Anticorpi contro il declino
L'Italia che verrà
di
Walter Ricciardi ,
pubblicato il 24 novembre 2009
Valutare se l’Italia sia un paese in declino non è cosa semplice, poiché enorme è la sua eterogeneità geografica, culturale, economica e sociale, ma è certo che una serie di segnali sempre più allarmanti ci inducono ad una seria riflessione.
I problemi di oggi sono infatti conseguenza delle scelte di ieri, le decisioni di oggi condizioneranno enormemente ciò che avverrà domani, sicché è necessario interrogarsi su come sarà l’Italia tra cinque anni: reggerà il confronto con le economie emergenti e terrà il passo dei principali Paesi europei, Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna?
A giudicare da quanto viene detto e fatto in questi giorni i dubbi in proposito sono molti, soprattutto se si confrontano le nostre “non scelte” con quello che viene programmato e deciso in altri Paesi.
Dal 1° gennaio, ad esempio, il governo tedesco opererà tagli alle tasse per 24 miliardi di Euro ed offrirà incentivi alle imprese ed un bonus mensile di 150 Euro alle famiglie con reddito medio-basso.
Per quanto attiene gli investimenti strategici in ricerca e formazione universitaria, la Cancelliera Merkel ha comunicato con un editoriale su Science, una delle riviste scientifiche mondiali più prestigiose (cosa assolutamente inedita per un capo di governo!), un finanziamento di 6 miliardi di euro per portare la percentuale di prodotto interno lordo dedicata alla ricerca al 3%, ben al di sopra dell’1,8% della media dell’Unione Europea, e questo proprio mentre l’OCSE ci comunica il sorpasso della Tunisia sull’Italia, con l’1,2% rispetto all’1,1%.
Ed è triste constatare che la più importante materia prima di cui dispone il Paese, i giovani di talento, sembrano non credere più alle sue prospettive future, avendo perso negli ultimi 10 anni ben il 4% dei nostri, già non numerosi, laureati scientifici, e portando a decine di migliaia le persone di età inferiore ai 35 anni che svolgono all’estero lavori altamente qualificati.
Così come appaiono esiziali per il futuro del nostro Sud i dati relativi alla mobilità dei neolaureati con il 44% dei medici, il 50% degli ingegneri ed il 60% degli architetti che decidono di trasferirsi nel centro-nord.
Ma combattere il declino dell’Italia si può e, soprattutto, si deve, perché sono numerosissimi gli esempi di minoranze vitali e produttive, nella ricerca, nell’impresa, nei servizi, nel volontariato sociale, che tengono alto il nome e l’onore del Paese. Si tratta di trasformare questi successi individuali o di gruppi più o meno grandi in un successo sistemico per l’Italia nel suo complesso, recuperando l’entusiasmo e la speranza che ha sempre animato il nostro paese, specie nei momenti difficili.
Direttore dell'Istituto di Igiene dell'Università Cattolica di Roma e dell'Osservatorio Nazionale per la Salute nelle Regioni Italiane. E' il primo Editor non inglese dell'Oxford Handbook of Public Health e componente non americano del National Board of Medical Examiners degli Stati Uniti d'America.