L'Italia è un paese bloccato. Muoviamoci!

2.2 Mobilità dei redditi

In Italia non solo la percentuale di bambini che crescono in famiglie povere è tra le più alte d'Europa, ma è molto difficile scrollarsi di dosso questa povertà, sia nel breve che nel lungo termine.

Dividendo la popolazione in “quartili” in base al reddito e osservando, nell'arco di tre anni, quante persone riescono a passare da un quartile al successivo, ci si accorge che la percentuale di persone appartenenti al quartile più povero (Q1) che riescono a passare a quello successivo (Q2), è tra le più basse del mondo occidentale (17.6% per l'Italia contro il 24.8% di Danimarca e Irlanda, il 23.9% della Spagna o il 21.7% della Francia), così come è bassa la percentuale di chi riesce a passare dal secondo quartile (Q2) al terzo (Q3).

In altre parole la probabilità di uscire dalla povertà è molto bassa: chi è povero tendenzialmente resta povero.

Tabella 1: Tassi di uscita dalla povertà (% passaggi dal quartile più povero ai successivi). (Fonte: Ocse)

In maniera speculare chi nasce in famiglie agiate ha un'altissima probabilità di rimanere ricco e di avere un vantaggio enorme nella sua capacità futura di generare reddito. Un fenomeno che emerge in modo nettissimo dai dati dell'Ocse sulla “elasticità dei redditi tra padri e figli”, una formula che misura il grado di persistenza dei redditi tra generazioni. I dati mostrano che l'Italia ha uno dei tassi di persistenza dei redditi maggiore tra tutti i paesi presi in considerazione, seconda solo alla Gran Bretagna.

Semplificando un po', i dati sull'elasticità mostrati in figura significano che in Italia quasi il 50% del differenziale dei redditi dei padri si trasmette ai figli. Una quota altissima, soprattutto se confrontata con quello dei paesi del nord Europa, che su questo indice registrano valori che sono attorno al 20% (il 15% per la Danimarca).


Figura 5: Relazione tra i redditi dei padri e dei figli (Elasticità dei redditi intergenerazionali). (Fonte: Ocse)

Questi dati, sia i tassi di uscita dalla povertà nell'arco di un periodo di tre anni, che i tassi di mobilità intergenerazionale dei redditi, mostrano in modo molto netto l'immobilismo che affligge il sistema socio-economico italiano e ci indicano l'estrema difficoltà che un individuo che parta da livelli economici modesti possa aspirare a migliorare il proprio status economico, sia nel breve che nel lungo periodo. Una situazione che verrà in larga parte trasmessa anche ai propri figli.



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Docente all'Universita' Carlos III di Madrid, è esperta di innovazione, creatività e sviluppo economico. È consulente del Dipartimento Affari Economici e Sociali dell’ONU, della Commissione Europea e di numerosi governi regionali, enti e aziende in Italia e all’estero.

Le proposte del rapporto


Fondo opportunità
Un sostegno economico per gli studi, attivato alla nascita, con versamenti periodici dallo Stato.
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Pacchetto giovani famiglie
Misure concrete per sostenere le giovani coppie con figli: affitto, baby sitter e sgravi fiscali.
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Affitti di emancipazione
Un contributo economico per aiutare i giovani lavoratori a rendersi indipendenti
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