Net Neutrality
Le pari opportunità del cittadino digitale
di
Stefano Peppucci ,
pubblicato il 14 luglio 2009
Pensare oggi il nostro futuro non è ambizioso, è necessario. E’ la differenza tra il subirlo e il viverlo, è il punctum, non ce ne voglia Barthes, della fotografia del presente. Indubbiamente l’applicazione dell’innovazione tecnologica è e sarà un veicolo di evoluzione sociale e culturale primario che già oggi consente di intravedere i confini di un mondo dove al fianco della fisicità, delle limitazioni geografiche e di trasporto si affaccia quel quinto stato prodotto da dinamiche miste di tecnologie e società, giunte a una prima maturazione con la diffusione del modello di utilizzo del web noto come 2.0.
La definiamo democrazia dell’informazione, della partecipazione e della discussione che rende praticabile quel contesto immateriale - digitale - che consente all’uomo – analogico - di partecipare ai processi di arricchimento della conoscenza senza vincoli di sincronia di copresenza, di tempo e di distanza.
E’ il prodotto della rivoluzione tecnologica che, sorretta dall’economia mercantile, si è intessuta di quell’infrastruttura di nodi interconnessi di impressionante valore numerico che assume il ruolo di rete dei dati, della conversazione e del sapere: la tecnocultura del terzo millennio.
Oggi l’infrastruttura di connessione tra nodi è terra di mercato, le società dei dati e delle telecomunicazioni che la gestiscono detengono una forza mai sperimentata prima. Questo potere consapevole deve essere regolato per impedire che la gestione diventi controllo e il controllo diventi abuso e privazione della libertà individuale di chi non ha potere di difesa e che rappresenta solo uno dei milioni di nodi del network: il nodo uomo. Pensare il futuro oggi non può ignorare questo principio di tutela delle pari opportunità dei cittadini digitali e dei servizi che usano. Prende il nome di Net Neutrality.
E’ facile intuire che un luogo come la rete, la cui natura immateriale riesce a godere della sorprendente economia della riproduzione dei beni digitali a costo zero, che annulla il concetto di distanza e affievolisce le discrepanze socioculturali degli utenti che vi soggiornano, sia altrettanto recettiva nei confronti di strumenti atti a controllarne l’attraversamento.
Se da una parte è necessario fare tutto il possibile per permettere a chiunque l’accesso al grande reticolo della conoscenza abbattendo gli impedimenti che per arretratezza culturale e pachidermia tecnologica spaccano la popolazione nazionale e internazionale in due, configurando quel digital divide di cui si sente tanto parlare; dall’altra, con maggiore impegno, attenzione e continuità bisogna da subito stabilire come primo diritto della cittadinanza digitale quello di poter accedere a una rete neutrale. Una rete dove la qualità, la velocità, la possibilità stessa di attraversamento e soggiorno sia offerta in modo paritario a chiunque: utente, software e servizio.
Internet è al bivio, la crescente richiesta di connessioni e applicazioni a banda larga, frutto della possibilità di erogare servizi prima esterni al perimetro digitale, si pensi alla IPTV o alla possibilità di telefonare attraverso internet abbattendo i costi in modo più che significativo, suggestiona il desiderio degli enti gestori di monetizzare l’infrastruttura di rete che non più soddisfatti di esigere non solo dando un prezzo all’accesso a questi servizi ma anche stabilendo le modalità con cui essi vengono erogati in maniera più o meno prioritaria, più o meno permessa, più o meno controllata.
Se la rete non sarà neutrale chi la gestisce potrà anche controllarla. Potrà decidere da chi, come e in che modo verrà fruita. Potranno essere applicati principi del controllo dell’informazione, potrà infine essere corrotto quel reticolo ancora potenzialmente libero che oggi usiamo senza troppa coscienza dei pericoli a cui è esposto.
Evitare che accada è prioritario ed è interesse di tutti attivarsi ora affinché questo tema diventi discussione pubblica in Italia, in Europa e nel mondo intero per arrivare a una definizione chiara che sancisca i diritti di cittadinanza digitale e definisca in modo trasparente le regole di gestione di questo patrimonio collettivo. Una discussione necessariamente partecipata e aperta nel rispetto del paradigma 2.0, sicuri che il web che verrà, per quanto stupefacente sul fronte delle innovazioni, resti obbligatoriamente libero. Neutrale.