7 gennaio 2010

Maestri d'Italia

Dalla parte di chi cresce gli italiani di domani

di Italia Futura
Scarica il PDF del rapporto sulla scuola in Italia
Per le aule scolastiche passa il futuro del Paese e al futuro non possiamo rinunciare. Investire su una scuola di qualità: è così che l'Italia che vuole guardare avanti si prende cura di se stessa
La scuola è fatta dagli insegnanti, dai maestri e dai professori. Per anni si è sostenuto il contrario. Le ragioni non erano tutte sbagliate, ma hanno significato una cosa sola: la demolizione dell'autorità morale e intellettuale degli insegnanti.

La centralità del maestro non è in contraddizione con il rilievo che va dato all'apprendere dell'alunno e con il ruolo delle famiglie. Al contrario, un maestro autorevole, preparato culturalmente e carico di prestigio sociale, è la migliore garanzia per la formazione degli allievi.

Il maestro educa il cuore degli allievi
Per questo i maestri devono stare al centro della scuola e della politica della scuola. Per le aule scolastiche passa il futuro del paese e al futuro non possiamo rinunciare. Investire su una scuola di qualità: è così che l'Italia che vuole guardare avanti si prende cura di sé stessa.

La scuola è la levatrice d'Italia
Che cosa è stato dei maestri in Italia in questi anni? Sono rimasti imprigionati nella morsa di un riformismo inconcludente, che ha messo in agitazione la scuola senza darle, tuttavia, una direzione chiara e precisa. Senza una prospettiva.

I maestri sono, oggi, sommersi dalle carte di incombenze burocratiche il più delle volte inutili. La stessa autonomia si è rivelata fasulla e i margini dell' iniziativa scolastica illusori.
Abolito il concorso, i maestri sono stati reclutati attraverso percorsi mortificanti, lunghi, costosi e incerti negli sbocchi. In questi anni gli sono stati tolti strumenti efficaci per valutare i loro studenti, mentre si faceva balenare l'idea che quello che sapevano e facevano era privo di valore. L'immagine che si è voluta produrre dei maestri è rimasta schiacciata tra lo stereotipo del "fannullone" e un rivendicazionismo sindacale intransigente eppure povero di contenuti culturali.

E' possibile pensare la scuola senza maestri autorevoli?
E' possibile pensare la scuola senza maestri autorevoli ed è possibile edificare questa autorevolezza senza un meccanismo credibile di reclutamento, che selezioni i migliori e premi la loro preparazione culturale?

E' poi possibile parlare di merito e di premi al merito se non si dà agli insegnanti migliori, più preparati e più motivati, la possibilità concreta di distinguersi, e alle scuole la possibilità di competere sul terreno dell' eccellenza?

Ad esempio, concependo i programmi non come un elenco prescrittivo di adempimenti (finanche dei modi di trattare i singoli argomenti), ma come minimo culturale che professori e scuole possano ampliare e approfondire, fornendo ai loro studenti l'occasione di esperienze culturali significative. Significherebbe spostare il terreno dell'autonomia dell'organizzazione degli orari a quello della definizione dei contenuti.

E' possibile tutto questo in assenza di un esame nazionale unico, che fornisca, con indici chiaramente leggibili, la misura del rendimento degli studenti e della qualità delle loro scuole?

Una campagna a cura di Adolfo Scotto di Luzio, per fotografare la realtà dell'insegnamento in Italia e restituire dignità alla figura del maestro.

Adolfo Scotto di Luzio:


La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.





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#1
Romano Badiali
Non sono un maestro, sono uno psicologo-psicoterapeuta, però vi prego di consentirmi lo stesso di esprimere alcune riflessioni. Secondo me, la diagnosi di Italia Futura e quelle dei maestri che sono intervenuti finora nel dibattito sono esatte, ma sono incomplete in quanto non risalgono alla CAUSA PRIMA dello sfascio della nostra scuola. Per esempio, Italia Futura scrive: "Gli insegnanti sono stati isolati dal resto della società, indeboliti e spogliati di prestigio di fronte al paese". Questo è vero, però bisognerebbe spiegare PERCHÉ sono stati indeboliti e spogliati di prestigio. Sempre secondo me, lo sono stati principalmente perché è stata DEMONIZZATA l'AUTORITÀ in tutte le sue forme, a cominciare da quella dei genitori. Ecco perché questi ultimi sono stati indotti a ripudiarla e a non usarla nell'educazione dei loro figli. A quel punto era inevitabile che i figli finissero per pensare che a loro è permesso tutto quindi anche “mandare affanculo i maestri e tirargli le sedie” (vedi più sotto). La mancanza di prestigio dei maestri è solo una delle tante conseguenze prodotte dalla demonizzazione dell'autorità. A sua volta, questa demonizzazione è la conseguenza dell’avere erroneamente identificato l’AUTORITÀ con l’AUTORITARISMO. Solo pochi giorni fa rispondevo nel modo che riporto qui sotto ad un caro amico che mi aveva scritto, tra l’altro: “Caro Romano, proprio in relazione al tuo discorso sull’educazione, per capire in che stato disastroso versa la scuola (dalle materne all’università) ti voglio parlare di ciò che mi ha detto un ragazzo che ho conosciuto proprio ieri. Lui lavora da dieci anni in una scuola materna di Frascati, ma ha il polso della situazione anche della scuola elementare, avendola nello stesso stabile. Ci sono ragazzini di cinque anni e mezzo che mandano affanculo i maestri tirandogli le sedie. I ceffoni non sono permessi, ma anche se ti azzardi ad alzare la voce arrivano i genitori e ti fanno un cu… così”. […] Ciao, Tommaso. ======================= Caro Tommaso, capisco perfettamente la tua reazione di fronte a questa situazione di sfascio che io peraltro conosco molto bene avendo tre sorelle maestre, come ti ho detto più volte. Il tuo sconforto e il tuo desiderio di andare all'estero forse possono essere mitigati pensando che questo stato di cose qui da noi non è stato sempre presente, anzi è vero il contrario cioè è vero che al tempo in cui andavo a scuola io i maestri erano addirittura troppo autoritari. Quello mio, per esempio, ci metteva la testa tra le sue gambe e ci bacchettava le chiappe con una canna di bambu urlando: "Vi faccio piangere lacrime di sangue!". E se lo raccontavamo a casa i genitori ci aggiungevano altre botte. Questo era troppo, evidentemente. Non te lo racconto per auspicare un ritorno a quei metodi, ma per dimostrare che È POSSIBILE MODIFICARE RADICALMENTE I METODI PEDAGOGICI ANCHE NEL BREVE VOLGERE DI POCHISSIMI ANNI. In altre parole, non bisogna disperarsi: così come è stato possibile passare dalla TROPPA severità dei miei tempi alla sua completa ASSENZA cioè agli sberleffi ai maestri, nello stesso modo si può trovare una via di mezzo che tagli entrambi gli eccessi. Il responsabile del passaggio dall'AUTORITARISMO del mio maestro al più completo LASSISMO di oggi è stato il '68 con la sua ideologia fanatica della libertà totale che non tollera limiti di sorta. Anche l'odierna moda dello SBALLO proviene da lì, si vuole TRASGREDIRE cioè ANDARE OLTRE, superare ogni limitazione e divieto perché vengono subito percepiti ed etichettati come REPRESSIVI. Però adesso non mi interessa l'analisi del '68, mi interessa mettere in evidenza che è possibile CAMBIARE, anche radicalmente, IL MODO DI PENSARE DELLE PERSONE. Tu mi dirai: "Sì, ma come si fa? Paradossalmente il modo è semplice: bisogna cominciare a far circolare in seno alla società le IDEE e i VALORI che sono più congeniali al cambiamento che si desidera apportare e convincere i propri interlocutori che sono giusti. Nello stesso tempo bisogna convincere il maggior numero possibile di persone che sono sbagliate - e soprattutto dannose per tutti - le IDEE e i VALORI che sono attualmente accettati. Ecco dove entra in scena Internet. I contestatori del '68 non lo avevano eppure sono riusciti lo stesso nel loro intento di rivoluzionare il modo di pensare delle persone. Allora, invece di FUGGIRE all'estero (darsi per vinti) come sei tentato di fare tu, è meglio rimboccarsi le maniche e cominciare a fare proseliti per il nostro modo di pensare. Si può, si può, altroché se si può. La storia è lì a dimostrare che si può. Allora diamoci una smossa.... :-) Ciao, Romano.
inviato il 10/1/2010

#2
Giuseppe
Il Governo e il Ministro della Pubblica Istruzione hanno fatto ben poco per lo sviluppo e per la crescita nel mondo della scuola, i tagli che sono stati fatti al personale Docente ed Ata rendono ancora più povera la Scuola nello sviluppo e nella crescita.Il reclutamento del personale Docente deve essere rivisto,ma non è quella la linea seguita fino adesso dal Ministro della Pubblica Istruzione per come formare i nuovi Docenti.La formazione del personale Docente deve avvenire a tretto contatto con i ragazzi, nei banchi delle scuole ed è proprio li che un docente si forma, da il meglio di se stesso nel farsi capire dai ragazzi nelle spiegazione degli argomenti trattati in classe , nei discorsi, nei dibattiti ed è proprio li che un docente da il meglio di se stesso. Dovrebbe stare al Dirigente Scolastico vedendo i risutati ottenuti dalla classe in cui l'Insegnante insegna abilitare il docente.Cosi si avrebbe una scuola migliore con docenti formati e specializzati.
inviato il 8/1/2010

#3
MARINA BORDONALI
Due osservazioni sui soggetti "decisori", il politico e il gestionale. Rilevante per il mondo della scuola, è l'Ente locale territorialmente competente: la scuola autonoma vi si relaziona per le scelte strategiche/organizzative e spesso vi cozza contro. Specie nei piccoli e medi centri, vi è impreparazione e improvvisazione che si traducono in iniziative irrilevanti, poca considerazione delle esigenze delle famiglie, nessuna lungimiranza sui finanziamenti. Laddove – al contrario – le Amministrazioni comunali e Provinciali sono attente e competenti la scuola spicca il volo e i risultati si vedono! L'altro corno della questione è rappresentato dalla Dirigenza scolastica e amministrativa, sulla cui adeguatezza sono stati scritti volumi: troppi dirigenti, mal selezionati, spesso impreparati a gestire la complessità del cambiamento, mai valutati nonostante il DLgs 165/2001 lo preveda, talora promossi per clientelismo. Ho lavorato per quasi un triennio sulla valutazione dei Dirigenti scolastici: l'esperienza è stata interessante e andava proseguita e senz'altro perfezionata; si era arrivati a delineare un profilo di ruolo e poi …. da oltre un anno non se ne sa più nulla! La scuola sta fra l'incudine del desiderio passatista e il martello della modernizzazione, dovrà per forza superare questa "porta stretta" se vorrà raggiungere gli altri paesi dell'UE, ma per farlo occorre determinazione, serietà, valutazione: qualsiasi Governo non ne trarrà che beneficio. Sono convinta che una scuola moderna ed efficiente sia assolutamente bipartisan.
inviato il 26/12/2009

#4
Giuseppe
In questi ultimi anni il Governo e il Ministro della Pubblica Istruzione hanno fatto ben poco per lo sviluppo e per la crescita nel mondo della scuola, i tagli che sono stati fatti al personale Docente ed Ata rendono ancora più povera la Scuola nello sviluppo e nella crescita. Le riforme vanno fatte e condivise con le persone che lavorano nel mondo della scuola (Dirigenti Scolastici,Dsga, Docenti,Ata,Genitori). Bisogna investire sempre di più e non effettuare tagli ai finanziamenti e alla riduzione di personale, perchè cosi facendo si rende sempre più povera la Scuola Pubblica che è un bene comune di tutti.
inviato il 16/12/2009

#5
piera messina
La lettura, confesso veloce, dei commenti sulla scuola mi ha indotto a ricordare i commenti che TUTTI siamo soliti fare alle scelte del mister in occasione dei campionati mondiali di calcio.Certo quache calcio al pallone lo abbiamo dato tutti e a scuola ci siamo andati in tanti,quindi i pensieri in libertà che ben vengano. Il problema del basso livello di qualità della scuola italiana è grave e non nuovo, non a caso accredidate indagini ci informano con costanza da diversi anni delle lacune dei nostri alunni e studenti. L'esperienza maturata nel lavoro di dirigente scolastico,che ama e studia didattica e modelli d'insegnamento-apprendimento allo scopo di essere supporto dei docenti, mi portano a suggerire qualche proposta percorribile per provare ad iniziare un cambiamento:Riformulare in toto i sistemi formativi e selettivi del personale della scuola,entrano in campo le Università(malate anch'esse) e la politica.E' necessaria una precisazone: fare scuola è un lavoro complesso(altro rispetto a complicato) che non si può improvvisare, più che mai in questa temperie socio-culturale che ci contraddistingue. Ritorniamo all'ipotesi di riformulare il sistema formativo, a mio modesto avviso, potrebbe essere utile, oltre a conferire competenze disciplinari,didattiche e valutative (nel senso di dare valore) robuste, dovrebbe conferire competenze antropologiche per sapere leggere e comprendere gli archetipi del territorio delle scuole che i ragazzi hanno introiettato, competenze psico-pedagogiche per convertire le competenze disciplinari in didattica, competenze giuridiche per essere in grado di leggere ed interpretare le norme che regolano la scuola,infine, perchè no?, prove attitudinali e motivazionali per tutti coloro che scelgono il lavoro di docente, quello che lascia un segno nei ragazzi.
inviato il 24/11/2009

#6
Francesco Luongo
Quando andavo al liceo (fino a tre anni fa) disprezzavo i professori, letteralmente. Tuttavia c'era una professoressa per la quale portavo rispetto. Era una professoressa che parlava alla persona, prima che all'alunno.
Bisogna insegnare ai professori il modo in cui si gestiscono le risorse umane. Il professore non può limitarsi ad insegnare all'alunno la poesia di Leopardi, ma deve insegnargli a vivere.
inviato il 21/11/2009

#7
Nicolò Amato
Sono felice di aver aderito ad Italia Futura e sono felice di leggere le campagne come quella della scuola. Sono ormai un ex studente da più di 10 anni ma ricordo ancora la mia vita scolastica fatta di maestri e professori che amavano la loro materia e trasmettevano la voglia di imparare. Gente rispettata che insegnava non solo la materia in se stessa, ma anche la capacità di ragionare e di confrontarsi e, non meno importante, la disciplina. Devo ai miei maestri quello che sono adesso e mi spaventa l'idea che un giorno i miei figli possano trovarsi davanti degli insegnanti distrutti, se capaci o totalmente incapaci. Io credo nella meritocrazia ma sfortunatamente l'italia non è per nulla famosa per questo, anzi... Sono daccordissimo sull'esperienze extra scolastiche non solo per gli alunni ma anche per i professori perchè sia la scuola, i professori, in compagnia degli alunni, ad accrescere il proprio bagaglio culturale. Speranzoso che tutto ciò non rimanga solo scritto... Nicolò
inviato il 19/11/2009

#8
luciano de benedetti
Premessa: quanto riportato è stato scritto avendo in mente la scuola superiore di Stato; una nazione come l’Italia, che voglia mantenere il suo patrimonio culturale e rimanere nel novero dei paesi civili ed industrializzati non può permettersi una scuola dequalificata che produce cittadini spesso incapaci di leggere, scrivere, far di conto e analizzare la realtà in modo critico per essere dei cittadini compiuti ed avere le capacità produrre cultura in generale e scientifica in particolare; studiare comunque richiede fatica e predisposizione all’impegno intellettuale, per quanto si possa cercare di rendere le materie più interessanti e migliorare la vita scolastica; una scuola di qualità non può che essere basata sul merito e sull’impegno degli allievi. La valutazione del merito deve riguardare anche gli insegnanti e i dirigenti scolastici; una scuola pubblica di qualità e che premia i meritevoli fornendo loro una buona preparazione è sicuramente più a favore delle classi deboli che non possono permettersi costose scuole private (magari all’estero) di quanto non sia una scuola pubblica permissiva e dequalificata in cui, chi studia e si impegna, vede che chi fa poco o nulla viene promosso comunque; la scuola deve essere un luogo di educazione e formazione ben diverso da un centro sociale; poiché lo Stato non è in grado di fornire i sufficienti fondi alla scuola pubblica e in una società consumistica come l’attuale si dà valore alle cose prevalentemente basandosi sul prezzo, è opportuno e, per così dire, “educativo” per le famiglie e per gli studenti, che si preveda il pagamento di una “ sorta di retta” (comunque sempre tangibilmente inferiore a quanto si pagherebbe per una scuola privata) per accedere alla scuola pubblica superiore non dell’obbligo (attualmente a partire dai 16 anni), che sia direttamente acquisita dalla casse della scuola stessa e che si aggiungerebbe al fondo minimo fornito dallo stato. Ciò sicuramente incentiverebbe anche i genitori a interessarsi di più al rendimento scolastico dei propri figli; l’applicazione o meno, di quanto suggerito nel seguito ai punti uno e due, è lasciata alla discrezione di ogni singola scuola (non però le modalità). Pertanto si ritiene che l'applicazione dei seguenti elementi potrebbe concorre decisamente alla riqualificazione della scuola superiore: 1) ogni scuola superiore statale, può fissare, oltre le attuali tasse scolastiche, una retta annuale (l’importo è a sua discrezione ma nel rispetto di un tetto massimo fissato dal MPI), pagabile comunque in rate mensili; 2) gli introiti provenienti dalla retta devono essere destinati almeno per un terzo in borse di studio per gli studenti meritevoli (in base alla valutazione ricevuta nelle scuole medie inferiori o l’anno precedente o altri parametri il più possibile oggettivi) che sono quindi esentati in toto (o anche in parte), dal pagamento della retta (indipendentemente dal reddito se inferiore ad una certa quota); per almeno un altro terzo destinati ad un fondo per il pagamento di prestazioni didattiche extra degli insegnanti ( volte ad esempio a: attività di recupero individualizzato o per piccoli gruppi, attività di potenziamento, attività formative extracurricolari, ecc); per la restante parte alle infrastrutture scolastiche od altre iniziative decise dal Consiglio di Istituto ( deliberate con la massima trasparenza e pubblicità esterna); la parte destinata alle “attività didattiche extra” può, ad esempio, essere ripartita in bonus di 1 ora di insegnamento e distribuite equamente agli alunni ad inizio anno che possono spenderli con l’insegnante che preferiscono per effettuare lezioni di recupero o ricevere una preparazione più approfondita (prenotando gli insegnanti che si rendono disponibili per tali attività e concordando con loro gli orari); si ritiene che ciò rappresenti un meccanismo efficace sia per retribuire di più gli insegnanti migliori senza aumentare le spese per gli stipendi, sia per migliorare la preparazione degli studenti più interessati agli studi o più bisognosi di aiuto e che dimostrino impegno. Ogni insegnante dovrebbe seguire un numero limitato di studenti alla volta: ad. es. 5-6 studenti al max. Gli studenti consegnano il bonus all’insegnante quando ricevono l’insegnamento aggiuntivo e questi lo firma (si può prevedere una ricevuta) e lo incassa poi in segreteria. Ad esempio: se la retta annua ammontasse a 500 euro (suddivisi ad es. in 50 euro al mese per 10 mesi) e su 600 alunni 200 alunni venissero esentati in quanto avrebbero la borsa di studio per merito, risulterebbe un introito di 200.000 euro. Per semplificare i conti supponiamo di destinare 120.000 euro ai bonus di studio, se ogni bonus da 1 ora valesse 25 euro avremmo 4800 bonus da ripartire tra 600 alunni, quindi 8 bonus a testa pari ad 8 ore di insegnamento extra ciascuno. Chi necessitasse di ulteriori bonus potrebbe poi acquistarli privatamente in segreteria. 2) gli esami devono essere fatti non in uscita ma in ingresso (abolendo l’esame di maturità ), sia per accedere alla università sia, ad es., per accedere alle categorie professionali. Chi ha un numero elevato di debiti deve fare un esame a settembre per accedere alla classe successiva; in questo modo si innescherebbe una positiva competizione tra le scuole che cercherebbero, per attirare il maggior numero di alunni (ed avere così più introiti) di fornire una preparazione migliore nell’unico modo veramente valido: attraendo gli insegnanti migliori e fornendo le strutture migliori; attualmente il meccanismo per attrarre gli alunni si basa sul favorire le promozioni e abbassando il livello di preparazione; 3) il voto di condotta e la presenza sufficientemente continuativa alle lezioni deve incidere sulla promozione. Si devono infatti scoraggiare le numerose assenze “strategiche” che rendono difficoltosa la valutazione. Chi impedisce all’insegnante, con la sua continua azione di disturbo, un'adeguata azione didattica, danneggia l’apprendimento dei compagni e sminuisce la figura dell’insegnante, il quale viste le responsabilità che gli vengono attribuite, deve anche avere i mezzi ed il prestigio per poter ottemperare ad esse; 4) poiché i dirigenti scolastici si interessano sempre di meno della didattica e talvolta non danno il sufficiente appoggio agli insegnanti su tale aspetto fondamentale è necessario prevedere una figura di responsabile/coordinatore didattico. Attualmente queste funzioni vengono svolte in pratica dal vicepreside ma occorre una figura con maggiori poteri e legittimazione. Dovrebbe avere uno status paragonabile a quello del preside che, in questa nuova dimensione scolastica, diverrebbe invece una figura prettamente manageriale (e dovrebbe fare degli esami periodici che valuterebbero la sua capacità di svolgere tali funzioni). Il vicepreside/coordinatore didattico non dovrebbe venire più scelto dal preside ma potrebbe per esempio essere nominato dal Consiglio di Istituto tra gli insegnanti dotati di maggiore esperienza e capacità (il collegio docenti potrebbe esprimere con il voto una rosa di candidati); 5) la valutazione dei meriti dei presidi avverrebbe sia con un esame che ne valuti le capacità manageriali (potrebbe essere svolto presso scuole di management indipendenti di riconosciuto prestigio) sia dalla oggettiva capacità dimostrata o meno nel attrarre bravi insegnanti ed alunni e nella preparazione fornita dalla sua scuola per consentire il superamento degli esami in ingresso di cui si è detto sopra. Sarebbe quindi opportuno che tali valutazioni influissero sullo stipendio.
inviato il 17/11/2009

#9
cinzia iossa
vorrei avere notizie sulla presentazione della campagna e sulle eventuali altre attività di Italia Futura in questo campon a cui mi piacerebbe dare il mio contributo
inviato il 17/11/2009

#10
Remo Pàntano
...se oggi, un "giovane" di cinquant'anni, come me, occupa un posto decoroso nella società e mantiene con un certo agio la propria famiglia, lo deve anche alla propria maestra e a tutti quegli insegnanti che gli hanno saputo dare le basi e il conforto, quando necessario, oltre all'educazione, attraverso il loro esempio!
inviato il 30/10/2009



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Adolfo Scotto di Luzio
Storico e saggista, insegna
all'Università di Bergamo.

I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.

La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.

Perché interessato a idee nuove e nella speranza venga proposta qualche interessante alternativa al caos attuale.
Carlo Farina

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