Per una discriminazione positiva
L'eredità di Kennedy
di
Michele Ainis ,
pubblicato il 16 settembre 2009
Italia Futura esordisce in pubblico con un Rapporto sulla (im)mobilità sociale. Scelta obbligata, perché il condominio Italia ha l’ascensore rotto. È pressoché impossibile schiodarsi dal piano di partenza, fai l’ingegnere se tuo papà è ingegnere, cerchi lavoro in fabbrica se sei figlio d’operai. Però è tempo di passare dalle denunce alle proposte, dalla diagnosi alla terapia. Come? Prendendo esempio dal presidente Kennedy, che nell’America dei primi anni Sessanta battezzò le azioni positive (affirmative actions). C’erano allora troppo pochi neri ai posti di comando, i più vivevano in uno scantinato sociale, dietro le sbarre invisibili della discriminazione. Così le imprese, le università, le amministrazioni pubbliche cominciarono a regalargli qualche metro di vantaggio nelle loro procedure selettive. Servono 10 anni di servizio per diventare dirigente? Se sei nero, te ne bastano 5.
Da qui una nuova concezione dell’eguaglianza, da qui il brodo culturale che mezzo secolo più tardi ha generato il presidente Obama. Facciamo lo stesso per le donne o gli immigrati regolari (quanti se ne trovano ai piani alti della società italiana?), ma facciamo anche l’opposto per i figli di papà. Sono avvantaggiati nella corsa, come dimostra ogni statistica? E allora obblighiamoli a partire qualche metro più indietro rispetto ai loro concorrenti. Brevettiamo insomma altrettante azioni negative, una terapia d’urto per la nostra comunità malata. Significa che il figlio del notaio dovrà guadagnarsi un punteggio più elevato per superare il concorso che a suo tempo vinse il genitore, idem per il figlio del medico che scopre una vocazione irresistibile per la laurea in medicina, e giù giù, lungo tutti i rami sui quali s’allarga l’albero del nostro nepotismo. Magari non servirà a estirpare questa malapianta, però le impediremmo d’alzarsi fino al cielo.
Michele Ainis è ordinario di Istituzioni di diritto pubblico all'università di Roma Tre.
Costituzionalista, è ordinario nell’università di Roma Tre. Ha pubblicato una ventina di volumi (l’ultimo è "L’assedio", Longanesi 2011). È editorialista del Corriere della Sera e dell’Espresso. Fa parte del comitato di direzione di varie riviste giuridiche, dottorati, master, e coordina la "Scuola di scienza e tecnica della legislazione", costituita a Roma presso l’ISLE.