L'Italia è un paese bloccato. Muoviamoci!
4. Un nuovo approccio
Affrontare la questione della mobilità sociale in tutti i suoi aspetti richiederebbe politiche integrate che vanno dalle politiche per l'infanzia, a quelle sociali, economiche, industriali, del lavoro, e una programmazione impossibile da delineare in poche pagine. È possibile però, sulla base delle peculiarità italiane emerse dall'analisi e delle iniziative adottate in altre nazioni, identificare alcuni approcci e strumenti auspicabili, e sulla base di queste idee selezionare alcune priorità e avanzare alcune proposte.
La riflessione condotta da Italia Futura ha portato a delineare alcuni punti di natura generale riguardanti il “modo” di svolgere politiche per una maggiore mobilità sociale. Sono quattro le considerazioni che hanno guidato l'elaborazione delle proposte
concrete descritte nella sezione successiva.
1. Un approccio “ciclo di vita”. Qualsiasi politica per la mobilità sociale deve partire dalle prime fasi della vita di un individuo. La mobilità sociale non si realizza all'improvviso a metà percorso, ma si costruisce attraverso le opportunità di crescita che un individuo ha a disposizione dalla nascita in poi. Le condizioni in cui un bambino si forma, gli stimoli di gioco e socializzazione a cui è esposto, il benessere della famiglia in cui cresce, sono tutti elementi fondamentali affinché si affacci all'età adulta in condizioni non svantaggiate. Così come è importante che un giovane non sia poi lasciato solo nel momento più delicato della sua vita, ovvero quando deve rendersi autonomo, costruirsi una famiglia e una carriera stabile e gratificante. Questo è quello che noi chiamiamo un approccio “ciclo di vita”. Intervenire solo su una fase della vita isolatamente dalle altre non affronterà il problema in modo efficace.
2. Focus sulla persona, considerata tale sin dalle prime fasi dell'infanzia. Le politiche sociali per l'infanzia e l'adolescenza in Italia hanno tradizionalmente privilegiato la famiglia come nucleo “ricevente” delle politiche, ma trascurato il bambino. Gli assegni familiari, il bonus bebè, persino la detrazione per l'affitto degli studenti introdotta nel 2006 andava a beneficio dei genitori, non dei ragazzi. Questo deresponsabilizza sia il giovane che lo Stato rispetto alla costruzione di un futuro il cui principale attore è, in fondo, il giovane stesso. È necessario cominciare ad integrare le politiche familiari tradizionali con politiche che abbiano uno spirito nuovo, che considerino i bambini degli individui. D'altronde bambini e ragazzi non sono gli italiani di domani, ma di oggi. E dobbiamo prendercene cura adesso, non quando sarà troppo tardi.
3. Cambio di strumenti e criteri. Le politiche sociali non possono essere affidate esclusivamente a trasferimenti monetari indistinti, allocati spesso in modo distorto o poco trasparente, perché così si finisce per alimentare una cultura assistenzialista che poco ha a che vedere con una società dinamica e mobile. Occorrono interventi mirati a rafforzare i servizi, oppure aiuti legati a comportamenti “virtuosi” e all'utilizzo effettivo dei servizi stessi. In questo modo si stimola l'impegno e si dà un supporto al lavoro e all'attività. Invece la maggior parte delle politiche sociali attuate sino ad oggi in Italia ha privilegiato proprio lo strumento dei trasferimenti monetari indistinti, peraltro legati a criteri di allocazione che, a forza di sovrapporsi e modificarsi nel tempo, hanno finito per essere contradditori tra loro e molto distorsivi. Anche l'utilizzo dei criteri di reddito per la selezione dei beneficiari è diventato così restrittivo da escludere spesso chi avrebbe più bisogno e chi si impegna e lavora di più. Le soglie di reddito per accedere ai benefici sono tra le più basse d'Europa, con il risultato che una famiglia di due operai rischia di restare esclusa da ogni aiuto, mentre magari vi rientra un professionista evasore. È giusto cercare di distribuire gli aiuti in modo equo introducendo alcuni criteri di selettività e progressività. Ma usare la selettività per limitare costi o abusi finisce per diventare ingiusto e incentivare l'inattività o, peggio, l'evasione. Gli abusi si combattono con i controlli e una seria lotta all'evasione, non abbassando le soglie di accesso dei benefici ed escludendo chi ne avrebbe bisogno.
4. Nuove modalità di erogazione. Nel folto intrico delle leggi italiane esistono misure e agevolazioni quasi per tutto, dalle deduzioni per le colf alle detrazioni per i frigoriferi. Il problema è che le modalità di applicazione/erogazione spesso sono talmente complicate, e gli effetti così limitati nel loro ammontare o ritardati nel tempo, che molti non vi fanno neppure ricorso. Moltissimi gli esempi. Una libera professionista in gravidanza può chiedere aiuti per assumere una persona che la sostituisca per un anno. Ma per farlo deve prima elaborare un progetto, presentarlo al ministero che lo valuterà dopo circa un anno, dopodiché, se dichiarata ammissibile, le verrà corrisposto un anticipo di qualche centinaio di euro e poi, a data da definire, la somma finale. In pratica, quando arriverà l'importo totale il bambino sarà già all'asilo! Situazione simile per le deduzioni per le colf: si può dedurre solo una parte dei contributi sociali. Occorre quindi attraversare tutte le procedure di messa in regola delle colf, con tutti i costi collegati, conservare i bollettini INPS, per un'agevolazione che alla fine sarà inferiore al risparmio, di tempo e denaro, di chi si affida al lavoro nero. Gli interventi finiscono quindi per essere poco efficaci se non fallimentari, come è stato per la social card. I soldi degli interventi si perdono in mille rivoli senza incidere su nulla. Si spende poco su certi fronti, ma soprattutto male. Occorre introdurre maggiore semplicità e chiarezza nel modo in cui si aiutano le persone. Le parole d'ordine dovrebbero essere semplicità e fiducia nel cittadino, per garantire la massima diffusione e l'effettivo utilizzo delle misure introdotte, e non solo il loro “effetto annuncio”. Troppo spesso infatti si elaborano aiuti e incentivi proposti come innovazioni epocali, ma che poi sembrano strutturati apposta per scoraggiarne l'utilizzo, quasi a volerne massimizzare l'impatto mediatico minimizzando i costi. L'Italia non può più permettersi politiche mirate solo alla propaganda elettorale, occorre iniziare a fare politiche finalizzate ad aiutare davvero la gente e a risolvere i problemi del paese.