Sorgono sempre più concorsi che premiano le idee e soluzioni innovative. I loro finanziatori, che siano filantropi oppure figure rilevanti del settore pubblico o privato, devono capire come usarli nel modo più efficace.
L’uso dei premi da parte di generosi donatori, o dal settore privato, per incoraggiare l’innovazione e il progresso sociale è un ambito florente. Uno studio, realizzato da Mc Kinsey sui premi che mettono in palio più di 100mila dollari, valuta che la somma complessiva dei finanziamenti è triplicata nell’ultimo decennio, raggiungendo 375 milioni di dollari. Sta inoltre cambiando il ruolo stesso dei premi: circa l’80 per cento di quelli creati dal 1991 sono mirati a sostenere l’innovazione in campi specifici, piuttosto che premiare l’eccellenza in generale. Un’analisi delle caratteristiche effettive di questi premi, e della loro evoluzione, può essere utile non solo ai finanziatori indiviuali, ma anche agli elementi di spicco del pubblico e del privato che intendono ottimizzare il loro potenziale innovativo.
Per capire in che misura questi premi raggiungano gli obiettivi prefissati dai loro organizzatori, e come migliorarne l’efficienza, abbiamo studiato 219 iniziative, ognuna dotata di un finanziamento di almeno 100mila dollari; intervistato un centinaio di esperti di innovazione, premi e donazioni; e condotto indagini sui finanziatori di 48 tra le più rilevanti iniziative del genere. Ci siamo, infine, interessati in modo più approfondito a 12 premi che adottano strategie a nostro avviso particolarmente interessanti.
Scoprendo così che il numero di questi premi sta crescendo in modo esponenziale. Tra quelli che sono oggetto della nostra analisi, 60 sono nati dal 2000, per un totale di 250 milioni di dollari di finanziamento. Allo stesso tempo, gli scopi dei concorsi stanno cambiando: sempre meno si premia l’eccellenza di per se e si preferisce dare spazio all’innovazione applicata ad ambiti specifici e, ai modi più innovativi per ottenere risultati precisi. Aziende private e fortunati imprenditori figli del “baby-boom”, come Richard Branson che investe ingenti somme di denaro per promuovere simili iniziative, sono le figure dominanti tra i finanziatori dei concorsi. Questo spiega la nascita e l’espansione di premi in settori come la scienza, l’ingegneria, l’aeronautica o l’ambiente. Al contrario, le iniziative rivolte al settore artistico o letterario, dieci anni fa un terzo dei concorsi, rappresentano ad oggi meno del 10 per cento del totale.
Cosa rende questo tipo di iniziativa più efficace rispetto ad altri strumenti di donazione o finanziamento? La ricerca suggerisce tre condizioni sine qua non per il loro successo: un obiettivo chiaro (che sia valutabile e raggiungibile in un lasso di tempo ragionevole), una folta platea di potenziali “risolutori” o partecipanti e infine la volontà da parte dei concorrenti di farsi carichi di una parte dei costi, e annessi rischi. Le squadre di ricercatori che partecipano,ad esempio, al premio (10 milioni di dollari in dotazione) Ansari X PRIZE per lo sviluppo di velivoli capaci di raggiungere lo spazio e ritornare nell’atmosfera due volte in dieci giorni hanno finalmente speso oltre 100 milioni nella fase di ricerca, dieci volte la ricompensa.
Se una o più tra queste condizioni venissero a mancare, i potenziali organizzatori di simili concorsi devono studiare modi alternativi di raggiungere lo stesso obiettivo. La fondazione Mo Ibrahim, ad esempio, mette in palio un premio “retroattivo” di 5 milioni di dollari da consegnare ad un capo di stato africano che, seppur ritiratosi dalla vita politica, abbia dimostrato attraverso il suo operato di aver esercitato una leadership efficiente. Il concetto stesso dell’iniziativa si basa sulla pubblicità generata dall’esistenza del premio, e del suo notevole finanziamento, per avviare un approfondito dibattito sull’importanza di una buona governance. Un dibattito, la cui semplice esistenza, tende a suggerire e promuovere cambiamenti importanti nelle buone pratiche pubbliche e nei comportamenti individuali.
[…]
Un premio può anche, con una sostanziale ricompensa in palio, dare nuova linfa ad un settore di mercato che stentava, sia perché è totalmente nuovo oppure semplicemente in fase di stallo. Da quando
SpaceShipOne ha vinto il già citato Ansari X PRIZE nel 2004, finanziatori pubblici e privati hanno investito oltre 1.5 miliardi di dollari nella ricerca e lo sviluppo di questo settore, il trasporto spaziale privato.
Un’ingente somma di denaro, come ricompensa, non è tuttavia un requisito per il successo del premio. Ashoka’s Changemakers, ad esempio, organizza ogni anno una serie di concorsi che mirano alla ricerca di soluzioni per le problematiche sociali più variegate in cui incoraggia la collaborazione tra i concorrenti, invitandoli a diffondere le loro idee e a discutere quelle degli altri in un forum prima che venga scelto il vincitore. I finanziamenti sono intenzionalmente bassi, 5000 dollari, così che il denaro in palio non disincentivi la collaborazione. Quando questo processo permette di affinare le idee e farne emergere di più articolate, i finanziatori possono ritenere di aver speso bene i loro soldi.
La nostra ricerca ha anche rivelato un’area critica (e spesso trascurata) nell’organizzazione di tali premi: misurare il loro impatto e applicare, tra un’edizione e l’altra, i cambiamenti dedotti dall’analisi e atti a migliorare il premio. Dalla nostra ricerca emerge che solo il 23 per cento di chi amministra questi premi valutano annualmente i risultati prodotti dalle loro iniziative. Gli sponsor dovrebbero svolgere quest’attività di “reporting” per aumentare le possibilità di raggiungimento dell’obiettivo prefissato, a costo di modificarlo.
In conclusione, la capacità dei premi per l’innovazione di mobilitare sia concorrenti che capitale, di distribuire su più soggetti il rischio dell’impresa e di dettare, se non aprire, un’agenda per la risoluzione di alcune problematiche, li rende un potente motore di cambiamento.
Copyright
McKinsey Quarterly. Luglio 2009.