quello bandito dalla neonata associazione Italiafutura. È questo il motivo della mia trasferta romana: tra i 7 finalisti, infatti, ci sono anche i miei “bulli”.

Ma come mi sarà venuto in mente di presentare proprio quel progetto? E come ho potuto chiamarli “bulli” – che orrore! Manco fossero loro dei deviati ed io una missionaria. Io, che ai miei bulli non offro affatto compassione. Semmai riconosco loro un diritto che oggi non hanno: quello di cadere ma avere una chance di rialzarsi.

Sarebbe bastata quella citazione di Goethe; sarebbe bastato inviare quella frase al concorso: che bisogno c’era di aggiungergli pure un “progetto”.

Mah! Deve essere la deformazione professionale. Gli ultimi mesi trascorsi ad occuparmi di “sicurezza urbana”, bazzicando le periferie degradate, incontrando i poliziotti locali, le comunità di quartiere. Vedendo la rappresentazione plastica di cosa significhi vivere nella dimensione “zero chance”. E fare i conti con l’approccio “politico” del mio committente: trovare una soluzione al problema che sia mediaticamente efficace e ideologicamente motivante. Una non-soluzione, insomma.

Sarà per la frustrazione che quel mio apporto professionale mi lascia, fatto sta che il tema mi coinvolge. Ed è così che il progetto “bulli” matura. Un istinto solidaristico, il mio? Macché! Semmai una cinica razionalità economicista: arginare i danni del degrado, contenerne l’inevitabile contagio metastatico alle parti “sane”, costa a tutti noi molto più di un investimento marshalliano capace di attivare meccanismi generatori di opportunità.

Il tassista manifesta un problema: non conosce la strada per il Tempio di Adriano. Ad un semaforo chiede lumi ad un collega ma quello sbiascica qualcosa di incomprensibile e scatta via, al verde, prima di aver completato l’indicazione.

Il mio tassinaro entra in palla. Si giustifica, guardandomi dallo specchietto:

“So novo del mestiere”. “Tranqui” – gli dico - e senza consultarlo gli sottraggo lo stradario che mantiene in equilibrio precario tra le gambe, aperto alla lettera “P” (di piazza di Pietra). Trovo le coordinate topografiche. Sollievo mio, sollievo del tassista. Arrivo a destinazione in perfetto orario.

Davanti al Tempio, c’è già gente in attesa. Consulto le facce, azzardo un pronostico sui colleghi finalisti – e i vincitori? Mi sorge un dubbio: ma sarà il posto giusto per me e i miei bulli? Intravedo Andrea Romano. E ripenso ai miei quattro anni in Inghilterra, come “infiltrata” tra i pensatoi del New Labour durante l’era del rinnovamento blairiano. E quella – mi conforto - è un’incontrovertibile affinità con il direttore dell’associazione, e tutto sommato quella affinità dà coerenza alla presenza mia (e dei miei bulli) in una circostanza che, seppur romana nella location, appare così anglosassone nello stile e negli obiettivi.

Anglosassone, ok, ma per fortuna non troppo. L’accoglienza di Giulia Innocenzi è tutt’altro che formale. Come informale è anche l’incontro con gli altri finalisti.

Chi sei, che fai, da dove vieni…? Facciamo in tempo ad informarci dei rispettivi progetti quando mi accorgo di quanto mi imbarazzi pronunciare ad alta voce quella parola, “bulli”. Eppure mi toccherà farlo. E mi toccherà farlo a cospetto di una sala ormai stracolma di gente. Prevedo già la sciagura. Allora, per distrarmi mi concentro sull’audience. Le facce non sono affatto ostili. L’atmosfera non è affatto distaccata.

In fondo, mi dico, non c’è ragione di temere per i miei bulli: se la caveranno benissimo da soli!

L’arrivo dell’Avv. Montezemolo permette di rintracciare la differenza sostanziale con il mondo anglosassone: la paparazzata con cui viene assediato, e poi i giornalisti cui preme soprattutto intercettare lo scoop – sai mai, magari un outing politico!

D’altra parte la curiosità che aleggia attorno all’iniziativa (ed alle sue finalità) è comprensibile: Italia Futura non è un partito, e non vuole diventarlo, ma le energie creative che sprigiona hanno una evidente caratura politica. Politica, infatti, è l’ambizione di muovere l’Italia, muoverla dal basso. Di scuoterne l’attitudine, spesso sopita nel nostro paese, a metterne in circolo le virtù – l’intelligenza, la razionalità, l’inventiva, non solo la proverbiale capacità di arrangiarsi. Beh, tutto questo – nota con palese franchezza Lucia Annunziata, moderatrice dell’incontro – è politica.

E sia anche così ma la politica di Italia Futura è un “fare Polis” – scandisce l’Avv. Montezemolo e lì – chediolobenedica – la giornalista capitola.

Il protagonista dell’incontro è il premio. O meglio è l’Italia di domani che con i progetti vincitori si comincerà a costruire. Il premio in palio viene assegnato ad un’idea intelligente e virtuosa. L’idea migliore. Un’idea che trasmette a tutta la platea passione e convinzione, le stesse che il suo giovane ideatore, Raffaele Mauro, infonde nell’illustrarla. Ed è come se con la sua vittoria in fondo fossimo tutti noi ad aver vinto. Perché così è in realtà. Il suo progetto, che affida allo strumento del microcredito il finanziamento delle idee imprenditoriali altrimenti difficilmente appetibili per i canali finanziari tradizionali, ha il pregio – come osserva Andrea Mondello – di sfidare il sistema bancario generando nuove opportunità. È quello il tipo di business di cui c’è più bisogno nell’Italia in cui vorremmo vivere tra cinque anni: un business che nasce dalle idee e si nutre di innovazione, creatività, talento.

Il mirocredito ha questo di bello: premia la vocazione personale a creare impresa partendo da zero. O meglio, partendo dalla testa. Nessun progetto, meglio di questo, avrebbe potuto dar corpo allo spirito di Italia Futura.

Il domani che il premio si poneva l’obiettivo di far accadere, dunque, in realtà è già oggi. Ed è con questa rosea prospettiva, ragionevolmente ottimista, che mi incammino alla volta di Termini ripromettendomi di ingaggiare il confronto sul tema “liberalizzazione delle licenze dei taxi” con un esponente della categoria ad una trasferta prossima ventura.

Per la cronaca, il palo istituzionale del Pirellone non ha tradito la fiducia riposta dalla mia bici.

Simona Bonfante


I progetti finalisti






tag:  accade domani   premiazione   bullo   finalisti   venture capital  


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