Mondo Futuro

L'utilità del G8

di Emanuele Schibotto

pubblicato il 14 luglio 2009
immagine documento Sovente ci dimentichiamo di quanto innaturale sia, sotto il profilo delle relazioni internazionali, il periodo storico nel quale stiamo vivendo, soprattutto in Europa. La normalità, fino alla Seconda guerra mondiale, è stata la guerra. I rapporti tra gli Stati – all’epoca una sessantina – subivano frequenti altalene diplomatiche, le quali lasciavano ben poco spazio alle ragioni della pace. Tra le due guerre si parlò di stagione della “sicurezza collettiva” allorché la quasi totalità degli Stati ratificò il Trattato di Rinuncia alla Guerra, firmato a Parigi nel 1928. Una pace certo effimera, una illusione collettiva. Ma l’eccezionalità della pace, in un continente abituato alla guerra, si nota dal Premio Nobel per la Pace conferito ai Ministri degli Esteri di Francia e Stati Uniti, promotori del trattato, Aristide Briand e Frank B. Kellogg. Oggi, i 27 Stati membri dell’Unione Europea l’hanno raggiunta davvero la pace. Come? Attraverso il dialogo, attraverso anche il G8.

Se il Gruppo degli 8 Paesi più industrializzati del mondo può risultare, a ragione, non rappresentativo degli equilibri di potere in fieri all’interno della odierna Comunità internazionale, diviene comunque adatto a produrre il dialogo, la benzina più importante per il corretto svolgimento delle relazioni internazionali. Non scordiamoci che è grazie alla ricerca del dialogo che nel 1957 sorsero le Comunità Europee; nel 1962 Kennedy e Kruchev evitarono la terza guerra mondiale; Egitto ed Israele firmarono il Trattato di pace nel 1979; le due Germanie pervennero all’unificazione nel 1990.

Che il G8 abbia perso il suo spirito informale e produca spesso risultati al di sotto delle aspettative sono senz’altro due verità incostestabili. Giova comunque ricordare che queste verità sono intimamente collegate tra loro e conseguenti al fenomeno della globalizzazione. L’attenzione mediatica globale ha infatti spinto i summit multilaterali verso un carattere sempre più formale, provocando l’irrigidimento delle posizioni negoziali di ognuna delle parti seduta al tavolo. Più l’incontro risalta sotto la luce dei riflettori, più i singoli Stati faticano a negoziare in maniera distesa. Non il summit stesso, bensì le opinioni pubbliche rischiano così di diventare l’oggetto delle preoccupazioni dei Capi di Stato, a tutto detrimento dei risultati finali del vertice. L’efficacia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, massimo organo politico a livello globale, viene garantita dal grado di riservatezza che serbano le sue riunioni di carattere non procedurale.

Certamente il G8 va ripensato e riformato tenendo conto del crescente peso specifico dei nuovi attori internazionali. Si tratta di un processo già avviato dagli otto Stati membri a partire dal G8 di Heiligendamm a rappresentanza tedesca e che a L’Aquila ha trovato rinnovato slancio. Il G8 cambierà quindi – vedremo in che maniera – ma non scomparirà. E ciò è un bene. Il G8 (in futuro G14?) svolge una funzione di importanza capitale, spesso sottostimata. Non è scontato che gli Stati preferiscano la collaborazione alla aggressione; la ricerca del consenso alla corsa agli armamenti, la consultazione alla imposizione unilaterale. La Storia d’Europa è lì a dimostrarlo. Al G8, così come al G20, Stati storicamente divisi, Francia e Germania, Stati Uniti e Russia, Cina e Giappone siedono al medesimo tavolo ricercando soluzioni comuni a problemi comuni. Meglio guardare, con tutti i suoi limiti, la “foto opportunità” del G8 2009 oppure la foto che ritrae Churchill, Roosevelt e Stalin al “G3” di Jalta nel 1945?

Emanuele Schibotto è esperto di relazioni internazionali. Attualmente collabora con Equilibri.net e Geopolitica.info, ha lavorato in precedenza presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, l'Istituto per il Commercio con l'Estero e l'Istituto Internazionale di Diritto Umanitario di Sanremo.

tag:  dialogo   summit   equilibrio internazionale   paesi emergenti   g8   g14  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

LASCIA UN COMMENTO




nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta