La politica cieca di fronte a Internet

Perché la banda larga è necessaria

di Edoardo Narduzzi , pubblicato il 9 novembre 2009
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Rinunciare ad investire 800 milioni di euro per dotare l’Italia di una migliorata rete di comunicazioni è una decisione molto grave. Non investire oggi in tutto ciò che ruota intorno alla rete e ad Internet significa non accorgersi di tre fenomeni rivoluzionari che ci stanno attraversando:

1) Il fenomeno iPhone della Apple, un successo commerciale senza precedenti nella storia del capitalismo. Mai un nuovo prodotto che abilita l’uso di una tecnologia di accesso era stato così rapido in termini di quote di mercato e consumatori acquisti nel mondo. La curva di ingresso sul mercato dell’iPhone è una retta con una pendenza impressionante che a ridosso del secondo compleanno non accenna segni di diminuzione. L’Apple non ha conosciuto nessuna fase di ingresso sonnecchiosa sul mercato. Rispetto all’andamento di Netscape, che lanciò il browser Internet, siamo su un’altra dimensione geometrica. L’iPhone battezza il mobile internet e lo fa con la velocità della modernità: superaccelerata. Non ci vorrà molto prima che gli utenti dello smartphone della Apple inizieranno a chiedere banda più larga per i loro servizi.

2) La crescita endogena dipende sempre di più dalla capacità di valorizzare la conoscenza. La cosiddetta legge di Read recita che la crescita del valore economico di un network è esponenziale al crescere del numero dei nodi. In questo caso ad aumentare è il valore della conoscenza messa in rete da Internet e dalla banda larga. Ne discende che senza banda larga si valorizza meno del possibile la conoscenza. Quindi si perde competitività

3) Le innovazioni tecnologiche hanno ormai di nuovo reso mobile la rete fissa. Il lungo ciclo del primato della comunicazione radio in mobilità si sta chiudendo. E tutti i tecnici del mondo sanno bene che l’unica banda veramente larga possibile è quella fissa perché quella mobile al massimo della evoluzione tecnologica può diventare semilarga. Quindi investire in banda larga di nuova generazione significa aprire il paese alla rivoluzione del cloud networking e delle reti wireless innovative territoriali.

Insomma rinviare investimenti nella banda larga equivale a rallentare la crescita economica, culturale e sociale di un territorio. Rallentarne la possibilità di sfruttare al meglio le innovazioni del WiMax o delle antenne più innovative. E soprattutto significa accumulare pericolosi ritardi lungo la strada della valorizzazione del sapere e della conoscenza. Non è un mero esercizio contabile, non si tratta soltanto di una decisione se gli 800 milioni di euro vanno messi nell’infrastruttura Pippo o nella banda larga.

L’investimento nelle nuove reti di trasporto dei prodotti e dei servizi digitali è un passo obbligato per restare competitivi, per stimolare il miglioramento della produttività e per offrire un territorio in grado di attrarre capitale e talenti. Soprattutto è un investimento dovuto verso i più giovani che più di ogni altro lavoratore potrebbero beneficiare dell’investimento. Già scontano il prezzo più salato della crisi che li ha resi ancor più precari; negargli anche la dotazione di infrastrutture che i loro pari finlandesi o olandesi hanno è un po’ come condannarli a stare nell’euro in una posizione di inferiorità. Un po’ come prendere una decisione di ingiustizia sociale. La dotazione infrastrutturale italiana non è oggi deficitaria, ma potrebbe diventarlo se gli investimenti continuassero ad essere rinviati nel tempo. Per questo è bene che le risorse promesse vengano trovate presto.



Edoardo Narduzzi è presidente di TechEdge S.p.a



tag:  banda larga   internet   wimax   politica   competitività  


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#12 da Alessandro Garibbo, inviato il 24/11/2009
Correva il 1990 ed ero stato appena assunto come ingegnere in quella che allora si chiamava SIP e oggi si chiama Telecom Italia. Ero di ritorno dagli USA, dove avevo conseguito un Master of Science in Electric Engineering / Telecommunications. Internet, come fenomeno di massa, stava appena nascendo. Feci presente la cosa al mio capo, insistetti sulla necessita' che ci se ne occupasse, gli dissi che secondo me si trattava di una priorita' assoluta. Risposta: >. Questo mio capo fece una folgorante carriera. Io no: fui da lui tacciato di essere un "visionario" e - come tale - lasciato da parte. Nel mondo anglosassone "visionario" e' un complimento; da noi, no. Assistendo al dibattito sulla banda larga mi vengono in mente questi ricordi. Possibile che si debba continuare a sbagliare e sempre nella stessa direzione? Possibile che i "visionari" debbano sempre essere trattati o da matti o da "Cassandre"?

#11 da angela latrofa, inviato il 20/11/2009
non è solo un problema della classe politica che non crede in internet...è un problema anche dei grossi investitori che non investono nei progetti nati su internet e per internet, vedi le webradio, un fenomeno in crescita, ma che nessuno conosce ancora in Italia. Perchè questo? Perchè nelle altre nazioni civili sono avanti e credono nei nuovi progetti e qui in Italia siamo 20 anni indietro? Perchè qui nessuno vuole rischiare? Non nascondiamoci sempre e solo dietro la politica.

#10 da Lorenzo Liverani, inviato il 20/11/2009
fermo restando che la banda larga è necessaria per la soppravvivenza del nostro paese nell'economia che conta nel mondo.
credo che 2 dei motivi principali per cui in Italia è ostacolata sono :
La classe dirigente vecchia nel cervello
e un conflitto di interessi mai risolto.

#9 da Alessandro Garibbo, inviato il 19/11/2009
Banda larga in Spagna. Segnalo questo articolo : http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/tecnologia/banda-larga/spagna-broadband/spagna-broadband.html
Il governo Zapatero inserisce il web veloce tra le prestazioni che vanno obbligatoriamente prestate dalle Telco.
Da inserire nell'elenco delle "best practices".

#8 da vincenzo sciabica, inviato il 17/11/2009
la verità è che questo governo e gli uomini che lo rappresentano con la loro totale assenza di sensibilità verso le tematiche del digital divide ci condanna ad essere ancora una volta disagiati rispetto all'enorme potenziale che potremmo sviluppare veicolando le nostre attività sulla rete.

#7 da Matteo Sperandeo, inviato il 17/11/2009
Penso francamente che la banda larga è un business troppo importante e qualcuno ha bisogno dei suoi tempi per pensare a come gestirlo al meglio.
Tv Digitale docet.

#6 da Giuseppe Pulzello, inviato il 16/11/2009
Aggiungo che la Politica è cieca di fronte a Internet e....guarda caso, lungimirante nei confronti del Digitale Terrestre: il motivo? A voi scoprirlo...

#5 da Matteo Verona, inviato il 12/11/2009
Segnalo che il Gruppo terziario di Industriali Reggio Emilia organizza domani presso la propria sede un incontro sul tema della banda larga dal titolo "Banda larga: opportunità per le imprese e i mercati dalle nuove tecnologie digitali", a cui prenderà parte anche Gabriele Galateri di Genola

#4 da mauro scarpi, inviato il 11/11/2009
La banda larga è solo (purtroppo) una delle carenze infrastrutturali italiane. Porti, aeroporti, ferrovie, autostrade e anche la burocrazia (quando è "infrastruttura") sono obsolete. I centri di eccellenza sono fiori all'occhiello, ma rischiano di appassire o, peggio, fiorire in altri Paesi se non vengono divulgati e resi disponibili a quanta più popolazione possibile. Abbiamo punte di diamante invidiate da tutto il mondo contigue a vergognose carenze. Fare infrastrutture costa e oggi non ci sono molti soldi in cassa, ma si deve cominciare da qualche parte, per forza; e cominciare da quelle più urgenti o quelle magari che hanno un rapporto investimento/utilità maggiore, quelle che portano velocemente un valore aggiunto, che permetterà successivi investimenti. Ma sopratutto seguire un piano di lavoro: non costruire cattedrali nel deserto, ma seguire un piano logico e correlato. Le Nazioni maggiormente avanzate tecnologicamente non hanno fatto tutto in un giorno, ma, con lungimiranza, sono solo partite prima. Siamo in ritardo, non c'è dubbio, ma riuscire a partire nella direzione giusta, sarebbe già un'ottima cosa.

#3 da Alessandro Garibbo, inviato il 10/11/2009
Da ingegnere delle telecomunicazioni, offro un ulteriore spunto di riflessione.
Una rete su cui non si facciano investimenti per lo sviluppo degli impianti conviene ai provider, che possono sfruttarla sino a saturazione della stessa, modulando le tariffe in funzione del traffico in regime di monopolio o di oligopolio. E' per l'utente che l'accesso alla larga banda fa davvero la differenza. Differenza che emerge nettamente quando, per esempio, la larga banda e' la tecnologia abilitante per offrire un prodotto o un servizio che - in assenza di banda sufficiente - non potrebbe raggiungere il mercato. Non sto parlando soltanto di servizi hi-tech; tutt'altro: anche un bed&breakfast necessita della larga banda, e questo sia per fare advertising in modo competitivo, sia per offrire un servizio giudicato essenziale dalla propria clientela.
Tagliare gli investimenti sulla diffusione territoriale capillare della larga banda significa, di fatto, attuare una politica territoriale a due velocita', sfavorendo alcune zone a tutto vantaggio di altre. Una politica i cui effetti non peseranno tanto sui provider, quanto sugli utenti non raggiunti dalla larga banda, che saranno, loro, i veri esclusi.

#2 da Andrea Tardelli, inviato il 10/11/2009
Il mondo va troppo veloce rispetto alla nostra realtà italiana, l'adeguamento al ritmo mondiale è l'unica soluzione. Ogni rallentamento si ripercuoterà in ritardi rispetto agli altri paesi. Oggi che si parla di Unione Europea non possiamo permetterci di abbassare il ritmo. Secondo il mio parere la questione banda larga è di primaria importanza.

#1 da Nicola, inviato il 9/11/2009
Cosa è successo con le centrali nucleari? E li posso anche cercare di capire poichè intervenivano problematiche di carattere socio/culturale, ma con internet? SCONVOLGENTE!!!! Sinceramente mi sento deluso quando accadono queste cose. Basta guardare oltralpe o colloquiare con un amico straniero (Di dovunque esso sia!!!) per rendersi conto che siamo semplicemente INDIETRO TUTTA per citare un noto programma. Concludo dicendo che: "Sbagliare è umano ma perseverare è diabolico"



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