Ripartire dal deserto

Un nuovo pensiero economico, sociale e politico per il Sud

di Angelo Mellone , pubblicato il 30 giugno 2009
immagine documento
L’Italia di oggi è necessaria, ma non è sufficiente. Non è sufficiente quando il lungo processo di convergenza tra il Mezzogiorno e il resto della nostra nazione, la speranza che ha faticosamente attraversato i sogni di cinque generazioni, ha subito una brusca fase di arresto. E fermarsi, nel mondo della turboeconomia, equivale per il Sud la condanna a precipitare nel buco nero dell’arretratezza economica e dell’irrilevanza storica.

E tutto questo accade quando le classi dirigenti italiane si sono tolte di dosso il peso della “questione meridionale” non perché l’hanno risolta, ma perché l’hanno abbandonata. L’hanno abbandonata dopo che la stagione dei “governatori” e delle varie primavere meridionali hanno lasciato sul campo satrapi stanchi e fiori secchi di uno sviluppo tramortito.

Di fronte a una catastrofe civile collettiva a malapena raccontata dai media nella sua dimensione epocale, le mezze misure e le mezze parole servono a poco. Nella loro scandalosa attualità, le immagini della spazzatura napoletana e palermitana, i reportage sul disastro dell’abusivismo, i racconti di Saviano non catturano a sufficienza l’immagine di intere regioni in cui brandelli di civiltà faticosamente reggono l’urto di una criminalità, o perlomeno non esprimono nella piena nitidezza il dramma di una terra che quotidianamente si spopola delle sue energie migliori, dei talenti vocati a metter radici altrove, delle buone idee che fertilizzano dove esistono infrastrutture materiali e intellettuali disposte ad accoglierle.

Secondo i dati di Confindustria-IPI, il divario, in termini di Pil pro-capite tra Sud e Centro-Nord, oltrepassa ormai i 42 punti percentuali. Il Sud è superato non solamente da Spagna, Grecia e Portogallo, ma anche da Repubblica Ceca, Slovenia, Malta e Cipro. I flussi migratori restano fortissimi. Gli investimenti esteri hanno registrato una riduzione di 7000 occupati nelle imprese a partecipazione straniera. Il divario infrastrutturale rimane fermo a 25 punti al di sotto della media nazionale, quando ancora v’è chi maneggia maldestramente battaglie ideologiche contro la politica delle grandi opere. Con l’eccezione di qualche isola felice, i test scolastici disegnano il quadro di un’istruzione che frattura l’Italia in due vasi incomunicanti. E lo spettro del Tancredi del Gattopardo aleggia anche sulle scarse isole di competitività.

Ecco allora che si affaccia l’urgenza. Ripartire dal deserto. Mettere insieme pezzo a pezzo il profilo di un nuovo pensiero economico, sociale e politico per il Sud. Un pensiero fondato e realistico, che riapra il dossier della questione meridionale e lo imponga all’attenzione della pigrizia di chi ha sperperato la grande occasione dei Fondi strutturali europei e di chi si ostina a oliare le vecchie macchine del consenso che trascinano in basso la qualità civile e morale del Mezzogiorno. Un pensiero lontano dai vagheggiamenti bucolici del “pensiero meridiano” e di chi si è illuso di coltivare la “diversità” meridionale come un atout da difendere e non come l’encefalogramma piatto della competitività. Per non affogare nel dramma dell’ennesima generazione di emigrati condannata all’eterna saudade dell’impotenza.

Dirigente di Radio Rai. Editorialista de «Il Tempo», collabora anche a «Il Foglio». Autore e conduttore di programmi radiofonici e televisivi. Ha condotto su Rai Uno la sezione giornalistica di "Unomattina weekend". Ha conseguito il dottorato in sociologia della comunicazione all’Università di Firenze, e si occupa di comunicazione politica presso la Luiss «Guido Carli» di Roma. Ha pubblicato diversi saggi di analisi dei partiti e di comunicazione politica su riviste italiane e internazionali, oltre a libri tra i quali "Dì qualcosa di destra. Da Caterina va in città a Paolo Di Canio" (Marsilio 2006) e "Cara Bombo. Berlusconi spiegato a mia figlia" (Marsilio 2008).


tag:  sud   mezzogiorno   nazione   competitività   meridione  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

LASCIA UN COMMENTO | Leggi il DISCLAIMER


#9 da Paolo Laureto, inviato il 8/10/2009
Nel mio Sud c'è una classe dirigente SERIA che non è interessata alla "poltrona" ma a risolvere davvero i troppi problemi che ci soffocano; L'ONESTA' fa da padrona, grazie ad essa possiamo risollevare la nostra terra e non solo. Sono orgoglioso, perché nel mio Sud si mettono a frutto TUTTI i finanziamenti stanziati, fino all'ultimo centesimo e nessuno se ne approfitta. Il mio Sud è ricco di gente che è piena di buon senso perché si aiuta e si rispetta reciprocamente ingranando così la marcia verso un futuro migliore. La gente del mio Sud ha la stessa mentalità delle popolazioni Nordiche il che permette a tutta l’Italia di avere un PIL al pari delle grandi nazioni. Grazie a loro tutti gli Italiani, perfino i Leghisti ci rispettano e ci stimano perché contribuiamo a rendere più Grande l’Italia. Nel mio Sud vengono prima tutti i DOVERI e poi tutti i DIRITTI. Nel mio Sud le organizzazioni criminali si combattono partendo dalla radice, aiutando i giovani disagiati a pensare diversamente dalla loro realtà sociale. Ciò è possibile perché ci sono persone, anche scortate, che si prodigano per l’istruzione di questi ragazzi, a far nascere in loro delle passioni, a far capire loro che sono davvero la “chiave di volta” per un paese ed un futuro migliore per noi e le future generazioni, che loro possono cambiare davvero le cose! Nel mio Sud le industrie danno lavoro a comunitari ed extracomunitari senza distinzioni di razza o religione, a tutti sono versati gli stessi contributi e nessuno è a nero. Nel mio Sud i giovani non hanno bisogno di andare altrove per un lavoro, ma restano nel loro paese d’origine vicini alla loro famiglia impegnati in tutti i campi dall’agricoltura, all’imprenditoria, dall’allevamento all’informatica, dalla pesca alla RICERCA! Sono fermamente convinto che “volere è potere”, il mio sogno grazie all’aiuto di una POLITICA SERIA e l’impegno di tutti gli italiani si può realizzare. RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE, RICOMINCIAMO DA SUD, NON C’E’ PIU’ TEMPO DA PERDERE!

#8 da domenico fasano, inviato il 5/10/2009
Il deserto dimora nella nostra mente e si manifesta con la delusione, la tristezza, la mancanza di iniziative vere.
Siamo un piccolo gruppo napoletano di aziendalisti che, da qualche tempo, abbiamo aperto un'Agenzia di intermediazione di business in India (Mumbai) e si stà registrando un interesse inaspettato per i prodotti del Made in Italy.
Ci rammarichiamo per la poca attenzione del "Sistema Italia" per questa realtà in forte espansone considerata, forse, ancora complicata ed a rischio. Ma, credeteci, chi si trova sul posto ad interagire con la realtà socio-economica si rende conto delle enormi e concrete opportunità che si presentano.
Occorre coraggio, lungimiranza, fiducia nelle proprie convinzioni e nella propria creatività; occorre sapere che il benessere si conquista quotidianamente misurandosi e proponendosi con la realtà dura e precaria; occorre credere nella propria storia e nella propria missione di vita.
Così possiamo uscire dala deserto.
Domenico Fasano mifasano@libero.it

#7 da domenico truppi, inviato il 20/7/2009
Cerchiamo di mettere il mezzogiorno in grado di competere a pari condizioni con il resto d'europa (non solo del nord)! Poche cose da cui partire: 1. infrastrutture moderne (FERROVIE! poi strade, centri intermodali, porti) 2. Incentivi a chi valorizza la vocazione d'eccellenza dei singoli territori (mai più inquinanti cattedrali nel deserto, tipo ILVA. Ad es. Meglio l'uva di Rutigliano, prodotto eccellente e da esportare. il mare del salento (sport, servizi e turismo), etc..) 3. Il mare non è un confine invalicabile: favorire commercio e industria verso l'africa del nord e i balcani Chi ci sta?

#6 da Ruggero Monti, inviato il 8/7/2009
Il sud,
il problema del Sud non sono i lavoratori che cercano "in tutti i modi" di trovare occupazione, il problema sono i dirigenti "politici" locali che fanno del mondo del lavoro il loro laboratorio elettorale e gestionale.

Avevo un'azienda (esiste ancora n.d.r.) che forzatamente dietro manovre poco chiare e soprattutto poco corrette, sono stato costretto a sospendere (dico sospendere in attesa degli sviluppi giuridici); l'ASI locale ha messo in atto delle azioni così spudorate e forzate da lasciare preclusa ogni possibilità di attività.
Ho dovuto lasciare a casa 20 persone (tutte pagate fino all'ultimo centesimo), ho un progetto finanziato dal Ministero dell'Industria che si è arenato a metà cammino, il capannone è praticamente nelle mani dell'ASI e tutto il materiale ed i macchinari ivi presenti sono stati danneggiati dalle intemperie che, nel frattempo (il capannone è chiuso dallo scorso 24 novembre 2008) hanno scoperchiato il tetto.
A nulla sono valsi i miei tentativi di poter riprendere l'attività, la "politica" locale era presa da problemi di liste elettorali, l'ASI impegnata a lotte fratricide interne (ed intanto spende e spoande denaro pubblico). Mi sono rivolto alla giustizia ma tutto è arenato.

QUESTA E' L'ITALIA CHE DEVE PROGREDIRE, IL SUD CHE DEVE RIATTIVARSI?

Non raccontiamoci barzellette, le cose saranno sempre così, perchè fintanto che ci saranno i soliti BARONI INTOCCABILI a comandare, laggiù non cambierà nulla e il Sud sarà sempre il carretto senza ruote.

Cordialità.
Ruggero MONTI

#5 da Gianfranco Rambelli, inviato il 6/7/2009
forza e coraggio, facciamo ripartire l'Italia e la sua economia, non dimentichiamoci dell'agricoltura...... un buon motore per l'economia!

#4 da Carmelo Mafodda, inviato il 1/7/2009
Sono molto d'accordo sulla rivoluzione "bottom up". Nessuno regalerà niente a questo Sud benemerito ma tanto vituperato. La questione meridionale è uno stato mentale.

#3 da Giulio Tommi, inviato il 1/7/2009
Le strategie per il Sud, tipo Cassa per il Mezzogiorno, non hanno funzionato. Analoghe iniziative (Galles, Irlanda) hanno invece portato a buoni risultati. Nel nostro caso, per dirla bonariamente, troppo spesso abbiamo trascurato di verificare la rispondenza degli investimenti agli obiettivi strategici; abbiamo mandato confusamente avanti un'armata senza assicurarci le linee di collegamento; abbiamo sottovalutato le difficoltà del terreno, rendendolo ancora più impervio. Qualsiasi futura strategia dovrà da oggi tenere conto di tre punti fondamentali: la coerenza, i tempi lunghi, misurabili in generazioni, e il blocco immediato del deterioramento di qualsivoglia elemento che possa rendere gli interventi programmati ancora più difficile da attuarsi. Per il terzo punto, valga un esempio: quali prospettive di un serio sviluppo turistico si possono intravedere per il Sud se le coste continueranno ad essere cementificate irrazionalmente, come e più di quanto è stato fatto al Nord nel passato? Come strategia, non adotterei più quella degli interventi a macchia di leopardo. Ha funzionato per il Galles e per l'Irlanda ma non può funzionare su di un territorio vasto come il nostro Sud. Il lancio di paracadutisti oltre le linee è sempre un suicidio se non si ha la ragionevole certezza di poter effettuare il ricongiungimento in tempi brevi. Infrastrutture collegate; preparazione scolastica specifica ed esperienza specifica; tessuto di supporto adeguato; controllo del territorio; sostegno e partecipazione della società locale tutta: in assenza di uno solo di questi elementi, l'insuccesso diventa una certezza. Opterei dunque per una soluzione strategica diversa, che scaturisce anche da una constatazione: oggi, da circa una generazione, non si parla più di problema del Centro-Sud ma del solo Sud. Seppure con qualche eccezione, il Centro si trova oggi, in modo sempre più marcato, dentro i confini di una fascia economica accettabile. La strategia da adottare è quindi quella, sin qui involontaria e poco governata del Centro, della espansione a macchia d'olio verso il Sud: accelerare e governare selettivamente il processo concentrando le risorse passo dopo passo, Provincia dopo Provincia. Col tempo, ne sono convinto, a questo processo si aggiungerebbe anche un moto proprio di accelerazione spontanea, poiché il Sud è ricco di risorse umane che attendono solo l’opportunità di alternative. Cordialmente Giulio Tommi

#2 da marco caputi, inviato il 1/7/2009
Probabilmente, vivere e spendersi a Sud è nel segno dell'"Audaces Fortuna Iuvat". E lo è tanto di più per chi considera il libero mercato uno straordinario serbatoio di opportunità: frustrato, però, da un sistema che non fa sistema(appunto, la catastrofe civile collettiva). Penso a Bari (pure isola felice), dove le opportunità dei rapporti con l'Oriente e con l'intero bacino del Mediterraneo rimangono appannaggio di poche (auspico felici) iniziative individuali. Penso alla Puglia, possibile paradiso turistico. Insomma, penso ad un Sud che da possibile motore del proprio sviluppo è sempre rimasto patria dei cafoni. Colpa, fondamentalmente, nostra. E ben venga dunque un ennesimo tentativo di risvegliare coscienze addormentate così tanto che nulla sembra poter scalfire il loro oblio. Ben venga che ciò nasca da un think-tank capace di permeare il tessuto sociale, offrendogli la possibilità di essere produttivo a partire dalla forza dell'esempio. E, soprattutto, di là da ogni coloritura politica. In bocca al lupo a tutti.

#1 da Francesco De Mitri, inviato il 1/7/2009
Deve nascere "bottom up" proprio dal SUD un movimento rivoluzionario che permetta di alzare la testa ai suoi cittadini . Dobbiamo mettere in pratica l'idea che siamo Europei innanzitutto, che le Direttive e le Strategie europee esistono e molti le stanno applicando, in altre regioni d'Europa. La classe politica del SUD (ma non solo), e di conseguenza noi cittadini, ci muoviamo spesso "border line" rispetto a quello che l'Europa ci indica. Le best practices non vengono applicate, nel migliore dei casi, oppure assolutamente ignorate, nel peggiore. L'approssimazione è la nostra arma migliore? Già, noi siamo levantini, abbiamo la dote di riuscircela a cavare in tutte le situazioni arraggiandoci....
Basta adesso con questa dote: bisogna saper progettare e pianificare per ottenere dei risultati positivi e poi ricominciare il tutto per migliorarli.
Dopo questa crisi serviranno nuovi modelli condivisi e non dobbiamo rimanere alla finestra nell'attesa che qualcun altro gestisca tutto. Dobbiamo divendere i nostri interessi, se ancora ne abbiamo...
Noi del SUD abbiamo tutte le carte in regola per metterci in cammino in questo deserto, lo dobbiamo fare sia per motivi culturali, sia storici che economici. Riprendiamoci la nostra identità e costruiamo il nostro futuro. Abbiamo questo debito nei confronti dei nostri figli: diventare competitivi e sostenibili. A mio avviso ne abbiamo tutti i requisiti, dobbiamo solo rendercene conto e MANDARE A CASA chi rema contro, questa è la scommessa che vogliamo vincere.
Francesco De Mitri



nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta