La crisi dei piccoli
Perché è importante sostenere l'impresa individuale
di
Marco Simoni ,
pubblicato il 11 novembre 2009
La galassia dei lavoratori che sul Corriere De Bortoli chiama i pro-pro, produttori e professionisti, autonomi, piccoli imprenditori ed artigiani, soffre più delle altre della crisi economica perchè è strutturalmente al di fuori delle reti di protezione pensate per grandi aggregati produttivi. Inoltre, pur essendo composta da una moltitudine di figure professionali assai diverse tra loro, è anche il comparto economico che maggiormente soffre della incompiuta transizione economica italiana, cominciata all’inizio degli anni ’90, e non ancora conclusa.
Avvocati, architetti, informatici, esperti di comunicazione, piccoli artigiani – figure sociali ed economiche molto diverse tra loro – sono intrappolati tra la durezza di un mercato estremamente concorrenziale, aperto e flessibile, e le lentezze di una struttura burocratica rigida che non offre più le tutele che motivavano quelle stesse regole. In altre parole, gli individui che affrontano il loro mestiere nel mare aperto del mercato devono pagare tutti i costi del mercato – in termini di rischio, incertezza, volatilità – senza davvero beneficiare delle maggiori opportunità che un mercato liberalizzato dovrebbe offrire. Vista da un’altra prospettiva, questi individui sono appesantiti da tutti gli ostacoli posti dagli ordini professionali, dalla disciplina fiscale e regolamentare delle piccole imprese, senza potersi giovare di un sistema ricco di protezioni e garanzie. In altre parole, il peggiore dei mondi possibili.
Il paradosso di questa situazione, naturalmente, è che i pro-pro rappresentano l’ossatura diffusa non solo dell’economia dei servizi, e del terziario ad alta specializzazione, componente fondamentale del sistema competitivo nazionale, ma anche una riserva fondamentale di creatività e di stimolo al progresso economico e culturale – in senso ampio – del paese che dunque, al contrario, dovrebbe incoraggiare, semplificare, facilitare, gli sforzi individuali di chi vuole direttamente dare un contributo, col proprio lavoro, alla nostra economia. Per questa ragione, mentre il governo sta cercando le risorse per ridurre il carico fiscale sulle attività economiche, avrebbe senso evitare una manovra diffusa che, in un contesto di risorse limitate, avrebbe effetti molto modesti, per concentrarsi invece sulla semplificazione e l’alleggerimento della vita di chi volesse sviluppare le proprie idee e le proprie passioni in proprio.
Ridurre gli oneri fiscali per le micro imprese, abbattere drasticamente gli adempimenti burocratici per le nuove imprese, anche con interventi settoriali mirati che puntino a ricadute economico-sociali più ampie (ad esempio una detassazione drastica dei lavori di cura per anziani e bambini gioverebbe anche allo stato delle famiglie, o con sgravi particolarmente vantaggiosi per imprese nei settori tecnologicamente più avanzati, nei quali l’Italia sta scontando un grave ritardo) significherebbe cogliere due obiettivi entrambi importanti: alleggerire il peso della crisi su categorie particolarmente esposte, e costruire fondamenta più solide delle attuali su cui basare lo sviluppo del futuro.
Insegna economia politica alla London School of Economics, dove è coordinatore del Master in Public Administration in European Public and Economic Policy.