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4.2 Gli obiettivi della proposta
Il Fondo Opportunità si pone l'obiettivo di facilitare l'accesso ad opportunità di studio o di realizzazione professionale che richiedono investimenti elevati che ne scoraggiano il perseguimento (soprattutto per i ceti medio-bassi). Scegliere l'università migliore richiede spesso di andare a vivere in un'altra città o in un altro paese, con costi altissimi; imparare un mestiere o una professione costringe ormai ad anni di praticantato con reddito quasi nullo; provare ad avviare un'attività professionale o commerciale richiede investimenti non irrilevanti. Il Fondo Opportunità supporta i giovani in queste scelte, dà un aiuto reale a chi decide di investire nel proprio futuro. Il Fondo Opportunità si pone inoltre come strumento incentivante di comportamenti meritori e rappresenta uno strumento per combattere gli elevati tassi di inattività dei giovani in Italia, aumentando le iscrizioni all'Università, la mobilità fisica e l'imprenditorialità giovanile. Nello specifico, il Fondo affronta tre problematiche chiave della società italiana.
- Stimolare un comportamento “virtuoso” ed il completamento degli studi superiori. Il Fondo Opportunità, essendo legato ai meriti maturati dai ragazzi non solo sostiene le scelte fatte dopo il compimento della maggiore età, ma stimola i comportamenti prima di tale traguardo. In particolare, il criterio di alimentazione del Fondo – in cui i premi aumentano progressivamente negli anni delle scuole superiori - è tale da incentivare il perseguimento ed il completamento degli studi superiori. In questo modo il Fondo rappresenta uno strumento per combattere l'alto tasso di abbandono scolastico, una piaga molto diffusa in Italia. In Italia quasi il 20% dei giovani tra i 18 e i 24 anni hanno abbandonato le scuole superiori e non sono iscritti a nessun programma di formazione (la media dei 27 paesi UE è del 14.8%).
- Incentivare e sostenere l'iscrizione all'Università, soprattutto degli studenti più bravi. In Italia non solo sono ancora pochi, rispetto agli altri paesi europei, i giovani che scelgono di intraprendere studi universitari, ma ciò che più colpisce è che spesso a rinunciare non solo soltanto i meno bravi, ma anche i più promettenti. Un recente studio condotto dall'Osservatorio sui Talenti presso l'Istituto Cattaneo sui 700 diplomati più bravi d'Italia (ragazzi che dall'esame della terza media in poi hanno avuto ogni anno il massimo dei voti) ha mostrato risultati sconcertanti: circa 60 di questi talenti non ha intrapreso gli studi universitari. Fatto ancora più preoccupante è che la quasi totalità dei 12 “rinunciatari” sono ragazzi cresciuti in famiglie di ceto medio-basso . Evidentemente l'università rappresenta per questi giovani un investimento troppo impegnativo, con ritorni troppo esigui e dilazionati nel tempo per mettersi in gioco. Il Fondo Opportunità dà la possibilità ai giovani meritevoli di ridurre i costi di una scelta di lungo periodo. La
parola d'ordine è nemmeno un talento sprecato.
Introdurre un profondo cambio culturale nelle politiche sociali, sia rispetto a chi le eroga (lo Stato) che a chi le riceve (il giovane). Per quanto riguarda lo spirito del policy maker, il Fondo Opportunità introduce due importanti novità. In primo luogo afferma la centralità del bambino come soggetto della policy, svincolandolo dal nucleo familiare che sinora è stato l'unico soggetto di politiche sociali. In secondo luogo il criterio dell'intervento non è meramente assistenzialista, ma legato al merito all'individuo. Questo approccio introduce anche un profondo cambiamento nel giovane che è il soggetto della politica, che si sentirà supportato non perchè “povero”, come è tradizione in certe politiche, ma perchè bravo.
L'ispirazioneL'esperienza più vicina a quella del Fondo Opportunità qui proposto è quella del Child Trust Fund istituito in Gran Bretagna. Si tratta di un conto intestato al bambino in cui
vengono versate una somma alla nascita e un'altra al settimo anno di età, che potranno essere ritirate al diciottesimo anno di età (vedi Box 2). Il Child Trust Fund ha introdotto l'idea di un fondo il cui unico beneficiario sia il bambino e che responsabilizzi quindi il bambino sulla sua gestione/utilizzo. Tuttavia si tratta di una somma limitata, che difficilmente potrà davvero supportare il ragazzo nell'avvio del suo percorso di studio o
lavoro, e completamente slegata da considerazioni di merito o al perseguimento di opportunità di studio o formazione.
Negli ultimi anni l'idea di un fondo intestato al bambino è stata ripresa e riproposta anche in Italia sia da alcuni politici che da accademici. Per esempio, il demografo Livi Bacci ha proposto l'istituzione di un “Fondo neonati e dotazione per 13 l'autonomia” . Il Fondo prevede il versamento di una somma annuale legata al reddito
della famiglia di origine, che può arrivare fino a un massimo di 1000 euro l'anno, integrabile da versamenti privati che non superino la somma del versamento pubblico.
Secondo questo schema, la cifra massima raggiungibile dal Fondo (assumendo un tasso d'interesse del 2%) è di 21.500 euro (esclusi i contributi privati), che il ragazzo potrà
usare come meglio crede.
Le differenze fondamentali del Fondo Opportunità qui proposto rispetto alle altre forme ipotizzate in questi anni consistono nel criterio di alimentazione e nelle modalità di
erogazione. Il principio di alimentazione del Fondo Opportunità è universalistico solo durante l'infanzia. Dalla prima adolescenza in poi si inizia a introdurre un criterio meritocratico che è di stimolo e responsabilizzazione per il ragazzo (per esempio, nello
schema di Livi Bacci il ragazzo che smette di studiare a 14 anni avrà gli stessi 21.500 euro di quello che ha preso 100 alla maturità o che arriva alla laurea). Questo principio
cambia sia l'atteggiamento dello Stato verso il ragazzo (ti aiuto non perchè sei povero, ma perchè sei bravo), che l'atteggiamento del ragazzo verso se stesso ed il proprio
futuro (sono io che influenzo le mie opportunità). La responsabilizzazione avviene anche nelle modalità di erogazione che, nel caso del Fondo Opportunità, sono legate all'uso che se ne fa e possono essere modulate in soluzioni diverse secondo le esigenze individuali.
L'idea di base è che non si tratti di un sussidio indistinto e automatico, ma di una “opportunità” che, come tale, va saputa coltivare e mettere a frutto, altrimenti decade.
Dettagli della proposta
Schema di base. Lo schema di base prevede l'erogazione di una somma pari a 1000 euro per ogni bambino alla nascita. Fino al compimento delle scuole elementari ciascun bambino riceverà una somma annua di 600 euro, con le uniche correzioni previste per gli scaglioni di reddito. Alle scuole medie si introducono le prime differenziazioni per merito, e la somma erogata annualmente può variare da 400 (in caso di mera promozione) fino ad un massimo di 700 euro. Alle superiori la forbice si allarga e il massimo raggiungibile arriva a 1400 euro annui. Erogazione pari a zero in caso di bocciatura.
Correzioni per reddito La cifra massima accumulabile sarà parzialmente corretta da criteri di reddito. Le correzioni possono seguire vari schemi, l'importante, però, è che la somma erogata in caso di buoni meriti non sia mai pari a zero, anche per i ragazzi provenienti dalle famiglie più abbienti, altrimenti si perde l'effetto incentivante del Fondo e lo spirito della proposta che è quello di valutare e valorizzare il giovane indipendentemente dalla famiglia di origine. Una possibilità potrebbe essere quella di seguire gli scaglioni di reddito e ridurre progressivamente la percentuale di quota massima erogabile all'aumentare dello scaglione: il 100% per il primo scaglione, l'85% al secondo scaglione.
Criteri di merito Chiaramente un nodo cruciale della proposta è la definizione di merito. Come già illustrato, questo criterio non entra in vigore fino al completamento della scuola elementare, per evitare pressioni competitive nella fase di sviluppo che va dalla prima infanzia fino alla pre-adolescenza. Dalla prima media in poi la somma massima accumulabile è legata ai risultati scolastici.
I risultati non potranno però essere considerati in valore assoluto, ma ponderati per la media d'Istituto. Ovvero: un sette ottenuto in un Istituto in cui prendere sette è la norma, avrà minor valore, ai fini dell'accumulazione del Fondo, di un sette ottenuto in un Istituto in cui la media dei voti è molto più bassa. La ponderazione per la media di Istituto non è il criterio ideale per eliminare ogni distorsione, ma è quello più immediatamente applicabile. La soluzione migliore sarebbe l'introduzione di una serie di test scolastici standardizzati per gli studenti di tutto il territorio nazionale, sul modello, per esempio, dei 14 test PISA condotti dall'Ocse.
Criteri e modalità di erogazione
- L'erogazione del Fondo è condizionata al requisito minimo di conseguimento del diploma di maturità, e segue uno schema “40-45-15”, ovvero:
- Chi si ferma alla maturità riceverà il 40% della somma di contributi pubblici accumulata nel Fondo (e il 100% dei contributi privati aggiunti).
- Chi si iscrive all'università o ad altro corso di formazione professionale post-diploma riceverà un ulteriore quota del fondo sotto forma di stipendio mensile per il periodo della formazione ricevuta (il 15% per ogni anno di formazione/università fino a un massimo di tre anni, il tempo necessario per conseguire la laurea).
- Un 15% sarà infine erogato al conseguimento della laurea, diploma o altro titolo di specializzazione professionale.
Esempio: un giovane che abbia maturato il massimo del Fondo, che si iscriva all'Università e consegua la Laurea riceverà il Fondo con queste modalità: circa 8,000 euro al Diploma, uno stipendio di circa 250 euro al mese per i tre anni di università, e infine 3,000 euro alla laurea.
Modalità di gestione
La gestione di un Fondo di questa natura è sicuramente molto articolata: essa rappresenterebbe un aggravio per il sistema pubblico già farraginoso, che oltretutto non sarebbe forse in grado di garantirne una gestione snella e tempestiva. Sono però pensabili – e assolutamente fattibili – collaborazioni e partnership con banche private che possano far leva sui sistemi informativi e di gestione monetaria già esistenti nel sistema privato. Naturalmente l'accordo porrebbe dei vincoli su alcune condizioni di base riguardanti la gestione del conto, in particolare in relazione a costi e profili di rischio (come avviene anche in Gran Bretagna) e, soprattutto, alla restituzione allo Stato delle quote inutilizzate.
Il coinvolgimento di banche private renderebbe la gestione più snella, trasparente e agevole, sia per il sistema che per il cittadino: per una banca con sedi e sportelli diffusi su tutto il territorio la gestione e il controllo di informazioni come i risultati scolastici o la distribuzione dei voti di Istituto è molto semplice, così come è più facile per il cittadino potersi rivolgere ad uno sportello bancario per informazioni o per aiuto. Infine, l'uso di banche private consentirebbe di dare maggiore flessibilità su alcune modalità di erogazione/utilizzo dei fondi maturati (per esempio un giovane che si iscriva all'Università potrebbe decidere di “spalmare” sotto forma di stipendio mensile per il periodo universitario anche la somma ritirabile alla maturità), nonchè sulla possibilità di integrarli con Fondi agevolati per l'avvio di attività professionali, imprenditoriali o commerciali.