Passione e farina

Una ricetta senza quote

di Federica Colonna , pubblicato il 15 luglio 2009
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“Ci vuol passione, molta pazienza, sciroppo di lampone, un filo di incoscienza. Ci vuol farina, del proprio sacco, sensualità latina, ed un minimo distacco. Si fa così rossetto e cioccolato, per il cuore e per il palato”.

Ornella (Vanoni) l’ha cantata tanto tempo fa questa canzone, Paolo (Sorrentino) l’ha usata ne “le conseguenze dell’amore” ed io ci ho versato sopra una quantità di lacrime da epopea. E la canzone è rimasta là, tra le pieghe del cervello, e torna, torna, torna. Non solo perché è orecchiabile.


È una ricetta, rossetto e cioccolato, che vale per la vita così come per la politica, soprattutto quando vuole essere declinata al femminile.

La politica, attenzione, non femmista ma femminile, con tutto quello che comporta.

Comporta, la politica femminile, l’abbandono di stereotipi e slogan privi di senso. Del tipo: le donne votano le donne. Non è vero. Le donne, come qualunque essere pensante, votano chi è bravo, se donna bene, se uomo pure, se gay anche.

Comporta, la politica femminile, il concetto di “prendersi cura”, che tradotto equivale a prendersi la responsabilità di una città, di una comunità, di un posto mettendoci un po’ di calore, e di colore, in più. È l’attenzione calda, la responsabilità fatta di azione e capacità di creare passione, entusiasmo, partecipazione.

Comporta, la politica al femminile, il fascino e l’appeal, che non è solo da “donna”, ma è carisma, leadership, capacità di attrarre e affascinare. Come dire: la “forza tranquilla” di francese memoria, alla Mitterand.

Comporta, infine, il superamento di un concetto rigido e spigoloso come quello delle quote rosa. Le quote, per definizione, infatti, includono l’idea della protezione di una minoranza, chiusa in sé, data una volta per tutte, l’idea di un gruppo chiuso che deve difendersi, promuoversi con strumenti diversi e dedicati. Non ce ne è bisogno: l’unico strumento di selezione e promozione è la capacità, la bravura, l’ormai retorico, retoricissimo, merito. Come quello di mettere insieme rossetto (fascino) e cioccolato (risultato concreto, che dà benessere, che fa bene); di unire passione (utile a dare un senso comune alle scelte) e pazienza (il tempo di elaborare, di progettare e di fare le cose, di incidere).

Senza scordarsi che ci vuole, sempre, farina, certo, ma del proprio sacco.


Federica Colonna è consulente politico presso Reti, ha realizzato numerose campagne e consulenze ad uso di eletti. Collabora con Fare Futuro, scrivendo corsivi per il magazine della fondazione, ed è ormai raro incontrarla senza la telecamera con cui produce video per il suo blog.



tag:  politica   passione   farina   femminile   quote rosa  


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#6 da ennio, inviato il 26/7/2009
i bizantinismi (e la quota rosa lo è), difficilmente salvano i diritti e ancor meno la democrazia. di solito salvano privillegi

#5 da Gabriele, inviato il 16/7/2009
il problema non si risolve con le quote in nessun caso. si tratta di un cambiamento culturale che non riguarda più nemmeno il genere. è una questione di merito, e basta. se si affermasse questo semplice principio non dovremmo più preoccuparci del sesso dei parlamentari, ma solo delle loro competenze. e arrivare finalmente alla normalizzazione del discorso. ci sono uomini mediocri come ci sono donne mediocri. il fatto che in Parlamento i primi siano più abbondanti delle seconde è un problema democratico. ricominciamo dal merito, anzitutto. e sono sicuro che nel momento in cui avessimo gente competente dove si decide, allora molti problemi legati all'organizzazione del tempo della vita e dell'offerta dei servizi da parte dello stato verrebbero finalmente affrontate e risolte.

#4 da Federica, inviato il 16/7/2009
mi dispiace, ma non credo che la quota sia lo strumento giusto per scardinare una forma mentis (omofilia, o quello che è). Per una ragione molto semplice. Le azioni (e le decisioni, le proposte, i fatti concreti, come potrebbero essere le quote) sottintendono e promuovono sempre una mentalità ed una cultura. E la cultura, l'approccio che sta dietro le quote è proprio il sostegno a "minore" (nel senso che porta un minus, di una deficienza). Quello che ci vuole è cambio, vero, di mentalità, non attraverso unos trumentino striminzito. Una politica che dia gli strumenti, ma non di gruppo, bensì individuali, personali, laica in questo senso. Ed una poltiica laica è contro le quote rosa, perchè non sono, non possono esserlo, uno strumento di libertà individuale.e così, attraverso la libertà individuale, emerge la qualità. Maschile o femminile che sia.

#3 da massimo micucci, inviato il 16/7/2009
Si farina del porporio sacco , fascino e determinazione: ma il problema è che vigono rigorose le quote blu e le quote "antiques" forti soprattuttoin Italia . Le quote blu vengono presidiate e decidono anche le rispettive rappresentanti nelle quote rosa dove ci sono. Il tutto a detrimento di chi uomo e donna non è "in quota" con loro. Curioso come il destino del postfemminista sia sia come quello dal postfascista e del post comunista : via il vecchio (buono e cattivo) niente di nuovo (buono o cattivo) . A mio avviso la peggiore eredità di tutto ciò è la "omofilia" tipicamente maschile che contagia il femminile e impedisce di aprirsi ad un dialogo scontro. Il merito no si può riconoscere se non si vuol ascoltare l'altro/o , anche per questo ,nulla è più imbarazzante in politica che parlar di questioni maschili o femminili . E nulla dimostra più la saggezza delle donne che disertano la politica e i suoi luoghi. E quella che la popolano in modo o nell'altro hanno un solo difetto sono troppo spesso donne che odiano le donne

#2 da Laura, inviato il 15/7/2009
...TUTTO VERO, PERO' IL PROBLEMA DALLA NOTTE DEI TEMPI E' RIUSCIRE A FARE I CONTI CON UNA MENTALITA' AL MASCHILE CHE PREPOTENTEMENTE RITORNA AD ESSERE NELLA TESTA DELLE DONNE!!!!!

#1 da Matteo Sperandeo, inviato il 15/7/2009
L'unica cosa che ha provocato il meccanismo delle quote rosa, è che almeno il 50% dei seggi "femminili", sono andati a Veline/Amanti/Figlie/Discendenti di qualcuno che già vi ci siedeva in parlamento. Prima si è pensato ad occupare il seggio e poi col tempo, chi è stata più fortunata ha tentato anche farlo divenire "culturalmente" suo.

E' molto bella questa cosa che Lei ha scritto, essendo Lei una donna. Penso che questo sia uno dei concetti che palesa al meglio la dignità UMANA e politica di questa Italia Futura.
Grazie



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