7 gennaio 2010

Maestri d'Italia

Dalla parte di chi cresce gli italiani di domani

di Italia Futura
Scarica il PDF del rapporto sulla scuola in Italia
Per le aule scolastiche passa il futuro del Paese e al futuro non possiamo rinunciare. Investire su una scuola di qualità: è così che l'Italia che vuole guardare avanti si prende cura di se stessa
La scuola è fatta dagli insegnanti, dai maestri e dai professori. Per anni si è sostenuto il contrario. Le ragioni non erano tutte sbagliate, ma hanno significato una cosa sola: la demolizione dell'autorità morale e intellettuale degli insegnanti.

La centralità del maestro non è in contraddizione con il rilievo che va dato all'apprendere dell'alunno e con il ruolo delle famiglie. Al contrario, un maestro autorevole, preparato culturalmente e carico di prestigio sociale, è la migliore garanzia per la formazione degli allievi.

Il maestro educa il cuore degli allievi
Per questo i maestri devono stare al centro della scuola e della politica della scuola. Per le aule scolastiche passa il futuro del paese e al futuro non possiamo rinunciare. Investire su una scuola di qualità: è così che l'Italia che vuole guardare avanti si prende cura di sé stessa.

La scuola è la levatrice d'Italia
Che cosa è stato dei maestri in Italia in questi anni? Sono rimasti imprigionati nella morsa di un riformismo inconcludente, che ha messo in agitazione la scuola senza darle, tuttavia, una direzione chiara e precisa. Senza una prospettiva.

I maestri sono, oggi, sommersi dalle carte di incombenze burocratiche il più delle volte inutili. La stessa autonomia si è rivelata fasulla e i margini dell' iniziativa scolastica illusori.
Abolito il concorso, i maestri sono stati reclutati attraverso percorsi mortificanti, lunghi, costosi e incerti negli sbocchi. In questi anni gli sono stati tolti strumenti efficaci per valutare i loro studenti, mentre si faceva balenare l'idea che quello che sapevano e facevano era privo di valore. L'immagine che si è voluta produrre dei maestri è rimasta schiacciata tra lo stereotipo del "fannullone" e un rivendicazionismo sindacale intransigente eppure povero di contenuti culturali.

E' possibile pensare la scuola senza maestri autorevoli?
E' possibile pensare la scuola senza maestri autorevoli ed è possibile edificare questa autorevolezza senza un meccanismo credibile di reclutamento, che selezioni i migliori e premi la loro preparazione culturale?

E' poi possibile parlare di merito e di premi al merito se non si dà agli insegnanti migliori, più preparati e più motivati, la possibilità concreta di distinguersi, e alle scuole la possibilità di competere sul terreno dell' eccellenza?

Ad esempio, concependo i programmi non come un elenco prescrittivo di adempimenti (finanche dei modi di trattare i singoli argomenti), ma come minimo culturale che professori e scuole possano ampliare e approfondire, fornendo ai loro studenti l'occasione di esperienze culturali significative. Significherebbe spostare il terreno dell'autonomia dell'organizzazione degli orari a quello della definizione dei contenuti.

E' possibile tutto questo in assenza di un esame nazionale unico, che fornisca, con indici chiaramente leggibili, la misura del rendimento degli studenti e della qualità delle loro scuole?

Una campagna a cura di Adolfo Scotto di Luzio, per fotografare la realtà dell'insegnamento in Italia e restituire dignità alla figura del maestro.

Adolfo Scotto di Luzio:


La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.





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#1
gianfranco
Come migliorare la condizione delle maestre e dei pochi maestri e così migliorare la scuola e la società italiana? Semplice: premiandoli. Come: con un concorso per gli alunni di V° elementare, da svolgersi in ogni città d'Italia. Di pomeriggio o di sabato, nelle sedi di confindustria, in alcune ore, con l'assistenza di volontari, agli studenti iscritti al concorso dai loro insegnanti, si somministrano 3 tests: d'italiano, di matematica, di cultura generale (33 punti x ogni test). I migliori 10 studenti di ogni città vengono premiati con buoni-libro ma soprattutto vengono premiati i loro insegnanti con buoni-libro, settimane di studio all'estero, ecc. Il messaggio è chiaro: maestro è chi insegna, hai insegnato bene ti premio, la scuola è il luogo dove gli insegnanti insegnano e gli studenti apprendono.
N.B. sono disponibile a fornire ulteriori informazioni ed eventualmente a collaborare se ItaliaFutura fosse interessata a realizzare l'iniziativa.
inviato il 31/7/2010

#2
CARMELO
PAROLE SANTE LE VOSTRE! CHE COME ME INSEGNA COME MAESTRO ELEMENTARE DA DECENNI NON PUO' NON PUO' NON CONDIVIDERE LE VOSTRE ANALISI. OCCORRE ORGANIZZARSI E FARE PRESSIONI SULLA POLITICA PER RIDARE LUSTRO E VANTO ALLA NOSTRA MERAVIGLIOSA PROFESSIONE.
inviato il 9/7/2010

#3
ILARIO MAIOLO
Vorrei una scuola per i bambini, i ragazzi. I ragazzi non possono crescere nelle strade.
Vorrei una scuola dove si cresce insieme per formare il domani. Domani che deve essere migliore.
inviato il 2/7/2010

#4
Massimo Peruzzo
Io vorrei spostare leggermente la discussione sulla modalità di formazione degli insegnanti e sulla loro motivazione. Sento dire da moltissime persone che conosco che vogliono andare a fare gli insegnanti così hanno un "posto sicuro", la trovate una motivazione valida questa? Io mi sono laureato a Padova e ogni anno rimanevo scandalizzato dal numero di iscritti a scienze della formazione, dell'educazione e facoltà simili. Si parla di migliaia di iscritti ogni anno. Dobbiamo essere sinceri, è possibile che in Italia ci siano tutte queste vocazioni all'insegnamento, o forse è più probabile che la maggioranza si iscriva a questi corsi di laurea per avere una corsia preferenziale per il posto statale? Dal mio punto di vista nella scuola ci vorrebbe meno personale (e possibilmente femminile così si agevolano le famiglie) meglio formato, meglio pagato e sopratutto motivato e valutato a scadenze regolari.
inviato il 13/6/2010

#5
Luisa Giovagnini
Sono un'insegnante di sostegno della scuola primaria della proviancia di Perugia, le parole che seguono non sono mie ma le condivido talmente che in questo momento non ho nulla da aggiungere.
Entrambi gli interventi si trovano sul sito di Retescuole.

Tratto da:
http://www.retescuole.net/contenuto?id=20100118204039

dal professor Adolfo Scotto di Luzio:

“L’egualitarismo imperversa (1), gli insegnanti sono tutti uguali. Si sono perse le parole per la valorizzazione del ruolo educativo dei maestri”. I maestri guadagnano poco. Tutti gli insegnanti italiani guadagnano poco e questo compromette anche la loro delicata posizione sociale. “Per progredire sulla scala delle retribuzioni – ha spiegato di Luzio – bisogna invecchiare. Bisogna aspettare che il tempo passi. Eppure la spesa italiana per la scuola è uguale a quella di altri paesi europei (2). Solo che in Italia il 97 per cento (3) di questa spesa se ne va in stipendi e per il resto, qualità, formazione, edilizia, resta solo il 3 per cento”.

(1) è un egualitarismo al ribasso, a un livello indecente. anche deputati e senatori sono in situazione di egualitarismo e non se la passano male!

(2) non è vero!

(3) sono due anni che viaggia questa balla! se la copiano uno con l'altro?

Vergato (Bo) , 18/01/2010
Tutti mettono "lingua"

Tutti mettono “lingua”…

Scusate la volgarità, ma V.P. ha già risposto, con tre “parolette” chiarissime, alle dichiarazioni del prof. Adolfo Scotto di Luzio…

Adesso anche la Confindustria (o Industria che conta...) si mette a fare scuola e ci offre pure un Forum… Come se non ce ne fossero già di ben avviati dagli stessi Insegnanti…
E ora c'è da stare attenti anche alla prossima "Alleanza" per la scuola...

Il fatto è che ai “luoghi d’incontro” creati dalle stesse persone che la scuola la fanno giorno per giorno, i poteri che “contano” non danno voce, né altro... ovviamente!


Non se ne può più. Verrebbe di gettare la spugna..."

Io però ancora non ho affatto voglia di gettare la spugna.
Un buon anno a tutti,
Luisa




inviato il 19/1/2010

#6
Daniela Turci dirigente scolastico Bologna
Fino a che un Ministro dell'Istruzione pubblica e un Ministro dell'Economia e un Capo di qualunque Governo non capiranno e non condivideranno il fatto che investire sulla Scuola vuol dire costruire il futuro, e non ci sarà consapevolezza su questo primo punto nulla cambierà nela Scuola, scuola a pezzi di cui si è parlato a Napoli. Incredibilmente positiva e coraggiosa la scelta di dedicarsi a loro che davvero sono quasi invisibili, che non sono mai premiati, se non a parole, e non sono mai controllati anche quando compiono errori.Le esperienze più belle, significative e direi intime sono in classe, in aula e difficilmente verranno conosciute se non da chi le vive e da chi le condivide. Anche qui si dovrebbe fare di più, scegliere, dopo una valutazione., queste esperienze e metterle a disposizione di tutti i docenti in formazione. L'Italia è lunga e larga per cui dico sì all'esperienza sulle biblioteche per tutti, come centri culturali, aperte anche e non solo achi è a scuola, e sì alla definizione dell'ambiente scolastico che educa anch'esso. Confrontiamo le esperienze, diamo un pò più possibilità al Dirigente scolastico "illuminato" che crede in quello che fa e che recuperi ladimensione didattca, senza la quale non si va da nessuna parte. E le famiglie, da coinvolgere, sempre, in ciò che si fa.
inviato il 19/1/2010

#7
antonio
Sono un dirigente scolastico in pensione da poco, avendo lavorato nella scuola per oltre 45 anni, tra docenza nelle scuole elementari e nelle scuole superiori per 8-9 anni e come dirigente scolastico per 35-36 anni. Ho partecipato alla manifestazione di Italia futura di sabato 16 scorso a Napoli e l'ho trovata abbastanza interessante (nonostante la mia età di quasi 70 anni e un'immutata, ingenua curiosità intellettuale, se non altro per illuderci che non tutto è perduto, visto i tempi in cui viviamo con il politicume che imperversa e l'amministrazione che affanna, come sempre). Tuttavia, vorrei fare solo qualche osservazione: nelle prime file, "riservate", della sala sede della manifestazione non c'erano maestri, professori o dirigenti scolastici (che magari erano in fondo in piedi) ma tutt'altra fauna. Ed era la fauna dei politicanti, dei portaborse, degli attaché, dei nullafacenti (imbellettati e ben vestiti, con cravatte Marinella, abiti di alta sartoria e scarpe da 1000-2000 euro) oltre che di qualche assessore o consigliere regionale o comunale che era lì, forse, "per dovere d'ufficio" o per farsi notare da chi potrebbe essere il futuro presidente del consiglio. Tra le "comparse" in palcoscenico, l'unico che è entrato nel merito, come doveva essere, è stato Scotto di Luzio con una relazione, condivisibile o no, ma certamente interessante e soprattutto provocatoria. Relazione che alle "autorità" sedute nei posti riservati è entrata da un orecchio ed è uscita subito dall'altro, forse. Ma i protagonisti della giornata non dovevano essere le donne e gli uomini di scuola, quelli che, soprattutto nella scuola elementare, lavorano per costruire le basi di un futuro cittadino, istruito ed educato. Buona fortuna a Italia futura!
inviato il 19/1/2010

#8
Fernando D'Elia
Sono un insegnante di scuola primaria che andrà in pensione per anzianità dal prossimo settembre.
Lascio con dispiacere l’insegnamento e mi piacerebbe continuare ad operare nell’ambito scolastico con compiti che, pur diversi dall’insegnamento, possano essere di supporto ai docenti (coaching, tutoring, mentoring, …) o alle attività progettuali poste in essere all’interno della scuola.
A mio parere, sarebbe un modo per non disperdere un patrimonio di esperienza e competenza da parte di tutti coloro che così volessero rendersi utili.
La presente vuole essere una proposta che, se ritenuta positiva, potrebbe risolvere da una parte il bisogno (da parte dell’insegnante neopensionato) di mettere a disposizione dell’ Istituzione scolastica le competenze acquisite e, dall’altra, l’opportunità per la Scuola di usufruire di risorse a costo zero (il che non guasta!).

Fernando D’Elia
Scuola Elementare “Don Bosco”
Manduria (TA)
inviato il 17/1/2010

#9
marialucilla
in riferimento all'intervento n7 di francesco Luongo che dice "Il professore non può limitarsi ad insegnare all'alunno la poesia di Leopardi, ma deve insegnargli a vivere." io rispondo che il ragazzo dice parole sante.Purtroppo ormai la scuola è diventata terra di nessuno. Io lavoro alla primaria e lì le cose vanno meglio, nel senso che l'istituzione è a misura di bambino e viene tenuto conto non solo del profitto ma di tutti i molteplici aspetti della personalità. Mio figlio invece che frequenta la scuola superiore assiste quotidianamente ad episodi di bullismo veramente molto gravi di fronte all'indifferenza degli inseganti... e dire che si tratta di una scuola privata dove si paga fior di quattrini. Come mai nessuno si degna di intervenire?
inviato il 17/1/2010

#10
Paola
Sono una maestra. Da 26 anni. Con passione e amore per il mio lavoro, in costante aggiornamento grazie alla rete. Ho sempre dato il 1000 per 100 per questo lavoro, ideando e gestendo progetti e coordinando e formando i colleghi (scienze, tic e didattica).Oltre l'orario scolastico ogni giorno dedico dalle 4 alle 6 ore alla scuola per i vari progetti che seguo in presenza e on line. Da quest'anno sono in una classe prima di 27 alunni, in un'aula che è stata misurata con il metro e che al pelo ci tiene tutti. Il corridoio è inutilizzabile per giocare. Il cortile è piccolissimo e pieno di bidoni per la raccolta differenziata dei rifiuti. Non abbiamo praticamente assistenza, quindi se andiao in bagno rischiamo seriamente la carriera. Lavoro in una ridente cittadina del Nord, non oso immaginare cosa succede nel resto d'Italia. Doppia formazione? Ma per favore, se una come me ha pianto di frustrazione davanti alla sua dirigente direi che ci vuole ben altro per aiutare noi e i nostri alunni/vostri figli.
inviato il 16/1/2010



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Adolfo Scotto di Luzio
Storico e saggista, insegna
all'Università di Bergamo.

I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.

La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.

Perché interessato a idee nuove e nella speranza venga proposta qualche interessante alternativa al caos attuale.
Carlo Farina

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