L'Italia è un paese bloccato. Muoviamoci!

2.1 Povertà e disuguaglianze

Povertà e disuguaglianze nella distribuzione dei redditi sono elementi molto importanti della mobilità sociale.
Innanzitutto perché vivere in condizioni di privazione economica limita l'accesso ad opportunità non solo materiali ma anche culturali e sociali, che rappresentano risorse fondamentali per lo sviluppo e la realizzazione del pieno potenziale di un individuo. Inoltre la diffusione di povertà e disuguaglianze aumenta a dismisura la percezione di una società iniqua e sempre più difficile da “scalare”, demotivando e marginalizzando molte energie.


L'Italia non è certo un paese povero. Tuttavia negli ultimi anni ha visto un sostanziale declino del reddito procapite rispetto agli altri paesi, e ha visto aumentare notevolmente le disuguaglianze, tanto che oggi è uno dei paesi con maggiore disparità nella distribuzione dei redditi non solo in Europa, ma in tutta la comunità dei paesi Ocse.


Per dare una misura più concreta e tangibile di cosa ciò significhi, basta pensare che in Italia il 20% delle famiglie più ricche detiene quasi il 40% del reddito totale nazionale, mentre il 20% delle famiglie più povere percepisce redditi pari solo all'8% del reddito totale.


Ma i problemi dell'Italia su questo fronte non si esauriscono qui. In Italia la povertà ha tratti distintivi che la rendono particolarmente insidiosa. Mentre in molti paesi la povertà colpisce soprattutto anziani e disoccupati, in Italia colpisce in modo particolare le famiglie con figli, anche quelle in cui vi sia almeno un componente che lavora. Il 76% della povertà infantile italiana riguarda bambini in famiglie con un genitore occupato (contro una media Ocse del 47%). La situazione delle famiglie italiane appare particolarmente penalizzata, soprattutto quelle con figli piccoli.


Come mostra un'approfondita ricerca sulla povertà in Italia condotta dall'Istat, la presenza di figli all'interno della famiglia si associa a un disagio economico superiore alla media. L'incidenza di povertà infatti risulta pari al 14% tra le coppie con due figli e al 22,8% tra quelle con almeno tre, percentuali che salgono rispettivamente al 15,5% e al 27,1% se i figli sono minori , contro una media nazionale dell'11%. Un dato allarmante anche confrontato con gli altri paesi europei: il tasso medio di povertà per le famiglie con figli è del 7% in Francia, 9% in Inghilterra, per non parlare dei paesi del nord Europa, dove oscilla tra il 2% della Danimarca e il 4% di Svezia, Norvegia e Finlandia.

Figura 2: Indice di diseguaglianza nella distribuzione dei redditi (GINI) in 30 paesi Ocse


Figura 3: Andamento dell'Indice GINI in Italia (metà anni '80-metà 2000)

Questo è uno dei motivi alla base del triste primato negativo detenuto dall'Italia: uno dei tassi di povertà infantile più alti d'Europa.

Secondo i dati dell'Ocse, che misura la povertà come un reddito inferiore al 60% del reddito mediano, l'Italia annovera uno dei tassi di povertà infantile più elevati: il 16%.

Secondo i dati Eurostat, che adotta una soglia di povertà leggeremente più elevata (intesa come reddito inferiore al 50% del reddito mediano), in Italia il 25% dei bambini vive in famiglie povere: il tasso più alto tra i paesi europei.

Figura 4: Povertà infantile (%) in un campione di paesi europei (Fonte: Eurstat)

Il 25%, una cifra altissima. Questo significa che due milioni e mezzo di bambini italiani vivono in condizioni di privazione materiale e, molto spesso, sociale e culturale. Bambini che si porteranno dietro uno svantaggio di cui non sono responsabili. Non a caso i test scolastici dell'Ocse condotti sui quindicenni mostrano che il 67% dei ragazzi italiani che conseguono cattivi risultati nei test provengono da famiglie di basso status sociale. E sono sempre i figli delle famiglie più povere e meno istruite che hanno la minore probabilità di andare all'università e laurearsi, in Italia più che altrove. L'80% dei laureati ha almeno un genitore laureato. E tali probabilità non sono migliorate nel tempo, anzi, per i figli di diplomati la probabilità di laurearsi è più bassa oggi di quanto non fosse una generazione fa.


Le difficoltà economiche descritte colpiscono soprattutto le famiglie giovani, quelle in cui i genitori sono agli inizi delle loro carriere – carriere che in Italia sono sempre più faticose e lente -, e in cui i bimbi sono piccoli, con tutta una serie di spese e vincoli collegati con la cura dell'infanzia nel nostro paese.
Le condizioni attuali di queste giovani famiglie e dei loro figli rappresenta un'ombra sulla nostra crescita e competitività futura. Anche perchè, come vedremo tra poco, la mobilità dei redditi tra generazioni in Italia è molto bassa: ovvero i figli dei poveri tendono a restare poveri e i figli dei ricchi a rimanere ricchi.



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Docente all'Universita' Carlos III di Madrid, è esperta di innovazione, creatività e sviluppo economico. È consulente del Dipartimento Affari Economici e Sociali dell’ONU, della Commissione Europea e di numerosi governi regionali, enti e aziende in Italia e all’estero.

Le proposte del rapporto


Fondo opportunità
Un sostegno economico per gli studi, attivato alla nascita, con versamenti periodici dallo Stato.
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Pacchetto giovani famiglie
Misure concrete per sostenere le giovani coppie con figli: affitto, baby sitter e sgravi fiscali.
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Affitti di emancipazione
Un contributo economico per aiutare i giovani lavoratori a rendersi indipendenti
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Italia futura mi ha colpito per la lucidità di pensiero con cui affronta gli scottanti problemi di attualità del nostro paese. Desidero partecipare a questo gruppo di lavoro che sento in linea con il mio modo di pensare.

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