Maestri d'Italia
Dalla parte di chi cresce gli italiani di domani
di
Italia Futura
La scuola è fatta dagli insegnanti, dai maestri e dai professori. Per anni si è sostenuto il contrario. Le ragioni non erano tutte sbagliate, ma hanno significato una cosa sola: la demolizione dell'autorità morale e intellettuale degli insegnanti.
Per le aule scolastiche passa il futuro del Paese e al futuro non possiamo rinunciare. Investire su una scuola di qualità: è così che l'Italia che vuole guardare avanti si prende cura di se stessa
La centralità del maestro non è in contraddizione con il rilievo che va dato all'apprendere dell'alunno e con il ruolo delle famiglie. Al contrario, un maestro autorevole, preparato culturalmente e carico di prestigio sociale, è la migliore garanzia per la formazione degli allievi.
Il maestro educa il cuore degli allievi
Per questo i maestri devono stare al centro della scuola e della politica della scuola. Per le aule scolastiche passa il futuro del paese e al futuro non possiamo rinunciare. Investire su una scuola di qualità: è così che l'Italia che vuole guardare avanti si prende cura di sé stessa.
La scuola è la levatrice d'Italia
Che cosa è stato dei maestri in Italia in questi anni? Sono rimasti imprigionati nella morsa di un riformismo inconcludente, che ha messo in agitazione la scuola senza darle, tuttavia, una direzione chiara e precisa. Senza una prospettiva.
I maestri sono, oggi, sommersi dalle carte di incombenze burocratiche il più delle volte inutili. La stessa autonomia si è rivelata fasulla e i margini dell' iniziativa scolastica illusori.
Abolito il concorso, i maestri sono stati reclutati attraverso percorsi mortificanti, lunghi, costosi e incerti negli sbocchi. In questi anni gli sono stati tolti strumenti efficaci per valutare i loro studenti, mentre si faceva balenare l'idea che quello che sapevano e facevano era privo di valore. L'immagine che si è voluta produrre dei maestri è rimasta schiacciata tra lo stereotipo del "fannullone" e un rivendicazionismo sindacale intransigente eppure povero di contenuti culturali.
E' possibile pensare la scuola senza maestri autorevoli?
E' possibile pensare la scuola senza maestri autorevoli ed è possibile edificare questa autorevolezza senza un meccanismo credibile di reclutamento, che selezioni i migliori e premi la loro preparazione culturale?
E' poi possibile parlare di merito e di premi al merito se non si dà agli insegnanti migliori, più preparati e più motivati, la possibilità concreta di distinguersi, e alle scuole la possibilità di competere sul terreno dell' eccellenza?
Ad esempio, concependo i programmi non come un elenco prescrittivo di adempimenti (finanche dei modi di trattare i singoli argomenti), ma come minimo culturale che professori e scuole possano ampliare e approfondire, fornendo ai loro studenti l'occasione di esperienze culturali significative. Significherebbe spostare il terreno dell'autonomia dell'organizzazione degli orari a quello della definizione dei contenuti.
E' possibile tutto questo in assenza di un esame nazionale unico, che fornisca, con indici chiaramente leggibili, la misura del rendimento degli studenti e della qualità delle loro scuole?
Una campagna a cura di Adolfo Scotto di Luzio, per fotografare la realtà dell'insegnamento in Italia e restituire dignità alla figura del maestro.
Adolfo Scotto di Luzio:
La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.