Mondo Futuro

La caduta del Muro e la Memoria

di Emanuele Schibotto

pubblicato il 8 ottobre 2009
immagine documento In una recente intevista concessa a Repubblica riguardo il ventennale dalla caduta del Muro di Berlino, Mikhail Gorbaciov dice:” in questa storia ci sono soltanto due eroi: i tedechi e i russi”. Ha ragione. Negli ultimi quattro lustri abbiamo magnificato la vittoria americana della Guerra Fredda, sappiamo del miracolo della riunificazione tedesca, ma non abbiamo dato il giusto peso all’altra parte della Storia, quella che noi fatichiamo a ricordare. Nel suo ultimo libro L’Età dell’Oblio, lo storico Tony Judt si lamenta proprio della dimensione univoca data alla Guerra Fredda, la quale viene “narrata come un confronto tra superpotenze, ma quasi sempre dalla prospettiva di una di queste”.

L’altro frammento di Storia racconta di una Russia uscita vincitrice dalla caduta del Muro e di come sia stata il perno centrale degli eventi tedeschi. Si, perché se è corretto affermare che l’Unione Sovietica si è dissolta, lo stesso non si può dire per la Federazione Russa. Vero, Mosca ha perso la Guerra Fredda, il Politburo ha smarrito le leve del potere, nel Paese si respirava il caos. Tuttavia la Russia non ha perduto la sua soggettività internazionale. Se ciò può apparire una ovvietà, si guardi lo smembramento, inteso anche in termini giuridici, della Jugoslavia.

A proposito del cammino di unificazione tedesca, ricorda Gorbaciov :”Io e Kohl demmo la stessa risposta, come se ci fossimo messi d’accordo: non prima del Ventunesimo secolo”. Non era scontato che il Muro cadesse, come non era altrettando palese considerare la dissoluzione dell’Unione Sovietica un evento certo, almeno non in termini così brutali ed immediati. Prova ne è la grande considerazione della questione russa manifestata dal Presidente americano George Bush. Nel libro A World Transformed Bush dice: “Sapevamo quello che stava per succedere, quando siamo entrati in carica? No, non lo sapevamo, né avremmo potuto pianificarlo”. Anche Clinton, durante il suo primo mandato, polarizzò l’attenzione sul Cremlino, in particolare sul problema della transizione democratica all’interno del Paese.

In altri termini, la caduta del muro di Berlino non deve portare ad una lettura della Storia in cui la Russia viene dipinta come uno Stato sconfitto. Gli Stati Uniti temevano l’Unione Sovietica, propabilmente sovrastimando il suo peso specifico anche a causa della cronica carenza di informazioni sul suo conto (Weiner, Judt). Dopo la caduta del Muro, una Casa Bianca sprovvista di bussola continuò a temere la Russia, che rimaneva pur sempre l’altra grande potenza atomica mondiale.

Durante il corso del biennnio 1988-1989 l’Unione Sovietica, dissoltasi ufficialmente nel dicembre del 1991, poteva ancora pensare di attuare una politica di potenza, ristabilendo nei Paesi satelliti gli equilibri a favore dei partiti comunisti in grave difficoltà. Si sarebbe trattato di una riedizione dell’infelice “dottrina Breznev”, cioè a dire l’intrusione di Mosca – mediante l’ombrello del Patto di Varsavia – all’interno del dominio riservato dei Paesi satelliti. Un intervento militare, insomma, sull’esempio di Praga 1968. “Sarebbe scorso tanto sangue. L’Europa in mano ai militari da Occidente a Oriente, armati fino ai denti, due milioni per parte. Si sarebbe potuti arrivare alla terza guerra mondiale”, commenta Gorbaciov. Così non è stato, perestroika e glasnost hanno prevalso, ma la mattanza poteva essere una eventualità. Ed è doveroso riconoscere il merito dei russi per aver anteposto la pace alla guerra.

Tanto più che la classe politica europea – con l’esclusione dei tedeschi occidentali - era nettamente contraria alla caduta del Muro. Si prediligeva l’ancien régime, la conservazione. Continua l’ex statista russo: “Margaret (Thatcher, nda) si era apertamente schierata per il no. Non lo diceva in pubblico, ma non ne faceva mistero negli incontri ufficiali. Era contrario Andreotti ed era ferocemente contrario Mitterand. Tutti i leader europei avevano paura. Mi fu chiaro che avrebbero voluto impedire il crollo del Muro e la riunificazione, ma volevano che a fermarli, materialmente, fossimo noi. Con l’esercito di Gorbaciov. Le truppe di Gorbaciov.” Le cose poi precipitarono, i dieci punti di Kohl sulla riunificazione tedesca, l’accordo Kohl-Mitterand (Romano), la scomparsa dell’influenza russa dall’Europa orientale fino ai primi anni del nuovo secolo.

Accettando la Germania unita, Gorbaciov incassò importanti concessioni. Scrive André Fontaine in La Guerra Fredda: “gli accordi prevedevano che gli effettivi della Bundeswehr sarebbero stati limitati a 370.000 uomini, che la RFT avrebbe confermato la rinuncia, sottoscritta nel 1954, alle armi atomiche, batteriologiche e chimiche, e che avrebbe versato 13 miliardi e mezzo di marchi all’URRS come contributo per il rimpatrio delle sue truppe”. Inoltre, Gorbaciov ottenne la rassicurazione statunitense del non allargamento della NATO verso oriente; promessa quest’ultima non mantenuta dagli Stati Unit, i quali anzi nei confronti del Cremlino intrapresero, durante il secondo mandato Clinton e la prima Amministrazione W. Bush, la politica delle “concessioni unilaterali” (Cohen).

La Russia è stata riconosciuta l’erede naturale dell’Unione Sovietica in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; ha mantenuto stretti legami con larga parte delle vecchie Repubbliche sovietiche attraverso l’istituzione della Comunità degli Stati Indipendenti; ha ottenuto un partenariato con l’Alleanza Atlantica (NATO-Russia Council); è il terzo partner commerciale dell’Unione Europea. Dopo aver sfiorato la bancarotta alla fine degli anni ’90, Mosca è ora ritornata prepotentemente al centro dell’agenda internazionale.

Certamente, qui si racconta la versione di uno dei protagonisti. Ma quello che qui ci preme sottolineare è che l’interpretazione della Storia è un prisma formato da molteplici colori e sfumature. Ricordando un evento storico così importante quale è la caduta del Muro, quando pensiamo a chi ha modellato la Storia serbiamo il giusto ricordo dell’impegno profuso dagli americani per una soluzione pacifica; dell’immenso desiderio di wiedervereinigung dei tedeschi; delle quotidiane battaglie contro l’oppressione consumate dai cittadini dell’Europa dell’Est. Ma non dimentichiamoci dell’importante ruolo giocato dai russi.

tag:  germania   riunificazione   russia   perestroika   berlino  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

LASCIA UN COMMENTO


#1 da Paolo Capri, inviato il 10/10/2009
Sono stato di recente a Berlino e sono rimasto colpito dalla straordinaria rete di mezzi pubblici che consente una migliore qualità della vita in termini di minor inquinamento e anche di poter vivere nella zona della ex Berlino Est con costi di affitto ridotti e senza troppe perdite di tempo per recarsi al lavoro. Da ultimo sono rimasto favorevolmente impressionato dalla civiltà di questo popolo che consente alle ragazze di poter girare liberamente, anche da sole e a tarda notte, senza essere minimamente importunate, mentre in Italia anche prima del calar del sole non c'è questo tipo di rispetto civico. Di ciò sono stato molto contento perchè mio figlio di 16 anni, in viaggio con me, ha potuto vedere che esiste un altro mondo, un'altra civiltà basata sull'organizzazione, sulla libertà e sul rispetto dei diritti civili.



nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta