Mondo Futuro
La vivacità del venture capital
di Claire Cain Miller
pubblicato il 4 novembre 2009
di Claire Cain MillerLa crisi colpisce in pieno il settore del venture capital - l’apporto di capitale di rischio per finanziare la crescita di un’attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo tecnologico – eppure alcuni investitori stanno crescendo.
Lunedì scorso, Greylock Partners, in passato finanziatore di Facebook e LinkedIn, ha annuciato di aver costituito un nuovo fondo di investimento da 575 milioni di dollari. Uno tra i più grandi ad essere stati creati nello scorso anno. Ha anche assunto un nuovo socio, Reid Hoffman, il fondatore di LinkedIn, diventato a suo volta attivo finanziatore di start-up tecnologiche sul nascere.
Il settore del Venture Capital è stato decimato lo scorso anno dalla crisi economica, è diventato molto più difficile per le start-up diventare pubbliche o essere acquistate da aziende più grandi. In molti prevedono che spariranno circa metà dei fondi di venture capital.
La lista delle firme in grado di raccogliere nuovi fondi l’anno scorso dà un’idea del futuro del venture capital del dopo crisi. Oltre a Greylock, questa lista include Khosla Ventures, Sequoia Capital and Accel Partners.
I donatori, fondi pensionistici e le fondazioni che investivano nel settore dell’innovazione hanno smesso di farlo per via delle perdite subite negli ultimi tempi e del rientro finanziario sugli investimenti nel venture capital, ultimamente meno sicuro e cospicuo. Nel terzo trimestre del 2009, solo 17 fondi statunitensi di venture capital hanno raccolto nuove risorse, contro i 63 del terzo trimestre 2008; è il dato più basso dal 1994, secondo la National Venture Capital Association.
“E’ chiaro che aziende come la Greylock sono in cima alla lista di qualsiasi potenziale investitore” dichiara Andrew K. Golden, presidente della Princeton University Investment Co., il fondo di investimento del college del New Jersey, che ha investito nel nuovo fondo della Greylock. “Il venture capital non è certo il più attraente tra i settori d’investimento. Ma diciamo spesso che l’investimento è come l’amore o il tennis – basta scegliersi il partner giusto e va tutto da sé”.
Princeton, come la maggior parte degli altri college, ha tagliato le spese dedicate al venture capital, e la somma - confidenziale - destinata al nuovo fondo Greylock rappresenta praticamente il totale degli investimenti del 2009, ha proseguito il sig. Golden.
Una critica che viene spesso mossa al settore del venture capital è quella di essere troppo ricco, e che questa sovrabbondanza di risorse conduca ad investimenti dal dubbio tasso innovativo, eccessive valutazioni di giovani start-up e - di conseguenza - ritorni sugli investimenti sempre meno certi.
L’indice di reddività, a dieci anni, del capitale investito nel settore del venture capital ha raggiunto il 36% nel 2000, al massimo della bolla speculativa “dot-com”, ed è crollato al 14% nel periodo conclusosi lo scorso 30 giugno, secondo Cambridge Associates, anche se il venture capital è tutt’ora più performante dei mercati pubblici.
David Sze, un socio della Greylock, ha dichiarato che mezzo miliardo di dollari è la dimensione ideale per il nuovo fondo, perché permette alla firma di sostenere molte aziende e progetti diversi. In genere quest’ultima investe una somma compresa tra 250mila e 6 milioni di dollari nelle start-up in cui crede - come fece con LinkedIn, Digg e Workday. Greylock ha però versato fino a 25 milioni ad altre giovani aziende, come Pandora, Zipcar e OutlookSoft.
Il sig. Hoffman ha consigliato e sostenuto finanziariamente molti giovani imprenditori dal 2002, quando PayPal - di cui era dirigente - fu acquistata da eBay per 1 miliardo e mezzo di dollari. Ha poi fondatoLinkedIn, il social network dei professionisti,nel 2003. Reid Hoffman ha dunque dimostrato di avere un buon occhio per le idee potenzialmente molto redditizie. Ha investito circa 4 milioni di dollari in 85 start-up, tra cui Facebook, Mozilla, Zynga, Digg and Flickr.
Il suo successo come investitore deriva, secondo lui, dal fatto che avesse precedentemente lavorato e fondato lui stesso fortunate start-up. Un’altra critica ricorrente al settore del venture capital è quella di essersi popolato di troppa gente con ottimi diplomi ma poca esperienza personale del rischio impreditoriale.
“La prossima generazione di grandi venture capitalists sarà composta da persone che hanno alle spalle una solida esperienza operativa, o - meglio ancora - che hanno già creato la loro start-up” ha concluso Hoffman. “Aver sperimentato sulla propria pelle le difficoltà che incontrano è fondamentale per essere in grado di aiutare i giovani imprenditori”
Copyright The New York Times. 4 novembre 2009.