L'Italia è un paese bloccato. Muoviamoci!

Presentazione

di Italia Futura , pubblicato il 29 giugno 2009
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Mobilità sociale. Un termine complicato per una domanda semplice: quante possibilità ha una persona nata in una determinata classe sociale di accedere a certe professioni e di realizzare le proprie aspettative? L’Italia, malgrado sia costellata di abbondanti intelligenze vive, è ormai un paese fermo. Sostanzialmente immobile. Se il fenomeno può sembrare astratto, le sue conseguenze sono molto concrete. Cala la fiducia dei giovani nel loro futuro, che è anche il futuro del paese. Calano di pari passo le motivazioni e le aspirazioni. Nel migliore dei casi si segue la via professionale dei genitori per non rischiare di rimanere disoccupato. Nel peggiore non si porta a termine il proprio percorso scolastico o non ci si iscrive all’università temendo che sia inutile, che non si troverà poi una professione adeguata. Contro l’immobilità sociale muoviamoci insieme, con passione, per restituire ai giovani la fiducia nel futuro e la voglia di sognare. E per far sì che l’Italia torni ad essere un paese in movimento, dinamico, dove la mobilità sociale non sia un ricordo appannato, ma una realtà che si rinnova ogni giorno. Italia Futura nasce per questo. Ritrovare la voglia di guardare avanti; chiamare a raccolta tutte le energie positive del paese che non vogliono arrendersi a questo immobilismo e pensare insieme a nuovi modi, idee e proposte per rimetterci in moto. Non è semplice intervenire sui meccanismi che stanno all’origine della paralisi della società italiana, ma non è possibile arrendersi. Servono politiche mirate a restituire possibilità e speranze di realizzazione in ogni fase critica della vita. Perché la mobilità sociale e la realizzazione individuale si costruiscono giorno per giorno, e dipendono dalle scelte e dalle opportunità che si hanno dal momento in cui si nasce a quello in cui si entra nel mondo del lavoro. Perché non dobbiamo scordarci che quando si arriva sul mercato del lavoro molte ingiustizie si sono già compiute. Arrivare a quel momento preparati e competitivi dipende molto, anzi troppo spesso dal contesto in cui si è nati e cresciuti. È l’infanzia la fase della vita in cui molti futuri percorsi umani e professionali nascono già segnati dalle difficoltà. Ed è da lì che occorre partire. Il nostro tasso di povertà infantile è più alto della media dei principali paesi europei e limita il futuro di migliaia di bambini e del nostro paese. Disuguaglianze come queste sono inaccettabili. Eppure l’Italia non ha un piano strategico che si proponga di affrontare in modo serio, sistematico e lungimirante un problema tanto fondamentale. Le politiche di sostegno all’infanzia e alle famiglie che ad ogni tornata elettorale vengono sbandierate dai vari schieramenti come temi cruciali, restano poi al palo quando si tratta di costruire e investire seriamente e con continuità. Serve un piano chiaro, concreto e vincolante a lungo termine. Una strategia che non venga minacciata ad ogni cambio di maggioranza, per sconfiggere questa odiosa forma di disuguaglianza. Incentivi al lavoro femminile, più servizi alle famiglie, scolarizzazione nei primi tre anni di vita, solo alcuni esempi di politiche attuabili per cercare di ristabilire pari opportunità tra gli adulti di domani. Con questa campagna a cura di Irene Tinagli Italia Futura si impegna a raccontare lo stato della mobilità sociale in Italia e a definire un concreto piano di azione da usare come strumento di pressione per la politica e i decisori pubblici.



Irene Tinagli:

Costruire una società veramente mobile e meritocratica non significa solo premiare chi raggiunge certi risultati, ma mettere tutti in condizione di arrivarci: dare a tutti l’opportunità di crescere bene, di avere accesso alla migliore istruzione, di realizzare il proprio talento e le proprie legittime ambizioni. Invece oggi molte di queste opportunità finiscono per essere colte solo da chi è già nato in condizioni di vantaggio. In Italia la maggior parte dei laureati viene da famiglie agiate ed istruite. È giusto trovare modi per premiarli e supportarli, ma è altrettanto fondamentale impegnarsi affinché a quei traguardi possano arrivarci tutti. E' da qui che occorre partire, subito. In Italia ci sono due milioni e mezzo di bambini e ragazzi che vivono in condizioni di povertà o semi-povertà. Bambini che hanno famiglie in difficoltà, che non possono permettersi di mandarli all’asilo, o di comprare i materiali necessari per studiare, giocare, crescere in condizioni paritarie rispetto agli altri. Questi bambini sanno fin da piccoli che la loro vita sarà diversa. Molti tra loro smetteranno di andare a scuola dopo la terza media, pochissimi andranno al liceo e ancora meno all’Università. Questi bambini crescono disincantati, con pochi sogni e ancor meno aspettative. La loro rinuncia è un fallimento per tutto il Paese. L’Italia oggi è il paese con il più basso tasso di istruzione non solo tra gli adulti ma anche tra i giovani. La nostra forza lavoro fatica a rinnovarsi e riqualificarsi e non potrà farlo se non interveniamo subito restituendo opportunità alle nuove generazioni. Bisogna restituire ottimismo ed entusiasmo ai bambini e ai ragazzi di oggi, dar loro l’opportunità di poter pensare al futuro senza sentirsi sopraffatti, impotenti, penalizzati dalle loro condizioni sociali o economiche. Come fare? Mettendo questi bambini al centro delle politiche del nostro paese. Investendo in servizi ed istruzione prescolare di qualità. Dando un aiuto concreto alle giovani famiglie, che sono le più penalizzate. Incoraggiando e valorizzando il lavoro femminile, che può aiutare tante famiglie ad uscire dalla povertà e tante donne a recuperare fiducia in loro stesse e nel futuro dei propri figli. Siamo un paese con una spesa pensionistica tra le più alte d’Europa e la più bassa spesa sociale per famiglie e l'infanzia. Dobbiamo smetterla di essere un paese ossessionato dalla propria vecchiaia, e divenire un paese capace e desideroso di guardare avanti ed investire nelle nuove generazioni. E ricordare alla politica che anche se i bambini rappresentano lo 0% dei voti elettorali, sono comunque il 100% del nostro futuro. Una buona politica deve partire da loro.





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#1 da Paride Vitale, inviato il 14/1/2010
Io vengo da una famiglia sicuramente non agiata, ho fatto l'università con molti sforzi economici, ho iniziato la mia vita professionale con uno stage di 6 mesi in cui ho cercato di dimostrare la il mio entusiasmo e la voglia d imparare un lavoro nell’ambito della comunicazione (che è la mia passione) e si è trasformato in un contratto a tempo indeterminato che mi ha portato dopo 6 anni a ricoprire ruoli man mano più importanti. Molto impegno che ho messo 8 anni fa (attualmente ho 32 anni). In questi anni ho visto cambiare il mondo del lavoro e oggi un contratto a tempo indeterminato è per molti un miraggio. Non credo sia un problema della certezza di un contratto ma dell’atmosfera politica ed economica in cui viviamo
Credo esistano due Italie: una reale e una politica. Da una parte chi si impegna, chi lavora, chi “intraprende”, chi ci mette sudore e lotta, chi ha fatto dell’italia la bandiera del made in italy, del design, della cultura. Dall’altra l’Italia della burocrazia, delle amministrazioni appesantite, di chi ha sostituito i fatti con le parole, l’entusiasmo con la furbizia, l’efficienza con il pressapochismo, la strategia con l’arrangiarsi. Credo in Italia Futura per far rimarciare questo Paese al passo degli altri paesi lungimiranti. Credo nelle persone impiegheranno testa e cuore in questo progetto

#2 da Very nice site!, inviato il 27/11/2009
Very nice site!

#3 da mauro antonio castigliego, inviato il 25/11/2009
Ho partecipato, sabato scorso ad un bar camp nella mia università a Roma. Ho affrontato il tema che verteva sul Pensare e Fare, tempi lunghissimi affinchè la pratica venga messa in atto. La conclusione è stata che c'è timore di osare, mancanza di iniziativa concreta basandosi sui giovani, che hanno tanta voglia, ma questa la si reprime con routine demoralizzanti. La mia proposta è quella di sponsorizzare Italia Futura nelle università e penetrare in esse, creando sezioni io ogni facoltà. Raccogliere idee, problemi sarebbe ottimo per toccare "con mano" le difficoltà di noi giovani studenti. Avviare un movimento con un progetto per i prossimi 5 anni, affinchè si giunga alla creazione di una base solida per poter avanzare e promuovore le iniziative senza timore che queste trovino ostacoli burocratici o politici. Partire a valle, per giungere a monte del problema italiano: la concretezza!!! Muoviamoci, mettiamoci tutti in gioco e chi ci crede avrà risultati.Io ci sto e voi????????

#4 da celeste zoli, inviato il 17/11/2009
E se ci mevessimo perché i beni confiscati alla mafia non tornino ai boss? Quanta mobilità per un lavoro che gurda al futuro: agicoltura, energia alternativa,ville già predisposte per resort pensiamoci.

#5 da assunta, inviato il 16/11/2009
Che l'utopia stia finalmente per diventare realtà?! Non nascondo di essere un pò diffidente, ma mi piace tanto questo manifesto che inneggia alla voglia di fare, alla meritocrazia e all'educazione.
Voglio partecipare!

#6 da salvatore pizza, inviato il 9/11/2009
Il segreto è UNIRE le forze, le professionalità, le competenze, le idee, i contatti, per creare e realizzare progetti o dar vita a nuove iniziative. Da soli non si va lontano. Propongo che chi ha un'idea la reclamizzi cercando sostegno dagli altri che possono contribuire, ognuno, se ci crede, come può.

#7 da Stefano Pelissero, inviato il 3/11/2009
Condivido il progetto!
Ho 31 anni e senza il supporto economico dei miei genitori sto portando avanti con grande soddisfazione, ma a fatica il mio sogno.
Non sono figlio d'arte e voglio essere indipendente così ho aperto una piccola attività nel settore per il quale ho studiato: l'edilizia.
Ho scoperto però le mancanze infrastrutturali del nostro Paese, la burocrazia soffocante, la difficoltà di accedere anche a micro-fidi senza la garanzia dei propri genitori. Insomma se non hai un capitale di partenza e l'attività di famiglia, è una vera impresa fare Impresa.

#8 da Francesco Jannuzzi, inviato il 28/10/2009
Sapete che in Italia abbiamo due delle zavorre piu pesanti del mondo? Il debito pubblico e la mafia! Che cosa succede se queste delle zavorre non le molliamo? Il mondo sta cambiando ed le opportunita' ci sono. Lo stile di vita,il turismo, la qualita' dell'industria Italiana hanno potenziale, ma non abbiamo investito ne organizzato il nostro paese per cogliere le opportunita' del futuro. Dobbiamo coltivare oggi il benessere dei nostri figli e nipoti. Svincoliamo la politica dalla mafia. Sviluppiamo uno spirito di responsabilita' ed organizzazione anche nella nostra vita civile e sociale e costriuremo un futuro al nostro paese.

#9 da mauro antonio castigliego, inviato il 27/10/2009
L'Italia ha bisogno di attuare una politica di rischio, perchè siamo abituati ad adagiarci sugli allori e vivere di rendita per ciò che è stato fatto anni fa. Sviluppare energia alternativa nell'industrie, ristrutturare le infrastrutture cittadine in primis e favorire lo sviluppo del verde, polmoni all'interno di città con valenza anche economica come attività commerciali di ristoro, shopping ed intrattenimento culturale!!

#10 da enea , inviato il 21/10/2009
i politici hanno ignorato il futuro e la conseguenza e di avere un economia bloccata .condivido le proposte rispetto ai giovani e alla famiglia,però dobbiamo rincominciare daccapo ,eliminando tutto il sistema e gli uomini(sopratutto)dai loro incarichi e rinnovare idirigenti di questo paese.

#11 da Junior Ennio, inviato il 18/10/2009
Sempre belle parole, "da comizio" per le persone che sono in piazza a naso allinsu.. indicare il traguardo senza fare riferimento alle difficoltà del percorso conquista sempre... Inerentemente al problema dell'istruzione perchè non s' incomincia col dire che per garantire un istruzione di qualità, bisognerebbe "riqualificare", a mio parere, l'80% degli insegnati? non sanno insegnare, e quasi sempre esprimono un ignoranza percepibile pure dai ragazzini di 15 anni.. Facendo così perdere l'importanza dell'istruzione (pupplica). Ripartire nel considerare la figura dell'insegnante non solo come un ripiego post laurea, ma un effettiva professione, giustamente remunerata, che porti alle cattedre, persone che abbiano la vocazione all'insegnamento e la cultura per farlo.. basterebbe questo per risollevare e ridare importanza e fascino all'istruzine.. Magari, anche un semplice diploma di media superiore, potrebbe ridare effettive prospettive di lavoro, facendo in modo che non siano più i laureati in economia/commercio ad avere le competenze dei "vecchi" ragionieri.. Riequilibrare il grado di istruzione tra elementari, medie, superiori, università, aiuterebbe un giovane a collocarsi comunque nel mondo del lavoro, senza sentirsi costretto a studiare fino a trentanni per trovare un normale lavoro impiegatizio. L'assurdo che al giorno d'oggi, anche la laurea a perso lustro, bisogna per forza seguire dei master.. in giro per il mondo.. a costi astronomici.. Ben vengano anche i master ma che non siano la "condicio sine qua non" per potere essere accettati di buon grado nel mondo del lavoro.. Bhè.. quante ve ne sarebbero da dire ancora... Credo che vi sia bisogno di nuove correnti di pensiero. Meno colori politici e più buon senso.. Spero che ItaliaFutura sia qualcosa di simile..

#12 da Vincenzo, inviato il 16/10/2009
finalmente qualcosa di nuovo speriamo non sia una bolla di sapone come tante iniziative italiane, che nascono con tante belle parole ed idee e poi........ fanno peggio degli nostri cari "in tutti i sensi Politici Italiani"

#13 da Ignazio Bauzone, inviato il 14/10/2009
Vorrei che questa iniziativa desse vita ad un nuovo soggetto politico moderno, liberale, laico che ponga al centro della sua attività il LAVORO in tutte le forme in cui esso si manifesta. L'Italia è riuscita a riemergere dalle rovine della guerra grazie al lavoro di tutti. Credo che, oggi come allora, sia necessario uno sforzo collettivo per poter rilanciare questo nostro paese. Dobbiamo essere in grado di liberare le ns. energie premiando il merito e l’impegno. Dobbiamo liberarci di una visione classista della società propria del secolo scorso e comprendere le sfide che la globalizzazione dei mercati ci propone. Dobbiamo soprattutto liberarci di una classe politica ignorante, fannullona e arrivista che ogni giorno che passa dimostra a noi ed al mondo intero la sua ignavia.
Su questi ed altri temi vorrei poter contribuire personalmente. Spero tanto che Italiafutura sia lo strumento attraverso il quale si possa dare una svolta a questo nostro paese. Non esiste altra nazione al mondo che abbia le ns. potenzialità. Dobbiamo solo crederci e trovare il modo di organizzare e gestire le nostre risorse.
Italiafutura deve riuscire ad utilizzare questo immenso potenziale creando un nuovo soggetto politico per dare una nuova speranza a noi stessi ed ai ns. figli.

#14 da Massimo Laterza, inviato il 14/10/2009
Mi sento coinvolto dalla vostra iniziativa, più di altri che conosco, e credo dipenda dal fatto che a breve, nella seconda metà di Novembre, diventerò padre per la prima volta. Mia moglie, infatti, è incinta ed attende due gemelli maschi. Ecco perché il tema dalla mobilità sociale mi è caro, perché come ogni buon padre vorrei poter dare ai miei figli il massimo delle opportunità sociali e vorrei possano esprimersi nel futuro al massimo delle loro possibilità e non rimanere schiacciati nel tritacarne sociale che è diventata l'Italia negli ultimi decenni. Penso anch'io, come voi, che non sia più l'ora delle parole e che si debba cominciare ad agire, a muoversi, a progettare. Come genitore penso che non perderò occasione per sottolineare sempre ai miei figli l'importanza del merito come ascensore sociale, ma per poterlo fare con maggiore forza e con più alte probabilità di successo educativo ritengo che, oltre all'esempio che potrò rappresentare io per loro, servano anche strumenti adeguati, convincenti ma semplici. Come padre alla ricerca anche di questi strumenti educativi, quindi, trovo la vostra proposta del Fondo Opportunità adeguata agli obiettivi che mi pongo come futuro genitore. Avevo già deciso, nel mio piccolo, di aprire alla nascita dei miei due figli due conti correnti intestati a loro su cui versare nel corso del tempo somme da accumulare per insegnare loro i criteri del risparmio e farli impratichire circa la corretta gestione del denaro. Ora, dopo aver letto nel dettaglio la proposta presente nel vostro rapporto, ho deciso che, indipendentemente dal successo che questa proposta potrà avere presso le pubbliche istituzioni che ci governano e ci governeranno nei prossimi anni, sono deciso a volerci provare anche da solo, da genitore che ha voglia di fare qualcosa di significativo per i propri figli. Pertanto ci tengo a farvi sapere che proverò ad attuare la vostra proposta del Fondo Opportunità con i miei due figli: verserò le quote previste annualmente e porrò ai miei due figli gli stessi vincoli all'utilizzo dei due conti che avete ipotizzato voi. Spero di farcela anche senza l'aiuto delle istituzioni (per il quale sono molto scettico...) a completare il percorso da voi ipotizzato, in fondo non si tratta di cifre enormi se paragonate all'obiettivo di aiutare i miei figli a costruirsi un futuro libero da condizionamenti sociali di qualunque tipo. Che dire quindi, in conclusione... Io ci provo subito, è tempo di agire e non più di parlare! Grazie per avermi aiutato a definire meglio quella che era già una mia intenzione. Quanto proverò a fare da solo come padre, spero entro i prossimi 5 anni possa diventare la normalità per tutti i nuovi nati, per il bene loro ed anche per il nostro, perché, non dimentichiamocelo, dal futuro dei nostri figli dipende in parte anche il futuro di tutti noi.

#15 da Luigi Del Prete, inviato il 12/10/2009
Aderiamo con entusiasmo ad Italia Futura perché il nostro Paese necessita di concretezza, di azioni, di stimoli, di esempi, di buone prassi. La politica ha demotivato i cittadini, allontanandoli dall'interesse per il destino della Nazione e facendoli rinchiudere (dopo mille disillusioni) nel proprio egoismo. Occorrono con urgenza azioni concrete e semplici, ma di enorme forza come la decisione del Cardinale Tettamanzi di istituire un fondo di solidarietà per Milano, cui la Chiesa ha contribuito con un milione di euro e che oggi, a meno di un anno, è uno strumento operativo efficace e concreto più di mille inutili e vuote parole della politica. Politica oramai stretta tra una sinistra radicale incapace di concretezza e di proposte realizzabili, ed una Lega che stupisce per trovate che a volte lasciano sgomenti. In mezzo c'è solo il fiume di parole di "centro-destra" e di "centro-sinistra" cui i cittadini non badano e non credono più. In questo quadro desolante per irresponsabilità, assenza di vedute, sprechi e farraginosa inconcludenza della cosa pubblica nel suo insieme, si distinguono poche persone di "centro-destra" e "centro sinistra" che per fortuna hanno vedute, capacità, senso di responsabilità e dignità istituzionale, ma soffocano nell'angoscia di essere minoranza in un ceto, quello politico, dominato da cronica inconcludenza. L'effetto tragicomico che se ne ricava è quello della famosa orchestrina che suona mentre il Titanic affonda.....occorrono con urgenza nuovi marinai, nuovi timonieri, nuovi ammiragli, capaci di testimoniare un tempo nuovo, e mutare la rotta della nostra povera Italia.

#16 da Francesco Gaspari, inviato il 11/10/2009
Salve. Non credo che l'Italia sia un Paese alla completa deriva, chi vuol far passare questa idea, forse, non capisce che è proprio il pessimismo di massa che rende immobile la Nazione. Ovvio, chi può negarlo, anche il nostro Paese ha vizi che dovrebbero essere estirpati. Credo che in un Paese dove gli sprechi sono all'ordine del giorno bisognerebbe cominciare a semplificare, a rendere più veloce, a snellire l'amministrazione pubblica. Credo, che in un Paese, dove il volontariato è un aspetto trainante della vita quotidiana, esso debba essere messo in condizione di operare come in tutto il resto d'Europa e del mondo, invogliando anche attività di cooperazione internazionale. E questo in che modo? Eliminiamo le province, introduciamo tutta la tecnologia che il nostro Paese dispone, diamo fiducia ad Associazioni che da anni operano volontariamente nell'assistenza ai più vulnerabili, coinvolgiamo i giovani e gli anziani ad operare insieme. Per diminuire la forbice tra il primo e l'ultimo, l'ultimo deve avere la fiducia di poter esprimere le proprie potenzialità, si deve sentire coinvolto. Perché oggi l'università non è uno degli obiettivi che il giovane si pone? Perché essa non è capace di dare stimoli, perché se vogliamo individuare un luogo dove l'immobilità è assoluta è proprio l'università italiana. Luogo dove parte dei professori va ad arrotondare il proprio stipendio e non a trasmettere le proprie conoscenze. Perché in america (e non solo) non è così? perché l'offerta è diversa, migliore, più gratificante. E' vero che lì gli istituti sono privati, ma perché qui non riusciamo a creare campus "proattivi"? Perché dall'università non fuoriesce mai un'idea valida allo sviluppo del Paese? Eccetera eccetera eccetera…

#17 da francesco, inviato il 11/10/2009
Della dimensione politica della realtà tutti noi ne facciamo parte.Ma del come essa si manifesta, è un'altra cosa: e sono i partiti politici.Ormai da svariati decenni essi non sono altro che comitati di affari.Da una parte puoi essere un cittadino informato, per acquisire una certa consapevolezza della realtà.Ma al contempo se ci si avvicina alle sedi fisiche della politica (le sezioni di partito), ti accorgi che utilizzano i temi da trattare come mezzo di propaganda per ottenere consenso,(altre volte non vengono trattati nemmeno quelli). Qual'è il fine di questo consenso? Risposta - la loro carriera personale. E i Problemi stanno li a marcire. Sono ormai da svariati anni che l'Italia viaggia con un PIL ben al di sotto dell'1%. In questo contesto di cose la società appare sempre più statica. Gli ascensori sociali si sono quasi del tutto bloccati.Ma allo stesso tempo sia i redditi(quelli derivanti dalle rendite partitiche) ma sopratutto le possibilità sono sempre più a pannaggio di oligarchie ristrettissime della poltica.Intorno ai partiti politici vi è un'altra zona della società che vive intorno alla politica che non fa altro che sottrerre risorse finanziare dall'INTERO SISTEMA PRODUTTIVO.

#18 da Michele Francesco Fantinato, inviato il 10/10/2009
Vedo con piacere molti volenterosi al cambiamento. Vi espongo però la mia preoccupazione, che nasce sulla scorta delle conoscienze acquisite grazie alla passione per lo studio della storia, dei sistemi e dei metodi della comunicazione di massa e del loro utilizzo a fini politici...la propaganda, come ancora oggi la conosciamo e subiamo, è in gran parte ancora quella teorizzata ed ordinata in forme pratiche da J. Goebbels, ministro nazista e braccio destro di Hitler! E funziona oggi come funzionò allora! Al di là del bene e del male dei vari mezzi di informazione, termine nel quale intendo raggruppare testate giornalistiche stampa e tv, programmi di approfondimento e d'inchiesta ( leggi: da Porta a Porta a Ballarò, da L'infedele ad Anno Zero, da NdP a Otto e mezzo etc ), sia chiaro che una democrazia a suffragio universale, tutto sommato immatura come quella Italiana, dove la maggior parte dei cittadini utilizza solo la tv per informarsi sui temi dell'attualità, il controllo massiccio e totale delle linee editoriali e dei network costituisce un imbattibile mezzo di cattura del consenso e quindi di vittoria elettorale. Di una bugia una volta, e resterà una bugia; ma ripetila 100 volte, e sarà verità diceva Goebbels. E' quanto vediamo ogni giorno accadere. Come riuscire a spezzare dal basso questo ostracismo informativo? E' una domanda che un laboratorio di idee, anticamera di un movimento, come Italia Futura deve porsi. Al momento solo il gruppo L'Espresso, tra i grandi gruppi editoriali, ha dato notizia in modo tutto sommato neutrale ( anche se con toni di sufficienza e diffidenza, basati sul fatto che questo laboratorio di idee ha dietro anche figure note come Montezemolo, parzialmente Fini ). Il resto dei network, tacciono su questo progetto o vi accennano con toni subdolamente negativi ( ritorniamo ai metodi della propaganda e del controllo dell'opinione ). I più schierati ( Feltri, Belpietro ) osano definizioni di progetto al limite dell'eversivo promosso dalle lobby dei poteri forti. Sempre la propaganda, nella fase di acquisizione del consenso, si fa rappresentare massicciamente da esponenti ed opinion leaders "moderati", poco esposti su temi fondamentali, in modo che con essi si possa facilmente identificare il maggior numero di soggetti esposti. Parallelamente però si procura anche dei provocatori di reazione, che urlano opinioni estremiste ed oltranziste, nelle quali si badi bene sono i primi a non credere. Ma che a poco a poco sedimentano ed attecchiscono sul comune percepire degli esposti, attraverso processi di assuefazione. Questo sistema ha il vantaggio di risultare molto efficace e demagogico nella raccolta e formazione del consenso, anche da parte di chi non ha in realtà conoscienza della vera posizione dell'opinione pubblica su determinati temi, mettendosi al riparo dai rischi di pesanti errori in termini di consenso. Se la sparata cade su un terreno fertile, viene al massimo criticata dalle opposizioni. A queste critiche si risponde con palese sufficienza, al fine di farle passare come sterili obiezioni di una casta lontana dai cittadini e quindi incapace di rappresentarli. Se invece la sparata è eccessiva e va contro tutta o la maggioranza della pubblica opinione, nulla si rischia grazie all'espediente della scomunica ufficiale dell'estremista di turno, tuttalpiù giustificato nei suoi eccessi perchè mosso da vera passione politica, ed infine passato come innocuo poichè l'opinione pubblica non è così stupida da dar retta a certe uscite ( sottointendendo che a passarla per stupida siano coloro che protestano contro la sparata ). Ma in questo modo si instillano lentamente idee e posizioni estreme anche in chi è da sempre un moderato. E soprattutto si annichilisce ogni critica, andando lentamente a formare un pensiero unico. Chiaro che perchè quanto sopra sia possibile ed efficace, il controllo massiccio dei media è fondamentale. Ed in questo momento in Italia è palese che questo sia. Come allora possiamo far circolare idee, progetti ed alternative al pensiero dominante che da questo laboratorio usciranno? Quali metodi sono a nostra disposizione, essendoci precluso l'accesso alla rete di informazione di massa?

#19 da Bepi, inviato il 10/10/2009
Ho apprezzato moltissimo l'intervento di Irene Tinagli, ed in generale apprezzo lo spirito con cui viene lanciato il progetto di Italia Futura. Trovo però tutto ciò contraddetto da quanto riportato nella scheda "Registrati e Partecipa", là dove è enunciato"I soci Benemeriti... concorrono alla definizione del programma di attività di Italia Futura". Perché possono concorrere solo coloro he possono permettersi 10.000 Euro di iscrizione? Concordo perfettamente che una associazione di questo tipo debba gravitare attorno ad un nucleo ben determinato. Ho visto, anche direttamente, iniziative altrettanto lodevoli perdere autorevolezza ed efficacia per la presenza di centinaia di persone più desiderose di mostrarsi e polemizzare per ogni minima cosa che contribuire fattivamente. Ma non può essere certo il fattore economico l'elememento di giudizio determinante. Propongo che il nucleo "direttivo" dell'Associazione preveda la cooptazione al suo stesso interno di quanti abbiano concretamente dimostrato di aver a cuore l'associazione stessa ed i suoi obiettivi. Analogamente a quanto prevede lo statuto di altre autorevoli associazioni. E i soci benemeriti facciano i soci benemeriti. Con affetto e speranza.

#20 da Giorgio, inviato il 10/10/2009
Appartengo a quella categoria di manager che superati gli -anta vengono espulsi dall'azienda perché considerati troppo onerosi rispetto a dei neo-laureati. Così, accanto al problema dei giovani che non trovano uno sbocco occupazionale, esiste quello altrettanto grave degli over 50 (ed ormai anche Over 40 e persino Over 35) che non riescono più a ricollocarsi e sono troppo "giovani" per la pensione. Anche questa è una contraddizione del nostro paese. Anziché la crescita dei giovani attraverso l'esperienza maturata con i più esperti, si predilige la distruzione sistematica delle competenze e della professionalità a favore di un nozionismo a basso costo. Un eccesso che danneggia gli stessi giovani i quali hanno minori opportunità di quante ne abbiamo avute noi e la certezza che a loro volta prima o poi verranno espulsi da un Turn Over che abbassa sempre più l'età limite. Il paese è però bloccato anche da una miriade di lacci e lacciuoli che non permette neppure il reinserimento professionale di quanti hanno perso il lavoro. Nella moderna e liberale Lombardia, ad esempio, avviare una attività commerciale anche modesta è spesso impossibile per i troppi vincoli legati ad esempio agli spazi ed alle volumetrie, mentre i vecchi esercizi possono operare in deroga favorendo così un mercato delle licenze che tagliano fuori i non abbienti, soprattutto giovani, e costituiscono di fatto una concorrenza sleale verso chi è invece costretto al rispetto di ogni normativa. Saprà Italia Futura essere promotrice di una vera e propria campagna contro gli ordini professionali e le liberalizzazioni o prevarranno anche qui gli interessi corporativi?

#21 da Massimo Biondi, inviato il 9/10/2009
Punto di partenza ineccepibile. Proposte intelligenti. Però dibattito a livello stampa quasi nullo. E' emerso solo che a LdMontezemolo non interessa fare un partito e sta bene il governo che c'è. E' un segnale della gravissima mediocrità dei commentatori (per non parlare delle gran parte dei politici, ma quello si sa). Che si può fare per allargare il dibattito? Per fare diventare le proposte di If temi politici?
Buon lavoro

#22 da Andrea, inviato il 8/10/2009
Sono un commerciante (da solo 6 anni) di 40 anni e sono angosciato dall'idea che l'unica soluzione politica che abbiamo sia Silvio Berlusconi, sia chiaro non il suo partito ma proprio solo Lui. Sono angosciato ancora di piu' nel vedere un'opposizione ben radicata sul territorio e portatrice di condivisibili contenuti ma poco pratica,troppo idealista e senza una figura carismatica capace di dare continuita' ad un'azione di un governo.
Non ho FUTURO nel pensare che non ho voglia di votare!
Non ho FUTURO nel pensare che il modello di Berlusconi imprenditore sia l'unico possibile (o quantomeno il piu' conosciuto e forse il piu' apprezzato visti i consensi).
Io credo nelle idee innovative, nei contenuti e non sulle apparenze con l'obiettivo di migliorare l'effettiva qualita' del lavoro che svolgo a beneficio mio ed anche del consumatore finale. Ma competere con realta' sul territorio da oltre 60 anni con superfici 10 volte la mia, senza affitti da pagare e che pur proponendo un prodotto ed un servizio scadenti conquistano comunque una fetta di mercato e' davvero dificile in periodo di recessione.
Allora ecco ITALIAFUTURA che mi fornisce studi in cui mi riconosco, che mi propone tre soluzioni spiegate con estrema chiarezza, vedo Montezemolo (persona di grandi capacita',stile e stimato non solo in Italia), vedo Fini unica mia speranza del PDL.....ecco che inizio a fantasticare e ad immaginarmi un futuro straordinario....
Grazie per avermi regalato questa straordinaria immagine.

#23 da Franco Gallelli, inviato il 8/10/2009
Italia Futura inseme a tante persone che da anni agiscono concretamente per il bene comune, magari nel silenzio e nell'anonimato, in questo momento sorge come una nuova alba di speranza per un paese bloccato nel suo sviluppo e "blindato" da una classe dirigente che ad essere indulgenti possiamo definire tranquillamente "inadeguata". Coraggio, grazie e complimenti, sono con voi da una terra che definire "bloccata" non basta, bisogna quantomeno definirla "affossata", pensate alle notizie di oggi: si vuole "risanare" la sanità... chiudendo gli ospedali! Presidente Montezemolo e Italia Futura: aiuto!!!

#24 da Francesco Lerro, inviato il 8/10/2009
Valorizzare il talento di una persona è e rappresenta un ulteriore spinta verso il raggiungimento della completa libertà dell'individuo.

#25 da Francesco POMPILI, inviato il 8/10/2009
Vivere in Italia oggi è come vivere nell'Egitto dei Faraoni.Nasci da una famiglia di persone di basso livello sociale e culturale, studi, ti laurei, invii Curriculum Vitae e ti accorgi che il lavoro che ti viene offerto è quello simile a quello dei toui genitori. Noi giovani abbiamo perso il sogno di poter diventare "qualcuno" o di realizzare le nostre idee. E' pieno di laureati in Giurisprudenza, economia, ingeneria, etc che lavorano presso librerie come commessi.
Le risorse per rilanciare l'Italia ci sono ma abbiamo bisogno di un movimento politico di stampo American Obaniano che ci consenta di uscire dal sommerso, e di dare i contributi al rilancio di un Paese Europeo che potrebbe diventare meglio organizzato e ricco di paesi come Francia Germania e UK.
Devo ringraziare il Dott. Montezemolo che da ieri mi ha fatto rivivere la gioia di poter sognare un cambiamento dell'ITALIA.

#26 da GianMarco Cremonesi, inviato il 8/10/2009
sono tante le cose da cambiare nel nostro Paese e sono sicuro che l'unico modo per cominciare concretamente sia rivoluzionare la chiave di lettura dei problemi analizzandoli con rinnovata modernità. Detto questo, credo che quanto sottolineato da Irene Tinagli nel suo (splendido e condivisibilissimo) articolo di apertura, in merito alle poche risorse e possibilità a disposizione dei bambini , non sia la causa dell’immobilità del nostro paese, ma una gravissima conseguenza al vero problema di fondo, che è più subdolo e radicato, ovvero che la classe politico-dirigenziale è immeritevole e vecchia, non solo di età, ma anche e soprattutto di idee ed approccio analitico. -SE CHI (NEGLI ULTIMI 20 ANNI) POTEVA FARE NON HA VOLUTO, POTUTO O NON E' STATO IN GRADO DI FARLO, MOLTO PROBABILMENTE NON VORRA', POTRA' O NE SARA' IN GRADO IN FUTURO- è impensabile che in un paese moderno e potenzialmente "una spanna sopra agli altri", dibattiti e decisioni siano incentrati e motivati su antiquate basi ideologiche...in perfetto stile Don Camillo - Peppone ma senza la stima ed il rispetto tipici dei racconti di Guareschi e soprattutto 70 ANNI DOPO! la politica deve lasciare spazio ai giovani...ma giovani soprattutto nello spirito e nel fervore. Nella MOTIVAZIONE! dovremmo tutti entrare nell'ottica che lavorare per il nostro Paese, contribuire al suo sviluppo, rappresentarlo e sostenerlo negli ambienti internazionali, DEVE ESSERE UN ONORE ED UN PRIVILEGIO DA MERITARE ISTANTE PER ISTANTE, e non un comodo e sicuro modo per far grana senza troppi pensieri. -LA POLITICA DEVE ESSERE UN SERVIZIO, NON UNA CARRIERA!- per concludere ci tengo a precisare che non bisogna cadere nell'errore di considerare "l'anziano" un inutile fardello, al contrario, un approccio saggio è far tesoro del passato ed attingere il più possibile da chi possiede conoscenze e competenze acquisite con l'esperienza...ma fatto ciò, occorre rielaborare il tutto in chiave moderna, indipendente dai preconcetti ideologici o dalle prese di posizione dettate dal mero orientamento politico. -SE UN'IDEA E' VINCENTE, LO E' SIA CHE VENGA DA DESTRA SIA CHE VENGA DA SINISTRA- Mi rendo conto che questo è un problema estremamente complesso proprio perché va contro l’interesse stesso di chi al momento ha il potere (ed in teoria il dovere) di mobilitarsi e risolverlo, ma finché il concetto stesso di politica italiana non cambia, temo che qualunque iniziativa/campagna non possa considerarsi nulla più che una temporanea ed irrispettosa (nei NOSTRI confronti) “pezza allo strappo”…senza contare la probabile leggerezza con cui verrebbe studiata ed applicata. GianMarco Cremonesi Studente milanese di 24 anni

#27 da Susana Mac Eachen, inviato il 8/10/2009
Le proposte presentate ieri sul tema della mobilità sociale sono concrete e affrontano prevalentemente l’aspetto economico del tema dando delle “soluzioni” reali sul breve medio periodo. Tuttavia, ritengo che questo debba essere accompagnato da un cambiamento più profondo che permetta di creare basi solide sulle quali ricostruire il futuro del nostro Paese. In particolare, credo ci siano tre aspetti sui quali riflettere, investire e agire:
1. Il cambiamento culturale: bisogna promuovere la cultura della meritocrazia per eliminare quella del “protezionismo e garantismo” (specialmente nel settore pubblico) e bisogna stimolare/incentivare i giovanni a studiare e formarsi. Oltre alla politica e le istituzioni, quali la scuola e l’università, credo che il ruolo dei media, con particolare riferimento alla televisione pubblica e privata, debba e possa avere un ruolo decisivo in questo processo.
2. La scuola e l’università: come già accennato ieri, il ruolo del sistema educativo e formativo è cruciale. Oltre ad investire nella qualità e internazionalizzazione del sistema, credo che molti giovanni e genitori, specialmente alla luce dei dati emersi ieri sulla “trasmissione generazionale delle professioni", hanno bisogno di essere guidati nel processo di scelta degli studi e delle carriere tenendo conto delle attitudini individuali, delle effettive opportunità ed esigenze del mercato del lavoro.
3. L’Impresa: anche l’Impresa può e deve avere un ruolo nello sviluppo del futuro. In particolare credo che l’università e l’impresa debbano lavorare insieme per identificare le esigenze professionali del mercato in base allo sviluppo socio-economico e industriale in corso e quello desiderato. Un lavoro congiunto dell’impresa e l’università permetterebbe di colmare il gap esistente e creare le competenze/carriere del futuro inoltre, potrebbe creare e diffondere una cultura manageriale ed imprenditoriale più omogenea basata su degli standard minimi di professionalità e competenze.

#28 da Michele Francesco Fantinato, inviato il 8/10/2009
Ho 35 anni, sono cresciuto negli anni '80, una generazione la mia spesso descritta come cinica, disillusa, arrivista e scarsamente impegnata. E che ora si lamenta di esser diventata il popolo dei milleuristi, di non riuscire ad accedere alle posizioni che meriterebbe per studi ed impegno, per capacità e motivazione. Sono stanco di lamentarmi stando a guardare: è ora di impegnarsi in prima persona, per costruire una più equa e giusta società in questa Nazione, questa Patria che tanto amo!

#29 da Vincenzo Bergantino, inviato il 8/10/2009
Sono Napoletano d'origine ma vivo e lavoro a Roma da 10 anni.
Si è verissimo, l'Italia si è fermata e regna il pessimismo anche nei più giovani.
Serve una scossa tipo boom economico anni 60!
Largo ai giovani in tutti i campi.
Speriamo che questa associazione abbia un forte impatto Nazionale.

#30 da Biagio Schettino, inviato il 7/10/2009
Vivo e lavoro in Emilia Romagna da ormai 11 anni una scelta scaturita dalla voglia di scappare dall'ignoranza del paesino. Concordo con il fatto che l'Italia sia un paese bloccato e che ci dobbiamo muovere e per questo che mi sono iscritto ad "Italia Futura" penso che qualcosa possa succedere soltando se ci crediamo veramente. Io ci credo si può fare..
Unico problema riscontrato nella associazione sono le quote un pò elevate specialmente quella per gli "Aderenti" si dovrebbe cercare di fare una quota un pò meno elevata in modo di dare spazio a tutti di iscriversi altrimenti si da l'idea di essere un pò esclusiva...
A presto.

#31 da Filippo Cheli, inviato il 7/10/2009
Vivo e lavoro all'estero da alcuni anni ormai come dirigente di una multinazioonale. Ho Vissuto in Argentina, Irlanda e Regno Unito. Nonostante la distanza seguo sempre con attenzione tutte le vicende del mio amato Paese. Tornerei immediatamente per dare il mio contributo e mettere a frutto quanto imparato in altri Paesi ma, come molti hanno notato, sembra che non ci sia mai spazio per chi vuole fare e costruire. Non mi do per vinto e continuerò a bussare alle porte dell'Italia produttiva con forza, sperando che qualcuno finalmente apra la porta a chi vuole tornarsene a casa propria invece che produrre ricchezza per i Paesi concorrenti....
Bella iniziativa.
Partecipo con piacere, penso di avere qualcosa da dire.

#32 da Roberta, inviato il 7/10/2009
Ogni parola rimane al vento se ad essa non seguono i fatti!!!
Se si vuole veramente aprire il futuro ai giovani è necessario abbattere tutte le caste, rappresentate soprattutto dagli Albi, e aprire le Università a tutti cancellando il numero chiuso... è il merito che deve premiare non una selezione a priori che non permette di valutare la vera attitudine di un giovane verso un determinato lavoro. Su ciò si è discusso molto ma non si è fatto nulla perchè è difficile, se non impossibile, distruggere le "caste". Per tale motivo maturo ogni giorno di più una profonda delusione per le opportunità che l'Italia, o meglio le persone che la governano, offrono ai propri cittadini, soprattutto ai giovani...

#33 da Leopoldo Cicala, inviato il 7/10/2009
Occorre ridare fiducia al Paese, dando a Tutti opportunità di partecipare e di emergere con la propria tenacia e le proprie idee. Siamo passati da un sistema che richiedeva la gavetta ad un Paese che ritiene vecchie le persone di 40 anni. Siamo passati da un sistema sociale forse anche iperassistito ad un sistema senza ammortizzatori sociali, dove si rischia di essere considerato un peso, meno di un numero. Quale speranza dare ai giovani che la competizione sia uguale per tutti, che vale la pena istruirsi e formarsi per l'avvenire? Siamo diventati un Paese in cui il bene comune e il rispetto delle regole sono considerati dei disvalori. Occorre un rinnovamento etico che consenta a chi vale veramente di guidare il Paese, le Aziende, i Ministeri, ecc., a chi rispetta le regole di esserne fiero, a chi partecipa della cosa pubblica di sentirla come un onere e non un onore. Occorrono nuovi esempi di proattività e di senso della cosa pubblica che resistono allo spoiling system degli ultimi 20 anni. Occorre rifondare dal fondo, come nel dopoguerra, serve una pacifica rivoluzione delle coscienze civiche

#34 da irene, inviato il 7/10/2009
Sono rimasta molto colpita dal commento di tale Giovanni Ciprotti, sul quale concordo pienamente. Ho 25 anni, una laurea in Scienze Politiche, scelta per passione e realizzata a tempo di record e con massimo dei voti, stage all'estero, un master in economia pagato contraendo debiti e 3 lingue all'attivo. Da quando mi sono laureata tutti i miei sogni sono andati in frantumi. Quello della ricerca, in primis, perchè in Italia i concorsi di dottorato sono blindati e comunque dopo 3 anni di dottorato in scienze sociali mi sarei trovata al punto di partenza, cioè disoccupata perchè priva di conoscenze per lavorare nel pubblico e senza qualifiche per il privato. Poi quello del concorso diplomatico, che non esce mai - sebbene il MAE sia costantemente in carenza di organico - e che quando esce è riservato ai soliti noti (figli di ambasciatori). Ho fatto dei concorsi pubblici ma solo l'assistere a scene di manifesta parzialità mi ha scoraggiata. A cosa serve studiare per mesi se poi verrai scavalcata da "amici di"? Ho sacrificato già tanto della mia vita allo studio e senza mai ottenerne benefici, che non siano di tipo intellettuale. Per carità, sono fiera della mia formazione ma per vivere occorrono anche soldi! Il master in economia è stato un ripiego, dettato dalla paura di restare disoccupata e dalla voglia di indipendenza. A distanza di un anno e benchè stia facendo uno stage, me ne sono amaramente pentita sia perchè ciò che faccio non mi piace sia perchè ho scoperto che anche nei master d'eccellenza e nel mondo dell'impresa privata la meritocrazia non è di casa. Ultimamente ho ripreso tra le mani la mia tesi di laurea, che analizza il regime politico tunisino, con l'intenzione di trarne un saggio sul clientelismo. Il sogno, sebbene arduo, è di tentare fuori dall'Italia ciò che in Italia non è stato possibile: studiare la politica e la società, contribuire alla sua comprensione e al suo miglioramento...chissà, a questo punto potrei abbandonare il Maghreb come area di studio e passare proprio all'Italia, che credetemi non ha nulla da invidiare quanto a clientele e corruzione a molti regimi dittatoriali del Sud del Mondo. Solo una cortesia: spesso sui giornali si sente parlare di "bamboccioni" o di "giovani che non studiano e non lavorano"...siate comprensivi con noi ventenni! viviamo in un mondo da incubo, un castello kafkiano dove non sembrano esserci vie d'uscita a meno di grandi colpi di fortuna. Se non facciamo nulla è perchè non ne abbiamo la possibilità. Ce l'hanno tolta quelli che sono arrivati prima. E nemmeno sarebbe giusto chiederci di espatriare o di farci sfruttare gratuitamente per anni, che sarebbero le uniche alternative all'ozio a carico familiare. Quando parlo con amici e coetanei, penso che ci sia il potenziale per una vera e propria rivoluzione sociale, tanta è la frustrazione e la disperazione a cui siamo giunti. Se non si fa qualcosa subito scenderemo sempre più in basso... PS: condivido anche il commento numero 2. Chiedere contributi finanziari svilisce tutto il discorso fatto sulla mobilità sociale, ne sono rimasta molto delusa. Dati i finanziatori di questa iniziativa non credo ci sia bisogno di contributi popolari!

#35 da Alessandro Corradi, inviato il 7/10/2009
Chi toglie la speranza di migliorare ai giovani uccide il Paese. Questa e' l'iniziativa piu' importante dell'anno

#36 da renato comes, inviato il 7/10/2009
Penso questa cosa da sempre. Non capisco perché il figlio di un chirurgo (p. es.) debba comunque lavorare nella sanità togliendo il posto a chi, al di là della condizione sociale di partenza, lo vorrebbe fare con passione e motivazione. Diamo a tutti la possibilità di mostrare chi sono e che cosa veramente vogliono fare da grande, ma proprio per questo selezione senza scorciatoie.

#37 da domenico fasano, inviato il 6/10/2009
L'attuale momento storico stà causando in noi disagi e tristezza che, spesso, generano paura di agire. In questa trappola non bisogna caderci!
La "globalizzazione" non deve essere considerata solo come una minaccia bensì intesa come opportunità e "palestra" delle qualità ed eccellenze di ognuno di noi.
Siamo un piccolo gruppo di aziendalisti e da qualche tempo abbiamo aperto un'Agenzia di intermediazione di business in India (Mumbai) con la quale aiutiamo ed assistiamo le aziende (italiane e/o indiane) nel loro processo di internazionalizzazione.
Nonostante la durezza e la precarietà della vita in questo territorio, stiamo registrando un inaspetato ed intenso sviluppo fuori da ogni previsione e ci rammarichiamo che il nostro "Sistema paese" non abbia ancora colto in pieno questo fenomeno; forse perchè si considera l'India un paese complicato, difficile ed a rischio; ma, credeteci, le opportunità presenti fioccano da ogni dove perchè il Made in Italy è realmente richiesto.
Abbiamo il coraggio di sfidare l'indefferenza e la mediocrità credendo fermamente nelle nostre qualità.
Mondializzazione è sinonimo di mobilità globale, senza la quale siamo destinati a chiuderci dentro la nostra tristezza.
Buon futuro!
Domenico Fasano mifasano@libero.it

#38 da Carlo Fadda, inviato il 4/10/2009
Sono perfettamente daccordo con il Sig. Giovanni Ciprotti. Se posso fare autocritica e' che sono scappato, scappato da tutto quello che il sistema chiede per poter fare carriera invece di impegnarmi per cambiare le cose. Sono stato un cervello in fuga e forse lo sono tuttora. Ma io credo che i mali denunciati non siano casuali ma siano voluti, pervicacemente e con forza dalla classe politica, sai sindacati, dai baroni universitari, dai direttori asl ecc. e sono voluti per una questione di potere. Se io ho bisogno di te per trovare lavoro e fare carriera tu hai potere e quindi per cambiare questo stato di cose cosi' incancrenito ci vuole una nuova classe dirigente che abbia a cuore il futuro del paese (e quindi selezioni in base al merito) e non il proprio potere, una nuova classe dirigente che non esiste nella nostra politica. Non credo che ci sia un solo politico di rilievo che agisce nel bene del paese invece che per il suo tornaconto e quindi non penso che si possa far ripartire il paese con questa classe dirigente. Una nuova classe dirigente non solo dovrebbe avere a cuore il bene del paese e rinunciare a inquinare ogni settore della vita pubblica con miasmi maleodoranti del clientelismo e un invadenza sistematica di ogni ganglio della vita delle persone (e anche della morte pare) ma dovrebbe anche cedere potere affinche' la sanita', l'universita', la scuola, gli enti comunali siano gestiti con criteri di efficienza e merito. Scusate ma sono molto pessimista circa il nostro futuro e non credo che saro' in grado di vederlo eppure vorrei darmi da fare per contribuire affinche' i miei figli e nipoti possano vivere in un'Italia migliore.

#39 da Carlo L., inviato il 2/10/2009
Una nuova etica per la mobilità sociale: è giusto che quel posto sia di Mario e non il mio perché il più bravo è lui; se sarà nominato Mario ne trarranno beneficio tutti, anche io.

#40 da anselmo, inviato il 2/10/2009
perchè Fabbrizio Cicchitto ha commentato Italia Futura nel modo seguente: "il solito Montezemolo"??????

#41 da anselmo, inviato il 2/10/2009
riforma dello stato e deiia economia vanno di pari passo su un unico percorso:quello delcontenimentodei conflitti diinteresse e della separazione dei poteri. La politica non è solo informazione manipolata e camuffata. E' essenzialmenteanchhe connessione tra i singoli e i gruppi

#42 da Daniele, inviato il 29/9/2009
Perchè si promuova la mobilità sociale, bisogna che le persone nei posti di comando, coloro che decidono veramente, abbiano consapevolezza di quali sono gli strumenti da utilizzare per creare un constesto sociale che assecondi la mobilità, appunto.Spesso, troppo spesso, troviamo persone nei posti di comando, che convinti di dover solo dare 'indirizzi generali' non sanno di cosa parlano.

#43 da Andrea Frediani, inviato il 25/9/2009
buongiorno a tutti, sono un imprenditore di 38 anni ed opero in convenzione con la Sanità piemontese. Tralasciando tutte le problematiche che potremmo probabilmente esporre tutti quanti (tempi di pagamento, poca "flessibilità" etc...) mi preme fare una autocritica.
Penso che prima di tutto il concetto di meritocrazia debba ulteriormente imporsi nelle aziende private, solo così, a mio parere, sarà possibile tentare di innescare un meccanismo "virtuoso" anche nel pubblico. La dignità ed il diritto a partecipare ad una comune discussione nel momento della "progettazione" del lavoro tra pubblico e privato diverrebbe un ulteriore positivo momento di scambio e crescita. Ad oggi spesso noi privati siamo accreditati solo nella fase di esecuzione e posti ai margini nel momento "progettuale".Ciò non è utile per tutto il sistema. Uno degli obiettivi della mia attività deve essere la crescita non solo di fatturato (per questa purtoppo oggi spesso vale il prezzo più basso offerto!) ma il desiderio di contibuire con forze lavoro che vengano coinvolte in nuove visioni organizzative.
Vorrei concludere affermando che oggi il rischio di rimanere "intossicati" in un sistema stantio, inibente le vere forze creative è elevato e non mi riferisco a me stesso che, forse un pò amaramente, inizio già a giudicare tra quelli che sono stati per troppo tempo esposti a questa cattiva aria; il mio pensiero va a quei ragazzi di 20-25 anni ai quali mi piacerebbe offrire una visione diversa delle cose.

#44 da Massimiliano Ciprotti, inviato il 25/9/2009
Il mio sarà un commento essenziale e non prolisso.
Lo sport nazionale italiano (oltre al calcio ed ai falsi miti che evoca), è sicuramente la caccia (o la cacciata) allo straniero. Siamo d'accordo sul fatto che l'Italia non è l'America di cento anni fa, dove i nostri connazionali emigravano in massa per sfuggire a quella povertà, di cui molti altri paesi sono oggi pregni. Gli immigrati (molti studi lo confermano) sono uno dei nuovi "motori" della pur carente economia italiana. Fanno i lavori più umili, quelli di cui i succitati connazionali erano maestri e si prestano con pazienza e rassegnazione alle richieste del datore di lavoro di turno. Lo stimolo che dovrebbe arrivare dalle istituzioni preposte, dovrebbe far sì che questi "irregolari" vengano inseriti e protetti, oltre che ben distribuiti sul territorio nazionale e che ne venga regolato l'ingresso senza metodi repressivi. Un altro aspetto da curare è quello di ridare fiducia a quella parte della popolazione indigena, in difficoltà occupazionale, dissipando ogni dubbio sugli esiti dei vari concorsi pubblici e sulla regolarità dei vari avvicendamenti rispetto alle "categorie di nicchia" ovvero notai, avvocati, medici e simili.
Ovviamente ci sono tanti altri aspetti da curare (non ultimo l'aspetto scolastico, partendo dalla scuola primaria, fino ad oggi all'avanguardia in Europa), ma per cominciare direi che potrebbe andar bene.

#45 da Giovanni Ciprotti, inviato il 24/9/2009
Dovrei ringraziare il ministro Brunetta, perché grazie alle sue esternazioni sul presunto “golpe” che le élite italiane starebbero preparando ho avuto modo di conoscere Italia Futura, in qualche misura coinvolta nelle polemiche innescate dalle dichiarazioni del ministro.
Visitando il sito di Italia Futura ho letto della campagna sulla mobilità sociale, un tema caro a molti italiani, soprattutto se giovani e provenienti dagli strati sociali più bassi.
Mi sento di condividere in pieno lo spirito che anima questa iniziativa ed auguro a Irene Tinagli di riuscire ad incrinare la corazza dell’immobilismo che imprigiona da decenni la nostra società.
Tuttavia, ho qualche perplessità sul punto di partenza indicato nella presentazione: l’infanzia. Non perché non si debbano potenziare le politiche rivolte ai primi anni di vita. Sebbene ci siano ancora molti, troppi ragazzi, o addirittura bambini, che interrompono prematuramente il ciclo di studi e sia quindi necessario contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico, non è certo questa una delle cause del bassissimo grado di mobilità sociale che affligge il nostro Paese.
Un secolo fa in Italia la stragrande maggioranza della popolazione era impiegata nell’agricoltura e la percentuale degli analfabeti era altissima.
A quei tempi lo studio costituiva un potentissimo ascensore sociale. Il sacrificio congiunto dei genitori, operai o contadini, e dei loro figli veniva ripagato con un impiego come tecnico specializzato o, nei casi più fortunati, con l’accesso alla professione di avvocato, magistrato, medico o ingegnere.
Questi meccanismi, ancora validi solo pochi decenni fa, oggi non funzionano più.
L'Italia è da tempo un Paese bloccato, dove il figlio del notaio finisce per fare il notaio (potenza della genetica!) ed il figlio dell'operaio non di rado deve rassegnarsi a fare il travet anche se ha una laurea in ingegneria in tasca.
La preparazione universitaria non solo non aiuta più a migliorare la propria condizione sociale, ma spesso non serve neanche a mantenere un tenore di vita analogo a quello dei genitori. I nostri giovani neo-laureati devono accontentarsi di un impiego a tempo parziale in qualche call-center con un contratto a progetto rinnovato trimestralmente.
Una carriera come ricercatore? Forse, ma all’estero! Un nuovo tipo di emigrazione, che non prevede più il passaggio obbligato da Ellis Island. La valigia di cartone è stata rimpiazzata dal trolley, in cui si mette il notebook per garantirsi una continuità di comunicazione con il mondo esterno, familiare e professionale.
La nostra società è come un palazzo molto alto dove gli occupanti di ciascun piano cercano disperatamente di salire al piano superiore, più arioso e luminoso, e al tempo stesso sbarrare l’accesso agli occupanti del piano inferiore. Gli inquilini del piano terra, i più sfortunati - i cittadini più poveri - sprangano porte e finestre per tenere fuori la folla di straccioni - gli immigrati - che prende d’assalto il portone.
Concentrare l’attenzione solo sulle politiche per l’infanzia, senz’altro necessarie, partendo come è naturale dai ceti deboli, potrebbe voler dire rendere ancora più affollato ed invivibile il pianterreno dell’edificio.
Al contrario, promuovere la mobilità sociale significa innanzitutto rimuovere gli ostacoli tra un piano e l’altro, creare dei passaggi perché chi vuole e ne ha la forza possa salire al piano superiore e magari oltre.
Si alle politiche a favore dell’infanzia, si alle misure per convincere gli studenti a completare gli studi, ma l’ascensore sociale italiano si rimetterà in moto soltanto se si riuscirà a garantire concorsi pubblici trasparenti e, per quanto riguarda il settore privato, se si attenuerà l’abitudine, in Italia particolarmente diffusa, di selezionare il personale per cooptazione anziché basandosi sul curriculum professionale.
Anche se occorre fare attenzione a non generalizzare, molti studi di settore segnalano che la qualità più apprezzata nei quadri e nei dirigenti italiani è la fedeltà al capo. Forse è anche per questo che l’importanza della preparazione e della competenza, insomma del curriculum, diviene marginale e la selezione di un collaboratore avviene quasi esclusivamente attivando la rete di relazioni interpersonali. Una persona appartenente ad un ceto “debole”, pur in possesso di un curriculum professionale di tutto rispetto, è fortemente penalizzata nell’accesso ad alcune posizioni all’interno delle aziende non in virtù delle sue insufficienti capacità, ma a causa della debolezza della propria rete di conoscenze.
Sono questi i meccanismi che devono essere scardinati.
Altrimenti i figli delle famiglie dei ceti più bassi saranno irresistibilmente attratti dallo sfavillante modello dei tronisti e delle veline, che non garantisce il risultato ma almeno traccia un percorso, forse discutibile, ma chiaro e in fondo al quale il giovane può sperare di trovare il miglioramento a cui aspira.
Però poi non lamentiamoci dello scarso impegno dei nostri studenti nelle scuole di ogni ordine e grado. Con tanti saluti alle riforme dei ministri della istruzione di destra e di sinistra.

#46 da fabio lo mele, inviato il 24/9/2009
Ma il discorso sulla mobilità sociale vi è venuto in mente dopo aver visitato Foggia??
Avete centrato in pieno le problematiche. In questa zona del paese vi è una reale esigenza di cambiamento. Da noi i giovani sono tagliati fuori da ogni seria opportunità futura. Non ci sono aziende che investono su di loro, non ci sono spazi idonei ad un pensiero imprenditoriale, vi è una massiccia presenza di macro e microcriminalità che si nutre di questo tristissimo disagio sociale e che rende nullo ogni timido tentativo di ripresa socio culturale. Di contro ci sono migliaia di giovani che, nonostante tutto, ci provano ma che alla fine lasciano perdere tutto e si adeguano a questo “limbo infernale”. In tanti scappano ma altrettanti tornano dopo tristi esperienze da “nomadi nazionali”.
Che dire…. Mi sono affacciato da poco alla politica cercando di spiegare alle persone che mi si avvicinavano che non bisogna costruire un progetto politico basandosi sulle “promesse elettorali”, che non bisogna premiare chi ti dice “non preoccuparti”.
Ho cercato di far capire loro che BISOGNA PREOCCUPARSI, che il futuro dobbiamo costruirlo noi, TUTTI INSIEME, senza prese in giro e mettendo in gioco le intelligenze di ognuno per condividere un percorso comune.
Sono stato premiato (anche se non eletto) con circa 500 preferenze (che non sono poche per la mia città) ma ne ho persi altrettanti proprio perché non sono sceso a patti e non ho promesso nulla. in cambio, però, ho guadagnato la fiducia e la stima di tanti amici con i quali continuo a condividere progetti futuri.
Una grande intelligenza del passato affermò che in politica vince chi crea le aspettative.
Da noi le aspettative, purtroppo, fanno rima con “presa per i fondelli” ed io, personalmente, non lo condivido.
Largo, quindi, ad "Italia Futura".
Se ciò che si afferma nel vostro manifesto corrisponde a verità siate i benvenuti in questa “zona dolente” del sud Italia.
Il nostro bel paese DEVE cambiare quindi….. armiamoci e partiamo!!!!!

P.s.: condivido il commento n° 2 di Gianluca Lazzaro. Non è meglio un versamento simbolico di 1 euro e poi chi vuole ne versa di più? Sarebbe più democratico……

#47 da Alberto Trenta, inviato il 23/9/2009
Italia Futura si presenta come un'insieme di persone desiderose di cambiare, di rinnovare di svegliare un popolo dormiente, se tutto ciò fosse vero allora dovrebbe avere il coraggio di allontanarsi dalla logica e metodologia correnti, dovrebbe pensare a tempi medio lunghi.
E' tutto vero quello che dite e scrivete, ma come potete pensare di costruire sulle macerie peggio sulle sabbie mobili.
Secondo il mio modesto parere Italia Futura si dovrebbe fare carico di "COSTRUIRE" le nuove classi politiche; equiparando i futuri politici agli ingegneri, ai medici il che significa che il futuro politico dovrebbe uscire da una facoltà universitaria, subire degli esami per essere iscritto ad un Albo di categoria, dovrebbe giurare il rispetto di regole Etiche e morali, dovrebbe sapere che il suo operato verrà sottoposto a controlli di Istituti preposti e dai propri elettori, ecc.
Questo potrebbe essere un primo passo importante, una prima pietra miliare in modo di far capire il reale cambiamento che si vuole raggiungere.
E' chiaro che i problemi reali sono più urgenti e tanto importanti, allora bisognerà muoversi avendo delle strategie e dei programmi pararreli, in modo che dopo qualche anno ne resterà uno soltanto, quello dell'inovazione totale.
Cercare di risolvere soltanto i problemi urgenti oppure urgentissimi non si riesce a pensare alle innovazioni, si viene presi dalle pressioni quotidiane, e come succede sempre anche gli uomini di Italia Futura anzicché essere dutti dentro la barca determinando la sua rotta saranno tutti attaccati all'esterno della barca e la barca resterà in balia degli eventi senza una rotta, voluta, studiata determinata e raggiunta.
Grazie per l'accoglienza.
Alberto Trenta

#48 da peppino moriconi, inviato il 21/9/2009
Mia figlia (41 anni) separata legalmente, con una figlia di 9 anni, è disoccupata dall'1.1.2008. Ha una laurea in scienze politiche. Ha qualche esperienza di lavoro d'ufficio, di edizioni cinetelevisive, doppiaggio, recitazione, gestione negozio infanzia nell'ambito di un'impresa familiare ora conclusa.
Non ha ammortizzatori se non quelli "familiari". Il nostro governo dice di aver stanziato 34 miliardi di euro per il sostegno al reddito. "Non lasceremo indietro nessuno...."
Mia figlia ha bussato a mille porte, istituzionali, sindacali ecc., ma l'unica aperta è quella di suo padre e un insufficiente contributo dell'ex-marito, per la bambina.
Credo che quella della perdita e/o dell'assenza di reddito sia una situazione comune a decine e decine di migliaia di persone, che devono contare, quando e fino a quando c'è, sul sostegno delle proprie famiglie.
In altri paesi, come la Germania, la Francia ecc., lo Stato provvede concretamente, con intelligenza, sensibilità e lungimiranza, a sostenere queste persone.
E' vero che occorrono le risorse, ma anche le idee per crearle. Non Vi sembra che ci sarebbe molto da fare al riguardo ?!

#49 da alberto maistrello, inviato il 20/9/2009
Vi propongo una riflessione che ho fatto come padre di tre figlie. Credo anch'io che ci siamo dimenticati dei nostri figli e cerco di esporre i motivi delle loro crisi. In famiglia per molte ore al giorno i ragazzi sono soli con molte distrazioni (play station tv computer), in quanto un solo reddito non è sufficiente e anche la madre di solito lavora o è fuori casa. Vengono premiati dai genitori percorsi che facilitano l'ottenimento veloce di risultati economici, avviando i ragazzi a discipline sportive che assorbono molto tempo. Anche per quanto riguarda i luoghi di incontro i giovani sono esposti a dei rischi; una volta c'erano gli oratori dove si trovano persone che proponevano impegni positivi (corsi di chitarra, gite in montagna ecc). Gli unici luoghi dove i giovani possono adesso incontrarsi sono i bar e le discoteche, dove c'è purtroppo gente che presenta loro alternative di distruzione. La nostra società ha molto investito in luoghi di incontro per gli anziani, dimenticando spesso di offrire dei servizi e delle opportunità di incontro e crescita ai giovani, o comunque negando loro la presenza di un tutor e delengando tale ruolo o ai media o a persone che considerano i giovani solo come potenziali clienti. Senza la presunzione di avere le soluzioni Vi propongo questo contributo, facendovi i complimenti perchè i giovani hanno bisogno di attenzione, assistenza, dialogo ed esempio. Contenuti che intravvedo presenti nel Vostro progetto.

#50 da Fedora, inviato il 18/9/2009
giusto partire dai bambini. consolante per me che da circa trent'anni insegno in un scuola superiore. vero che il background è discriminante. personalmente sono convinta che da alcuni decenni la scuola sia diventata progressivamente sempre più "classista", perchè il diploma vale ormai nulla e quindi conta solo ciò che il giovane ha alle spalle, sappiamo che per le precedenti generazioni non era così perchè prevaleva il merito a prescindere dall'estrazione sociale. e' altrettanto vero che servono asili, in numero decisamente superiore agli attuali e con accessi a condizioni diverse, in modo che non vi accedano solo gli extracomunitari che hanno sempre un reddito inferiore e un numero di figli superiore a quelli delle famiglie indigene.



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