Autonomia e innovazione
Per una migliore sanità pubblica
di
Alberto Stancanelli ,
pubblicato il 16 settembre 2009
Una diversa organizzazione e più innovazione tecnologica per una migliore sanità pubblica.
L’introduzione di un sistema federale richiede, in materia di sanità, la necessità di governare i livelli essenziali di assistenza, al fine di garantire l’equità territoriale nell’erogazione delle prestazioni socio sanitarie. Il nuovo Titolo V della Costituzione, da un lato, riconosce i diritti sociali e li equipara ai diritti civili (intesi quali prestazioni sociali, sanitarie, assistenziali, educative, ecc.), dall’altro, attribuisce allo Stato il fondamentale compito di definire gli standard essenziali delle prestazioni volte ad affermare tali diritti. Ciò al fine di garantire - omogeneamente - il principio di eguaglianza tra titolari degli stessi diritti, che sono però residenti in diverse regioni.
In quest’ottica è fondamentale un’organizzazione sanitaria solida, fondata su chiari principi di distinzione tra politica e amministrazione, che sono alla base di un’attività improntata all’efficienza, efficacia e funzionalità dei servizi sanitari. Deve, dunque, essere assolutamente rivisto il rapporto tra la Regione e il direttore generale delle asl e delle aziende ospedaliere, rompendo quel sistema politico-clientelare che segna da decenni il nostro sistema sanitario. L’azienda sanitaria dovrebbe essere caratterizzata da una vera autonomia imprenditoriale e il direttore generale, nei limiti degli obiettivi e della programmazione regionale, dovrebbe costituire l’organo di governo dal punto di vista della gestione complessiva e della supervisione sul buon andamento della azienda. Il direttore generale dovrebbe essere l’organo di indirizzo amministrativo dell’ente e, in tal senso, dovrebbe avere ampia autonomia e indipendenza rispetto all’organo politico regionale. Quest’ultimo dovrebbe limitarsi a definire gli obiettivi in chiave politica, facendosi garante, attraverso la programmazione, della tutela della salute sul territorio, senza interferire con l’attività gestionale e di alta amministrazione dell’azienda. Altro aspetto che andrebbe ridisegnato è il rapporto tra direttore generale e scelta dei primari, che dovrebbero essere individuati esclusivamente per mezzo di selezione pubblica concorsuale e sottoposti a valutazione annuale, da parte di un soggetto terzo e indipendente, che non può prescindere dalla soddisfazione (accertata) degli utenti.
E’ necessario che l’attività di gestione del sistema sanitario sia fondata su regole dettate da un approccio imprenditoriale, non improntato solo sui principi di efficienza e di efficacia, ma che tenga conto anche della qualità di vita dei pazienti. La prevenzione in materia sanitaria, per esempio, è notoriamente rappresentata come un parametro economico in termini di riduzione dei futuri costi sanitari e sociali della malattia (costi sanitari, assistenza, assenza dal lavoro, minore produttività ecc.). Senza dubitare della correttezza di questa rappresentazione, occorre riflettere sulla necessità di effettuare ulteriori valutazioni relative al diritto alla qualità della vita e alla salute, non legati ad aspetti di ordine prettamente economico, ma come beni fondamentali della persona che lo Stato deve garantire attraverso la prevenzione e l’assistenza (es. la questione sull’economicità di procedere in alcuni casi allo screening di massa). Gli aspetti connessi al bene della persona, agli aspetti umani, relazionali e, in generale, alla qualità della vita, non possono essere costretti in una dimensione puramente economica.
Anche l’innovazione tecnologica può assumere un ruolo significativo ponendosi a garanzia della base unitaria del sistema sanitario nazionale, quale strumento necessario per il superamento dei divari tra le regioni italiane sul piano dell’efficienza, accessibilità e fruibilità dei servizi sanitari da parte dei cittadini. L’innovazione tecnologica può unire e creare condizioni di crescita attraverso lo scambio in rete delle informazioni su tutto il territorio, colmando le distanze e migliorando la comunicazione tra pazienti, medici, strutture e istituzioni, in modo da poter condividere in rete le esperienze mediche e disporre delle informazioni giuste al momento giusto (es. cartella clinica on-line). L’efficienza dell’assistenza medica si basa anche sulla qualità e la quantità di informazioni disponibili sul paziente e le tecnologie sono un utile alleato per superare barriere e distanze. Altro aspetto fondamentale è quello relativo al corretto impiego delle tecnologie nel processo di erogazione delle cure, che tenga conto della priorità delle relazioni interpersonali, ossia della qualità dell’interazione medico-paziente o tra struttura e utente e delle aspettative di “umanizzazione” dei processi di cura. L’innovazione tecnologica non deve essere finalizzata a se stessa, ma va intesa quale strumento al servizio del rapporto medico-paziente. La tecnologia può essere fondamentale nel miglioramento della qualità del servizio sanitario quale valido strumento di supporto all’interno di un assetto organizzativo funzionante e efficacemente volto alla realizzazione del fine istituzionale.
Ma oltre che sulle nuove tecnologie in campo sanitario, è anche importante puntare sulla ricerca mediante investimenti finalizzati al miglioramento della qualità della vita e del servizio prestato alla collettività. Il tema salute, infatti, non può prescindere dalla ricerca scientifica e dalla sperimentazione, dagli investimenti in termini economici e in termini di sforzi profusi da personale qualificato e non sempre adeguatamente valorizzato di cui il Paese dispone.
Per innovare bisogna accedere alla conoscenza e la conoscenza è data dalla ricerca e dalla circolazione delle informazioni. Perché non sviluppare, allora, in stretta collaborazione e in coordinamento con le Università, anche un settore “ricerca e innovazione” all’interno delle aziende sanitarie attraverso la costruzione di un modello a rete del sistema della ricerca, che metta in connessione le diverse realtà sanitarie?
E' membro del comitato direttivo di Italia Futura