L'Italia è un paese bloccato. Muoviamoci!

2. La mobilità sociale in Italia

Quanto è mobile oggi la società italiana?
È difficile rispondere a questa domanda, perché non esiste una misura univoca per catturare il livello di mobilità sociale di un paese. La mobilità sociale ha molti aspetti e dimensioni. Molto spesso viene intesa (e misurata) come la possibilità per una generazione di raggiungere posizioni sociali e occupazionali migliori rispetto a quella precedente. Quindi, per tornare all'esempio fatto inizialmente, la possibilità che i figli degli operai italiani degli anni Cinquanta potessero divenire, negli anni Settanta e Ottanta, impiegati o addirittura medici e avvocati. Si tratta di quella che tecnicamente si chiama “mobilità intergenerazionale”.

Una mobilità che è stata fortissima per tutti i paesi occidentali nella prima metà del Novecento, con il pieno dispiegarsi dell'era industriale e il diffondersi dell'istruzione presso i ceti più popolari, ma che ha inevitabilmente iniziato a rallentare ovunque a partire dagli anni Settanta. La mobilità intergenerazionale in Italia non è rallentata più che in altri paesi. Eppure la percezione di un peggioramento complessivo della mobilità è molto forte, soprattutto tra le generazioni più giovani.

Un sondaggio condotto nel 2008 da SWG mostra un quadro veramente sconfortante. Se circa il 41% degli ultra cinquantenni dichiarava di avere uno stato sociale migliore di quello della famiglia di origine, solo il 6% dei ventenni aveva la stessa percezione. Addirittura, il 20% dei ventenni sosteneva di trovarsi in uno stato sociale inferiore a quello della famiglia di origine.

Questo dato è molto rilevante, proprio per quella dimensione “psicologica” della mobilità sociale, per il suo potere di motivazione e stimolo sugli individui. Se le persone non percepiscono la possibilità di avere accesso a determinate opportunità di crescita e realizzazione, il loro impegno nel perseguirle sarà inferiore a quello che impiegherebbero se le vedessero più raggiungibili.

Ma perché la percezione delle persone è così negativa anche se i dati sull'evoluzione delle “classi sociali” non sembrano così terribili? Esistono dati ed elementi oggettivi in grado di spiegare questo fenomeno?
Sì, esistono. Perché la mobilità sociale ha molteplici aspetti e dimensioni, che non possono essere sintetizzate dal tasso di trasformazione delle classi sociali o della struttura occupazionale.

Innanzitutto passare ad una classe sociale o occupazionale ritenuta migliore non necessariamente corrisponde ad un effettivo miglioramento dello stile di vita, anche perché nel frattempo tutta la società si evolve e il tenore medio di vita cresce di pari passo. Per esempio: il figlio di un operaio che riesca a divenire maestro o impiegato rappresenta, sulla carta, un segnale di mobilità sociale. Ma il tenore di vita che molti maestri e impiegati riescono ad avere oggi non è significativamente migliore di quello che aveva un operaio specializzato vent'anni fa.

In secondo luogo l'appartenenza ad una stessa classe sociale può nascondere comunque forti variazioni e disparità nelle condizioni di vita, oggi più di una volta. Per esempio, all'interno della stessa categoria di avvocati o farmacisti vi sono alcuni che per anni restano inchiodati a redditi bassissimi o sono costretti a fare lavori sottoqualificati, e altri che in breve tempo raggiungono livelli retributivi altissimi.

Da cosa dipendono queste disparità: da meriti individuali o dalle condizioni di origine?
Se la possibilità di carriera, anche a parità di titolo di studio e bravura, dipende dalla famiglia di origine, non si può parlare di mobilità sociale, e l'aver raggiunto il titolo di avvocato non basta per far compiere al figlio dell'operaio un vero “salto sociale”.Figura 1: Confronto tra lo stato sociale della famiglia di origine e quello attuale (Fonte: SWG 2008)

Alla luce di queste considerazioni studi più recenti hanno iniziato a valutare il livello di mobilità sociale attraverso indicatori più variegati, come, per esempio, l'andamento dei redditi tra generazioni, la facilità o difficoltà con cui un individuo può uscire dalla povertà, la diseguaglianza nella distribuzione dei redditi, la probabilità che un giovane proveniente da una famiglia di un basso status sociale riesca a completare gli studi e laurearsi. Tutti questi elementi sono fondamentali nel creare una società fluida che dia agli individui la possibilità di crescere e realizzarsi a prescindere dalle condizioni di partenza.

Andando a valutare la situazione italiana su questi fronti e confrontandola con gli altri paesi si capiscono le ragioni della percezione così negativa degli Italiani. L'Italia infatti mostra forti debolezze su tutti i fronti citati, su alcuni dei quali la situazione appare particolarmente allarmante.



STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui



Docente all'Universita' Carlos III di Madrid, è esperta di innovazione, creatività e sviluppo economico. È consulente del Dipartimento Affari Economici e Sociali dell’ONU, della Commissione Europea e di numerosi governi regionali, enti e aziende in Italia e all’estero.

Le proposte del rapporto


Fondo opportunità
Un sostegno economico per gli studi, attivato alla nascita, con versamenti periodici dallo Stato.
aderisci e diffondi

Pacchetto giovani famiglie
Misure concrete per sostenere le giovani coppie con figli: affitto, baby sitter e sgravi fiscali.
aderisci e diffondi

Affitti di emancipazione
Un contributo economico per aiutare i giovani lavoratori a rendersi indipendenti
aderisci e diffondi

Perché è un progetto nuovo ed interessante

Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?