Il luogo innanzitutto

Nessuno, per quanto sia dotato di talento, può vincere da solo

di Vittorio Emanuele Parsi , pubblicato il 25 giugno 2009
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Il luogo, innanzitutto: cioè il nostro Paese, nella consapevolezza che nessuno, per quanto dotato di talento, può vincere da solo, senza o a spese degli altri. Anche noi, come tanti nostri concittadini, avvertiamo il profondo disagio per le condizioni in cui versa l'Italia. Rifiutiamo però la rassegnazione apatica che sembra impedire qualunque tentativo di contrastare un declino da tutti continuamente previsto. Tocca invece a tutti noi iniziare a darci da fare, per mettere insieme competenze, speranze, determinazione e contribuire a ritrovare le ragioni di un "patriottismo dei cittadini". Il tempo: il futuro, cioè il tempo per eccellenza, da scrivere adesso, con una convinzione forte: che la nostra identità si declina al futuro e non è vincolata dal passato, che quello che riusciremo a essere oggi dipende da quello che vorremo e sapremo essere domani. "Sono perché sarò", e non "sono perché ero": questo è il primo piccolo ma determinante passo di una rivoluzione che deve innanzitutto partire da ognuno di noi.

Nemmeno un grammo di capacità, volontà, entusiasmo e coraggio deve più andare sprecato, perché non sprecare il talento di nessuno significa aprire il futuro al Paese. Oggi, del resto, non possiamo più permettercelo, se vogliamo che venga sconfitta la sensazione che "tutto è vano". C'è "talento diffuso" nella società, ci sono milioni di persone di valore cui occorre solo fornire la rassicurazione che quella dell'onestà e del cambiamento, del merito e dell'equità non sarà una traversata solitaria, ma un lavoro di squadra. A ognuno di noi, singolarmente preso, spetta l'onere di mettersi in gioco, di iniziare a modificare la particella di realtà sulla quale può incidere. Ma per avere successo, per riuscire a ridare un futuro all'Italia, dobbiamo essere pronti a credere di essere un popolo, un popolo fatto di individui che sappiano mettere i propri talenti gli uni al servizio degli altri.

Il talento di cui parliamo non è solo quello dei "picchi di eccellenza". È soprattutto il "talento diffuso", quello di chi, a qualunque livello, in qualunque collocazione professionale o sociale si ritrovi a essere, cerca di dare sempre il massimo, di fare il meglio che può in ogni situazione. È quello che fa sì che le persone facciano il proprio dovere con coscienza e scrupolo nella convinzione che è giusto farlo, senza che nessuno li costringa, glielo spieghi o le illuda.

Non è un disegno tecnocratico, snobistico o elitario. Semmai è un disegno democratico. Una società rispettosa del talento è una società democratica, perché alleggerisce il peso delle diseguaglianze sociali a favore del merito e della competizione basata sul merito, e fa del merito il principale fattore di mobilità sociale. E' democratica perché competere, in un Paese da sempre bloccato dalle mille corporazioni e reti di clientele e di amicizia, significa allargare la base per la selezione delle classi dirigenti, e non ridurla, significa dare più chances a più persone, e non il contrario, perché "nello zaino di ogni granatiere è nascosto il bastone da Maresciallo".

Se chiunque può competere, tutti vinciamo: è il Paese che vince. E una competizione vera, leale, aperta a tutti e basata sul merito, consente che aiuto e sostegno possano concentrarsi verso quelli che da soli non ce la fanno, prendendosene cura e cercando di rimetterli in gioco nuovamente. Perché una società rispettosa del talento è una società solidale verso gli ultimi e verso tutti quelli che cadono, ma che chiede a ognuno di dare il massimo, e premia tutti quelli che, a qualunque livello, danno il loro massimo.

Docente di relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano e all’Università della Svizzera Italiana di Lugano, è program director del Master in Economia, Istituzioni e Public Policies presso l’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI) e membro dell’Advisory Board di LSE IDEAS (Center for Diplomacy and Strategy at the London School of Economics).


tag:  futuro   tempo   rivoluzione   talento   paese   italia  


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#9 da Eleonora Alessia Ardemagni, inviato il 6/7/2009
Mi convince la suggestione di un "patriottismo dei cittadini",che riparta dall'impegno individuale per prendersi nuovamente cura dell'interesse generale. Credo che occorra scrollarsi di dosso una sensazione: tutto ciò che accade intorno a noi non ci riguarda o, perlomeno, non può condizionare le nostre vite. No, non è vero. Il rischio è quello di un "inaridimento" di ognuno di noi, personale e umano ancora prima che civile e della comunità nazionale. Hannah Arendt scriveva che "il barlume che illumina le nostre vite private deriva, in ultima istanza, da una luce pubblica". Penso che recuperare questa consapevolezza sarebbe già molto. In bocca al lupo!

#8 da aldo, inviato il 4/7/2009
E' difficile sostenere il contrario, perchè è tutto così vero e ovvio che non si capisce perchè nessuno pratichi questa filosofia di vita. Sono migliaia di anni che ogni tanto qualche filosofo dice che questa è la direzione ma nessuno ci vuole andare, sopratutto i politici. E allora cara società civile, tocca a noi: alle aziende illuminate, alle associazioni illuminate, alle persone illuminate, agli insegnanti illuminati, ai venture capital illuminati. Chi decide chi è illuminato e chi non lo è? Non i politici, grazie! Che gli illuminati si cerchino fra di loro e organizzino dal basso, diciamo un parolone esagerato? Diciamolo: organizzino dal basso un nuovo rinascimento spirituale e tecnologico. per arrivare al mondo bisogna partire dal paesello e prima ancora da noi stessi. Illuminati di tutto il mondo UNITEVI !

#7 da toni conti, inviato il 3/7/2009
riusciranno i nostri eroi a iniettare i criteri "rivoluzionari" illustrati da Parsi nel ventre molle di una Società/Paese privo di senso dello Stato, dominato da dinastie, amicizie, clientele, corporazioni o visioni superate dalla storia ecc, dove chi si interroga sulla prospettiva alla fine è costretto a sostenere il meno peggio anzichè qualcosa/qualcuno con convinzione? impresa disperata, ma se non si incomincia cosa lasciamo alle generazioni future?

#6 da Giordano Recchi, inviato il 3/7/2009
Buongiorno,

condivido questa impostazione e credo che occorra introdurre principi fino ad oggi non accolti dalla politica italiana all'interno di essa, mi riferisco alla meritocrazia, a principi di carattere manageriale, del tipo azioni verso obiettivi considerando dichiarando anche tempi e metodi degli stessi e mandare in pensione le vecchie logiche clientelari dei dinosauri della politica.

Credo in questo progetto e vorró contribuire al suo sviluppo futuro.

#5 da Giacomo Lavacca, inviato il 3/7/2009
Cari amici, perchè tali vi considero, sin d'ora giacchè siete tra i primi a partecipare a questa lodevole iniziativa, singificando che siete attenti alle iniziative interessanti, come giudico quella di Italia Futura, e non le confondete con le mille altre....come dire di natura diversa... Ma permettetemi un'appunto ...trovo semplicistico il semplice "concordare" con il coinvolgente pensiero espresso da Vittorio Emanuele Parsi. Scusate ma se ci si identifica in quel pensiero, come mi è sembrato di capire, si deve già dare il proprio contrubuto per cominciare a creare quella italica vitalità che ahinoi si manifesta, la storia lo conferma, solo al raggiungimento del punto più prossimo alla crisi sociale, quale probabilmente siamo giunti. Dobbiamo tutti noi dunque cogliere questa opportunità per cominciare a diffondere quella moralità nel pensiero che va dai piccoli gesti quotidiani a quelli che più noti che troppo spesso i media ci rappresentano. Se veramente vi/ci identifichiamo in questa iniziativa, dobbiamo cominciare a rappresentare e discutere di volta in volta i mille motivi che quotidianamente indurrebbero alla rassegnazione....magari coloro che non sono qui a scrivere come abbiamo fatto noi. Perchè esserci significa essere diversi: Positivi!

#4 da Nicola Cassone, inviato il 2/7/2009
Concordo con ciò che è stato detto.Da parte mia ho cominciato nel mio piccolo a muovere le acque e continuerò in questa direzione.

#3 da Lara, inviato il 2/7/2009
Concordo con il contenuto dell'articolo, però secondo me bisogna considerare un punto cruciale: lei ha detto che non bisogna pensare al passato, ma al futuro. Ma a mio parere non si puo' pensare al futuro senza pensare al passato. Il futuro nasce dal presente che a sua volta è condizionato dal passato. Ciò che facciamo oggi è frutto del passato, e quello che faremo domani è frutto del presente. Poi è importante ricordare gli errori e anche gli atti di onore (risorgimento, resistenza..) del passato per poter evitare i primi e coltivare i secondi in un progetto futuro. Come vi collocate in un futuro senza conoscere il passato? Sarebbe come iniziare da capo con la storia. Il passato funge come punto di riferimento per capire cosa vogliamo nel futuro. Più teniamo in memoria il passato, meglio sarà il futuro.

#2 da Gian Carlo Costadoni, inviato il 2/7/2009
Concordo con i contenuti dell'articolo di Vittorio Emanuele Parsi. Gian Carlo Costadoni

#1 da Antonio Lucchin, inviato il 1/7/2009
E' d'obbligo creare una scuola di pensiero ,una educazione nel territorio,paese per paese città per città , svolgere il proprio lavoro seriamente con competenza, affrotando e risolvendo i problemi , riscoprire il lavoro di gruppo confrontandoci per risolvere i problemi che la società in continua evluzione ci pone,aggiugendo poi, la grave crisi economica che ci avvolge,ma con un grosso impegno, riscoprendo la questione morale, i veri valori ,c'è possibilità di uscire da questa crisi, con la speranza di creare un paese migliore dove le diseguaglianze in tutti i campi siano ridotte e le prospettive dei giovani siano più rosee. L'italia dal punto di vista sociale, culturale ed economico deve essere un tuttuno, non con diverse velocità secondo le regioni,come oggi si presnta. Per far tutto questo bisogna creare un un uovo modello educativo e formativo per tutti, bambini , giovani adulti e terza età L'associazione Italia futura deve farsi carico di creare una scuola di pensiero diffusa a rete su tutto il territorio.



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